Dopo avervi segnalato Milema (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo LeUltimeParoleFamose, attualmente in rotazione radiofonica con “Vacanze Romane”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!
LeUltimeParoleFamose è il progetto di Valentina Lattanzi, romana, a Milano per seguire la musica come passione primaria. Si distingue, fin da subito, per il suo linguaggio diretto e attuale, astratto e, per certi versi, imprevedibile. Emozionante per la forza del contenuto e le riflessioni che sottende, alterna parlato e cantato, per affermare una propria cifra stilistica al di là dei clichè, senza aver paura di toccare, con grazia, il cantautorato e l’R’N’B.
Nel 2023 inizia a collaborare con Zibba e pubblica il suo primo singolo “FL“, seguito da una serie di altri brani come “Luci Rosse” e “Come restare“. Ad Aprile 2025 esce “Bordolinea“, il suo EP debutto e, sempre nello stesso anno, si susseguono “Fuorisede” e “Cemento“. A Marzo esce il singolo “Umore blu“, presentato in anteprima su Billboard Italia.
“Vacanze Romane” è il nuovo singolo che anticipa l’uscita del suo prossimo EP, previsto per il 22 Maggio.
«È una cosa che è emersa in maniera istintiva, scrivendo. Mi sono accorta che ci sono momenti in cui le parole richiedono una melodia, mentre altre volte, hanno bisogno di essere dette più che cantate, come se volessero restare nude.»
«Sono due città continuamente presenti nelle mie canzoni. Roma mi ha insegnato a perdermi senza cadere nell’ansia, Milano a perdermi con metodo. Convivono entrambe nella mia musica, le immagino come se facessero parte dello stesso corpo ma con ritmo diverso, è come se Roma fosse la pancia e Milano la testa. La musica è il contenitore, il corpo in cui smetto di scegliere tra le due.»
«Per me il contrasto è fondamentale. Lo ricerco sempre nella mia scrittura perché credo che la realtà, da sola, possa risultare piatta e a tratti noiosa, mentre affidarsi soltanto all’immaginazione rischia di trasformarsi in una bugia troppo comoda. Quello che trovo davvero interessante è il punto in cui realtà e immaginazione si scontrano e si contraddicono, smettendo così di essere rassicuranti. È proprio in questi contrasti che credo possa prendere forma una scrittura più autentica.»
«Quando ho capito che la fuga è simile a una scenografia. Cambia il paesaggio, ma se stai davvero bene con una persona non ti servono distrazioni. Per me la vera vacanza sta nel passare del tempo di qualità insieme: non serve un posto, bastano anche le solite quattro mura. Volevo rendere romantico il viversi come coppia dentro la quotidianità, la bellezza che c’è nelle piccole cose, perché credo che la vera vacanza siano le persone che ci stanno accanto (nel caso di VACANZE ROMANE un compagno o una compagna), e la fortuna di avere del tempo per stare insieme.»
«Personalmente lo vedo come entrambe le cose: è reale, ma poi smette di esserlo diventando simbolico perché, a un certo punto, capisci che lo spazio non è metratura, è relazione. Puoi soffocare in una villa e respirare dentro un monolocale. Diventa una misura di quanto spazio basta per stare bene, di quanta aria serve per respirare in due. È uno spazio piccolo, che però contiene tutto: la relazione, il tempo che passa, la quotidianità. Lo immagino come fosse una bolla in cui due innamorati creano la loro vacanza e lasciano fuori il mondo reale.»
«Partire dalle immagini quotidiane è essenziale: sono elementi riconoscibili che attivano ricordi ed emozioni diverse in chi ascolta. Mi permettono di dire qualcosa senza chiuderlo in un unico significato. Hanno la capacità di lasciare il messaggio aperto così che diventi di tutti, perché ognuno
può vederci ciò che vuole.»
