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Aiello: “È necessario tornare a un abbraccio perché ci siamo dimenticati il concetto dell’amore.”
Intervista Aiello

Aiello: “È necessario tornare a un abbraccio perché ci siamo dimenticati il concetto dell’amore.”

C’è sempre qualcosa di profondamente umano nella musica di Aiello. Forse è quella voce che sembra arrivare da un posto vero, vissuto, oppure il modo in cui riesce a trasformare la malinconia in qualcosa di luminoso, quasi necessario.

 

Con “Sentimentale”, il suo nuovo singolo, apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico, in cui la sincerità non è solo una scelta, ma una condizione inevitabile.

 

Nel brano, scritto e interpretato insieme a Levante, c’è tutto: la fine di un amore, la dolcezza che resta, la capacità di lasciar andare senza rabbia. È un dialogo tra due anime che si riconoscono, ma anche un ritorno alle radici di Aiello, a quella scrittura che abbraccia e fa male allo stesso tempo.

 

L’abbiamo incontrato per parlare di questo nuovo inizio, di ciò che significa essere “sentimentali” oggi e di come la musica, ancora una volta, possa diventare il modo più vero per guardarsi dentro.

Ciao Antonio! “Sentimentale” è il tuo nuovo singolo, in collaborazione con Levante. Com’è nato questo incontro? È stato naturale o voluto?

«Il nostro primo incontro è avvenuto a casa di Giuliano Sangiorgi, a Roma, ed è stato amore a prima vista. Poi abbiamo coltivato la nostra amicizia in questo anno e mezzo di vita milanese – perché nel frattempo mi son trasferito a Milano – e, un giorno, le dissi di avere una canzone speciale e di volerla condividere con lei, qualora le fosse piaciuta. Così gliel’ho fatta ascoltare, lei se ne è innamorata e, quando siamo entrati in studio, siamo rimasti sorpresi di come le nostre voci si mescolavano magicamente insieme.»

 

A mescolarsi non solo le voci, ma anche le vostre scritture, molto intime e quasi viscerali. C’è stato un punto specifico in cui le vostre sensibilità si sono fuse in modo spontaneo?

«Sì. Lei si è fidata di questo racconto perché ha deciso di cantare delle parole che le erano state proposte, ma che non erano sue. Poi, nello special, abbiamo deciso di aprirci e ognuno ha scritto la sua parte: “Sentimentale” porta anche la sua firma perché è lei che ha chiuso il racconto. Lì c’è stato il momento più alto del nostro incontro e incrocio artistico.»

 

In un periodo in cui si tende a difendersi dalle emozioni, cosa significa per te rivendicare l’aggettivo sentimentale?

«È un momento in cui, secondo me, bisogna dirlo senza troppi filtri. È necessario tornare a una verità, a un abbraccio perché, a furia di sminuirlo e renderlo banale, ci siamo un po’ dimenticati il concetto dell’amore. Siamo sempre più circondati da situazioni tossiche e oscure e, anche nelle relazioni, sembra che si faccia sempre più fatica. Quindi “Sentimentale” è un’occasione di verità e autenticità. Si può essere romantici, sentimentali e si può amare senza troppe paure, senza aspettarsi la carie ai denti.»

Come hai lavorato al suono? Ti sei spinto verso nuove direzioni?

«Sì. “Sentimentale” fa parte di un disco a cui sto lavorando, che si muove tra il pop – immediato e con un certo retrogusto retro, ma al tempo stesso contemporaneo e senza tempo – e un R&B un po’ rarefatto, contemporaneo e internazionale, dovuto ai miei ascolti da casa. Questo pezzo è uno dei più pop del disco e rappresenta, per me, un bellissimo viaggio.»

 

Negli ultimi anni il tuo percorso è stato molto vario, tra energia pop e scrittura emotiva. Dove si colloca questo pezzo nella tua evoluzione musicale?

«In una fase che definisco di serena evoluzione, costruzione e sperimentazione continua perché, in genere, io sono uno che non si stanca mai di fare dei passi in avanti. Credo che “Sentimentale” sia un pezzo molto fresco, con un pop senza tempo e, nonostante sia già uscito, continuo ancora ad ascoltarlo.»

 

A proposito di ascolti, ti capita mai di riascoltare una tua canzone vecchia? E se sì, cosa provi? Ti riconosci o la senti appartenere a “un altro te”?

«Onestamente non ascolto mai la mia musica, ma quella degli altri, anche in compagnia di amici. Quando mettono le mie canzoni vedono subito che il mio volto cambia, quindi scelgono altro perché mi sento un po’ in imbarazzo. Io ho un rapporto strano con la mia musica: finché le canzoni non escono le sento in modo compulsivo, perciò sto a risentirmi le demo e i pezzi nel mio telefono. Quando poi le butto fuori non le ascolto più. Non so perché. Questa canzone, invece, la sto ascoltando tutti i giorni. Non so cosa ha di speciale.»

L’amore nei tuoi testi è spesso imperfetto, quasi irrisolto. Pensi che la musica serva più a capire o ad accettare le proprie ferite?

«Per me scrivere è un atto terapeutico, un modo per rivedere le cose, buttarle fuori, realizzarle, a volte digerirle e anche liberarmene, se mi hanno fatto male. Ha, quindi, un valore liberatorio.»

 

Credi che nel pop italiano, oggi, ci sia spazio per la fragilità maschile?

«Me lo auguro o, almeno, io la mia non l’ho mai nascosta. Secondo me andrebbe cambiato il tipo di racconto per avere un’evoluzione sia della figura femminile – che io sento sempre più necessaria – , sia di quella maschile, che molto spesso viene schiacciata dall’idea di uomo-eroe che deve salvare le donne, negando un’emotività che sarebbe preziosa coltivare e che creerebbe un rapporto ancora più sano con il prossimo.»

 

Hai mai sentito il bisogno di “reinventarti” musicalmente?

«Tutti i giorni. Mi sento in costante conflitto con le cose che faccio e che vorrei fare, quindi provo sempre a reinventarmi. Alcune volte ci riesco, altre un po’ meno, ma in questi 6 anni di carriera non ho mai fatto canzoni replicabili o industriali, solo per il gusto di farle funzionare facilmente. Mi riconosco un certo coraggio perché ho sempre cambiato e continuerò a farlo, altrimenti questo mestiere mi annoierebbe.»

Intervista Aiello
Quando non sei Aiello, ma solo Antonio, chi sei? Come ti ricarichi, lontano da tutto questo?

«Viaggiando, mangiando tanto, ascoltando la musica degli altri, lavorando su di me per rendermi una persona migliore e più amabile da me stesso soprattutto – e questa è una bella fatica – e cercando di circondarmi di tanta bellezza artistica altrui, che possa essere una mostra o un film al cinema.»

 

Questo singolo apre un nuovo capitolo? Possiamo aspettarci un progetto più ampio nei prossimi mesi?

«Sì, nel 2026 uscirà il mio quarto disco. Stiamo lavorando per questo.»

 

Ci sarà la possibilità, in futuro, di vederti ancora a Sanremo?

«Assolutamente sì. Sanremo è una tappa che vedo nel mio futuro, ma non so se sarà quest’anno o il prossimo perché, in questo specifico momento, ci stiamo concentrando su “Sentimentale”, un primo passo che per me è molto importante. Ho delle canzoni nel cassetto e, a breve, capiremo se avrà un senso pubblicare qualcosa o fare il tifo da casa per gli altri colleghi.»

 

Nuovo disco, nuovo tour?

«Sicuramente. Appena uscirà il disco andremo ad incontrare la gente che avrà voglia di cantare.»

Intervista Aiello

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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