Dopo avervi segnalato wowdrugo (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Halley, attualmente in rotazione radiofonica con “Niente”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!
Alessandro Piazza, in arte Halley, nasce a Roma nel 2008. Sin da piccolo si contraddistingue per una passione smisurata per la musica, infatti compone le sue prime opere amatoriali già da bambino. La sua svolta arriva all’età di 11 anni, quando per la prima volta incide un brano in sala di registrazione, conoscendo Lorenzo Celata, che da lì in poi diventerà il suo producer.
La sua passione per la musica è in primis una vocazione personale (da sempre definita “parte di lui”), ma ciò che lo spinge davvero è l’obiettivo di poter arrivare ad altra gente che si sente come lui, e far provare loro ciò che lui non ha mai provato, ovvero sentirsi capiti. “Halley” definisce i suoi testi come sfogo e consolazione, ha sempre voluto metterci tutte le sue emozioni. Sin dalla tenera età il suo sogno era di fare il cantante, di permettere ad altre persone di avere un supporto emotivo e di sentirsi meglio ascoltando la sua musica.
“Niente” è il suo nuovo singolo, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da Venerdì 22 Maggio.
«I CD di Adele, che ascoltavo in macchina coi miei genitori. Penso che, in realtà, sia proprio uno dei miei primi ricordi in assoluto. Diciamo che, in parte, è anche merito dei miei genitori, visto che anche se nessuno dei due lavora (o ha mai lavorato) in ambito musicale hanno sempre voluto trasmettermi la bellezza di quest’arte. Con mio padre, ad esempio, sono cresciuto ascoltando De André e Battiato. Poi, andando avanti, sempre quand’ero bambino è esploso YouTube e lì ho iniziato a cercare canzoni tutto il giorno, e ci passavo le ore. In quei momenti ho iniziato a pensare davvero “io lo voglio fare nella vita”. Mi ricordo che avevo già un piccolo repertorio, anche se eccessivamente amatoriale e in una lingua inventata, e quelle canzoni le cantavo a tutti come un bambino orgoglioso. Direi, tutto sommato, che la mia passione per la musica la devo a YouTube, Adele e, soprattutto, ai miei genitori.»
«Nasce come sguardo al passato. Quando ho scritto questa canzone, ormai, avevo completamente superato la storia che racconto, ed è stato come un ri-raccontarmi tutto quello che è successo. Le parti negative, i miei sbagli, ma anche il mio orgoglio per come sono riuscito a uscirne. Lo sguardo positivo deriva proprio da questo, anche se il mio intento non è lanciare messaggi, né positivi né negativi, ma semplicemente raccontare ciò che ho vissuto. La canzone, infatti, è nata proprio per questo, in modo totalmente casuale. Quel giorno non ho avuto eventi particolari o cose che mi hanno segnato, solo una presa di coscienza.»
«Dipende sempre dal tipo di canzone, ma per “Niente” penso che la spontaneità sia importantissima. Si basa tutto principalmente su questo, altrimenti conoscendomi sarebbe diventata una canzone che raccontava ciò che provavo. Tra l’altro questa canzone è stata importante perché mi ha fatto fare un piccolo step in avanti a livello tecnico, visto che è stata una delle prime canzoni in cui raccontavo ciò che succedeva. In tante altre mi focalizzavo sul singolo accaduto o sul singolo sentimento, poi ho iniziato ad ampliare.»
«L’ho capito dopo aver scritto 5 parole. Non so bene come descriverlo, ma si capisce dalla prima nota se la canzone è una hit o no. Mi ricordo che, mentre facevamo il beat, continuavo a pensare “questa è clamorosa”. Come al solito tanto del merito è del mio produttore.»
«Non esiste un verso rappresentativo, penso che ogni parola o concetto abbia lo stesso peso. Sta a quelli che la ascoltano, forse, ricercare la parte in cui si rivedono di più in questo brano, anche se io non ne ho una. Forse a livello puramente musicale il ritornello è la parte più rilevante, ma se dobbiamo guardare il testo, forse, è la parte peggiore addirittura, visto che nel ritornello faccio una specie di riassunto di ciò che dico nelle strofe.»
«In quel momento poco, visto che ormai l’avevo superato. Diciamo che è stata più un’analisi. A fare il lavoro da “psicologo” sono state altre canzoni, alcune addirittura troppo dettagliate per essere pubblicate. Il superamento vero l’ho avuto anche grazie alla musica, a brani che non sono neanche mai stati registrati, ma che mi hanno aiutato tanto. Mi aiutano perché ogni volta che scrivo io mi faccio una specie di scannerizzazione, e poi cerco di scrivere tutti i dettagli che colgo.»
«Io baso tutto su questo. Non dico che tutti lo debbano essere, ognuno dice ciò che preferisce. Io non sono sincero nelle canzoni perché spero di ottenere qualcosa in più, ma perché è una mia passione, un qualcosa che mi aiuta e che mi rende soddisfatto e orgoglioso.»
«Sì, ma come dicevo prima è antecedente alla scrittura di questo singolo. Stranamente in quell’occasione non avevo scritto niente, non ci riuscivo. Anche se poi non è una così insolita: quando sono di buon’umore è difficile scrivere, hai voglia di fare altro, di ridere e divertirti. Non dico che scrivo sempre quando sono triste, ma quando sono triste scrivo sempre.»
«Per ora, la cosa che mi ha colpito di più è un commento su una canzone di uno dei miei migliori amici. La canzone in questione è “Déjà Vu” e lui mi disse che la apprezzava perché ci si rispecchiava, che la ascoltava volentieri non perché fossi io, ma perché quel testo lo aiutava e ci si rivedeva. Mi ha riempito di soddisfazione, perché sentirselo dire da persone che sono accanto a te e sai cosa stanno vivendo è bellissimo. Sapere che li stai aiutando, anche se poco, ma facendo ciò che ami.»
«Tanto tanto tanto, infatti penso che sia difficile capire tanti miei brani senza empatia. Non dico che ogni persona debba rispecchiarsi ugualmente, tutti vediamo riflessi diversi in uno specchio, e li vediamo in base a come siamo, cosa pensiamo in quel momento, dove siamo e cosa ci succede. Non scrivo canzoni per aiutare e, di conseguenza, non hanno neanche uno scopo specifico. Ognuno può prendere ciò che gli serve o li aiuta.»
«Che è brutto e che è inutile sentirsi dire “ma ce ne sono tante/tanti”, che alcune volte bisogna accettare il fatto che per un periodo stai male, e non c’è niente che tu possa fare. La cosa migliore da fare, forse, è guardarsi indietro e capire i tuoi errori. Non bisogna cercare di rimediare a quelli, ma capire come mai li hai fatti, cosa puoi migliorare. Anche perché la luce in fondo al tunnel non la troverà nessuno se non tu.»
«Meno di quello che si pensa: alla fine i miei gusti musicali sono rimasti bene o male invariati. Pure la personalità è simile, mantengo ancora oggi quel bambino iperattivo che ti riempie di domande e ama ridere con tutti, anche se probabilmente oggi non ci andrei d’accordo, ero troppo casinista.
Tuttavia, penso che quel bambino possa essere fiero di ciò che sto costruendo.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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