«Per me è tutte e due le cose, ma la parte della costruzione è quella che ti mette davvero alla prova. L’amore ha un inizio istintivo, ma resta solo se qualcuno lo coltiva, se c’è continua cura, un po’ come quelle piante sul balcone che se ti dimentichi di annaffiarle muoiono, ma non puoi neanche obbligarle a crescere.»
«Sì, tantissimo. A volte, per scrivere, parto da una scena che mi ha colpito nella vita di tutti i giorni, più che da una frase. Mi piace l’idea che chi ascolta possa “vedere” la canzone. Altre volte non sono proprio film, più che altro sequenze, scene tagliate male senza la pretesa di esser spiegate. Magari mi piace “l’inquadratura”, trovo interessante il punto di vista e parto a
costruire un testo da lì.»
«È più emotiva, mi interessa lasciare spazio. Credo che nella vita i discorsi importanti raramente si concludano davvero, proprio perché le persone sono in continua evoluzione e spesso cambiano idea.
Non percepisco tutto questo come una mancanza, ma come libertà. Non amo concentrarmi sulla finalità: mi piace l’idea di lasciar esistere e basta. Trovo più affascinante il processo, i discorsi e le situazioni lasciate in sospeso, perché nel non finito ci vedo potenziale, movimento, nostalgia, come
se in questo modo un concetto, un’immagine, potesse vivere più vite, potesse essere eterna.»
«Non lo cerco in modo razionale: la mia musica è un insieme degli ascolti che ho avuto in passato e, a volte, sono anche molto diversi tra loro. Quando scrivo non penso ad inseguire un genere, non mi interessa essere coerente in questo senso perché credo che sia la canzone stessa a dover definire il proprio stile, il proprio carattere. Cerco solo di essere coerente con quello che sto raccontando in quel momento senza mettermi sovrastrutture o limiti. Credo che se c’è verità la canzone, prima o poi, trova naturalmente il suo equilibrio.»
«Rispetto a “BORDOLINEA”, che era più introspettivo e concentrato sull’io e sull’inconscio, questo nuovo EP apre lo sguardo verso qualcosa di più ampio.
Attraverso la scrittura ho cercato di uscire da una dimensione esclusivamente personale per osservare anche ciò che ci circonda. È un lavoro che parla del tentativo di trovare il proprio spazio, di costruirsi come individui anche
quando il mondo sembra correre troppo veloce e diventare caotico. Il viaggio che vorrei raccontare è sia geografico che interiore: cambia spesso prospettiva, si muove. Non volevo, però, rifugiarmi nella malinconia, ma spostare l’attenzione sulla reazione. Raccontare una sensibilità che attraversa le cose, che resiste, che prova a trovare il proprio posto e se quel posto non esiste, allora vale la pena provare a costruirlo.»
«Ogni brano nasce da un dettaglio, da uno sguardo intimo che poi si apre a qualcosa di più universale. Il filo rosso, per me, è proprio la reazione a ciò che ci accade e il modo in cui proviamo a venirne fuori.
In “FUORISEDE” la distanza geografica si trasforma in una ricerca di nuove radici; in “CEMENTO” una caduta sentimentale diventa consapevolezza, con il desiderio di reagire e raccontarsi con autoironia. In “UMORE BLU” la saturazione emotiva diventa una spinta a condividere il dolore, senza chiudersi in sé stessi. Infine, in “VACANZE ROMANE”, l’intimità si
traduce nella capacità di stare nelle cose semplici, senza il bisogno di evadere per distrarsi.»
«Sì, però sto imparando che anche la stasi ha un suo valore, che non è per forza un blocco. A volte è solo un momento in cui stai accumulando qualcosa che ha bisogno del suo tempo per uscire.»
«La mia “vacanza romana” è riuscire a stare bene nelle piccole cose, è saper restare in un posto senza voler essere altrove.
Credo che anche una giornata lenta, vissuta da soli o in compagnia, possa trasformarsi in una forma di vacanza. Forse, per me, è più uno stato mentale che un luogo preciso.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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