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“Antologia della vita e della morte”, la recensione del nuovo album di Irama
Antologia della vita e della morte recensione album Irama

“Antologia della vita e della morte”, la recensione del nuovo album di Irama

Venerdì 17, non fa paura a un altro orgoglio proveniente da Amici. Dopo un’attesa durata ben 3 anni, Irama torna con “Antologia della vita e della morte”.

 

Irama si rivela sempre più tendente al mondo emotivo che lo ha fatto consacrare al Festival della canzone italiana. Con una produzione orchestrale, è come se Filippo ci aprisse le porte di una vecchia casa di famiglia, ricca di ricordi e malinconia. In attesa di suonarlo live a San Siro, Irama sembra aver raggiunto la maturità artistica (con qualche scivolone) che gli si richiedeva a gran voce da tempo:

 

Arizona: sperimentazione totale nei generi americani, un po’ come fu “Baby-capitolo XI” per “Il giorno in cui ho smesso di pensare”. Una nottata di passione viene trasformata da Irama e Achille Lauro in un brano dalle forti influenze outlaw country. 7.5

 

Senz’anima: un amore che sgretola, mastica e consuma. Irama non è solo malinconico, ma è struggente, descrivendo una lei che se n’è andata ma che vive ancora dentro di lui. 8

 

Buio: il timbro rotto d’Irama si amalgama alla perfezione vocale di Giorgia. Un brano fortissimo costruito in crescendo, che avrebbe meritato un palcoscenico come l’Ariston. Un amore che si trasforma in odio fino a spezzarsi, come un fiore in una teca che cresce fino a romperla. 8.5

Polvere: l’impianto pop-rock lo rende il brano più potente musicalmente di tutto il disco. Le batterie che crescono nel secondo ritornello permettono la costruzione in crescendo tipica delle migliori ballad d’Irama. Ancora una volta protagonista è un amore che frantuma le ossa in polvere, ma da cui è difficile staccarsi definitivamente. 8+

 

Tutto tranne questo: il focus è sui sensi di colpa che nascono dopo la fine di una relazione. Irama si colpevolizza per non essersi accorto della tristezza della vera persona amata, troppo impegnato a inseguire altre donne che non facevano per lui. La grande introspezione emotiva del brano viene espressa perfettamente dai suoni che si fanno sempre più aperti e orchestrali quando si avvicina il bridge e l’ultimo ritornello. 7.5

 

Galassie: ispirato ai suoni dei Coldplay, è stato il singolo estivo più impegnato della discografia di Filippo. Non corrotto dall’ansia da tormentone commerciale, il brano racconta la triste ricerca d’evasione da parte di un padre per trovare un luogo ultraterreno in cui regalare un po’ di spensieratezza alla figlia malata. 7-

Mi mancherai moltissimo: il pezzo più elegante del disco. Il brano sembra essere lo struggente addio di un uomo che ha perso la voglia di vivere. Nonostante il forte amore per una donna, non riesce più a fingere una risata ed è pronto ad affrontare la bugia della morte. Il finale strumentale con i violini è la ciliegina sulla torta di un racconto molto maturo e toccante. 8-

 

48 ore: ballad romantica in cui si alternano momenti di dolce quotidianità ad altri di malinconia. Irama si fa fragile, parlando di un amore che, nella sua mancanza, porta le giornate ad allungarsi fino a 48 ore. 8-

 

Ex: nonostante il successo radiofonico insieme a Elodie, il brano è una brusca frenata al bel racconto che il disco stava portando a compimento. Il testo è troppo mediocre e urban per le potenzialità del cantautore brianzolo. Il tentativo di creare un brano rancoroso fra due ex dalle sonorità latine e dark è una scelta che con il concept del disco non c’entra assolutamente nulla. 5

Giulia: dallo stile cantautorale classico, è una dedica piano e voce a una figura femminile che incarna tutta la dolcezza e l’ingenuità di una persona in grado di vivere seguendo i suoi sogni e le sue emozioni senza farsi corrompere dalle sfide della vita. Nulla di rivoluzionario, ma abbastanza godibile, soprattutto in vista di uno stadio. 6+

 

Lentamente: scritta insieme a Blanco, è forse la peggiore partecipazione d’Irama al Festival di Sanremo. Musicalmente e anche nel testo si sente troppo la presenza di Riccardo Fabbriconi. L’abuso di correttore vocale e di cori, copre e appiattisce le sfumature di voce dell’ex allievo d’Amici.
Irama riesce a emergere a livello interpretativo solo sul finale del brano, ma è troppo poco per un artista che ci ha abituato a partecipazioni di alto livello. 6+

 

Circo: dopo “La ragazza con il cuore di latta”, Irama torna a farsi ispirare da una storia femminile. Questa volta è la vita di una ballerina, che viene trasformata in un’opera epica. Dopo aver ballato per gli dei, per invidia viene esiliata sulla terra dove riesce a ricostruirsi una vita, trasformando la bellezza della sua arte in spettacolo. Scelta originale e coraggiosa. 7.5

Tu no: presentato al Festival di Sanremo del 2024, è l’ennesimo brano d’Irama che è uscito da vincitore morale dall’Ariston. Nonostante il quinto posto, è il pezzo che più è rimasto di fronte alla prova del tempo. A colpire è l’interpretazione così vissuta dell’artista, che urla addio a un amore. Emozionante e dolorosa, la ballad sale d’intensità fino all’esplosione finale potenziata al massimo dai cori soul. 9

 

Il giorno: appeso fra la vita e la morte, Irama sputa fuori tutte le sensazioni viscerali del disco. In un’atmosfera di dolore, rassegnazione, ansia, ma anche di speranza, amore e voglia di combattere, il brano soul riassume alla perfezione la complessità delle emozioni dell’antologia. 8-

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

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Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.

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