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Intervista esclusiva a Venerdì20 per il nuovo singolo “Ciao core”
Intervista Venerdì20

Intervista esclusiva a Venerdì20 per il nuovo singolo “Ciao core”

Dopo avervi segnalato i Réclame (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Venerdì20, attualmente in rotazione radiofonica con “Ciao core”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!

Venerdì20 è un progetto musicale che nasce dall’osservazione dei giorni qualunque. Quelli che rallentano, che costringono a fermarsi, che mettono le persone più vicine del previsto. È uno spazio narrativo che prova a raccontare la felicità nelle sue forme minime ed imperfette, fatta di gesti semplici, coincidenze, attese. Un progetto che guarda alla quotidianità come luogo in cui può ancora succedere qualcosa.

 

Dietro Venerdì20 c’è Giordano Treglia, musicista, compositore e produttore con un percorso già consolidato. Lavora da anni tra cinema, teatro e moda, sviluppando una ricerca sonora che attraversa strumenti tradizionali e non convenzionali, come la nyckelharpa, la ghironda, la lira calabrese e flauti armonici. È produttore artistico e discografico, regista ed infine direttore artistico dell’R&B Takeover Fest, il primo festival italiano dedicato all’R&B contemporaneo, punto di riferimento per una scena in forte fermento.

 

Con Venerdì20, progetto sviluppato sotto l’etichetta Finisterre – punto di riferimento da oltre 40 anni per la produzione e la promozione culturale musicale in Italia – Giordano esce allo scoperto e sceglie una scrittura più intima e diretta, mettendo al centro l’esperienza personale come spazio condiviso.

VENERDÌ20 nasce dall’osservazione dei “giorni qualunque”. Quando ti sei accorto che stava succedendo, proprio lì, qualcosa di importante per te come autore?

«Me ne sono accorto in un pomeriggio qualsiasi, seduto accanto a mio padre, tra silenzi e piccoli gesti. In quei momenti ho visto quanto le cose più piccole — un sorriso, una parola, un gesto semplice — possano restare dentro più di mille eventi grandi. Ho capito che fermarsi, anche solo per un attimo, può cambiare tutto. Da lì è nato VENERDI20: dalle pieghe dei giorni normali, da quei frammenti che sembrano piccoli, ma contengono già tutta la vita di un autore.»

 

Nel comunicato parli di felicità minima, imperfetta: cosa ti ha fatto smettere di cercare “il momento speciale” e iniziare a raccontare quelli normali?

«Spesso le cose più belle arrivano quando meno te le aspetti, e questo mi affascina da sempre. C’è qualcosa di fragile e potente in quegli attimi normali ma imprevisti: ti ricordano che, anche quando tutto sembra non girare per il verso giusto, c’è sempre una nuova speranza. Quei momenti minuscoli sono importanti perché ti cambiano dentro senza fare rumore.»

 

Dopo anni passati a lavorare per e con altri artisti, cosa ti ha fatto sentire pronto a uscire allo scoperto con un progetto così personale?

«È un percorso intenso, lo definisco a volte terapeutico, di scoperta, come quello con una psicologa: guardarmi dentro, capire cosa sento e dare voce a tutto. È stato il momento in cui ho deciso di uscire allo scoperto e raccontarmi davvero. Venerdì20 è diventato quel posto dove raccontarmi senza protezioni.»

Intervista Venerdì20
“Ciao Core” è una canzone d’amore senza grandi dichiarazioni. È stata una scelta consapevole togliere enfasi per lasciare spazio ai dettagli?

«Volevo che si sentisse più l’emozione che le parole. Non è tanto una dedica a qualcuno in particolare: può essere una canzone d’amore per la vita, per una persona che ami — tua nonna, tua madre, la tua ragazza — l’importante è il sentimento che arriva tra i dettagli.

Ho scelto di non urlare niente per lasciare spazio a quei piccoli momenti che emozionano davvero: uno sguardo, un pensiero, un gesto che resta dentro.»

 

L’immagine di “’na lacrima de vino, ’na lacrima d’amore” è molto potente: come è nata e perché è diventata il centro del brano?

«Mi piace molto come le parole cambino senso a seconda di come vengano dette e dell’emozione che si vuole trasmettere.

Una lacrima può essere tante cose, dolore o amore, proprio come “Ciao Core” può essere una frase ironica e sconsolata, oppure una vera lettera d’amore: tutto dipende da come la vivi e da chi la riceve.»

 

Roma è molto presente, anche senza essere mai nominata direttamente. Che ruolo ha nella tua scrittura?

«È la città dove vivo, i suoi colori, rumori e contrasti entrano naturalmente nella mia scrittura e nei dettagli di molte mie canzoni.»

Parli di pioggia, scioperi, attese sotto una tettoia: perché i momenti di blocco, spesso, diventano quelli più fertili creativamente?

«In un mondo che corre, dove spesso mi perdo nel susseguirsi del quotidiano, la pioggia, uno sciopero, un’attesa sotto una tettoia: sono attimi che sembrano fermi, ma dentro c’è spazio per osservare, sentire, immaginare cose diverse. Spesso è lì che nascono nuove idee e scelte.»

 

La tua musica sembra abitare la lentezza: è una scelta artistica o una necessità personale?

«È entrambe le cose. La lentezza nasce dalla mia necessità di fermarmi, ascoltare e dare spazio a ogni dettaglio. Allo stesso tempo è una scelta artistica: voglio che chi ascolta abbia il tempo di entrare nelle immagini e nelle emozioni che racconto.»

 

Vieni da un percorso ricco e trasversale, dal cinema alla moda: quanto di quel mondo è entrato, magari in modo invisibile, in “Ciao Core”?

«Tanto, anche se in modo sottile. Dal cinema ho preso il modo di pensare per immagini, dalla moda l’attenzione ai dettagli e alle sfumature. Mi piace che la musica si mescoli con altri mondi.»

 

Hai lavorato con strumenti non convenzionali per anni: in questo progetto hai sentito il bisogno di “semplificare” anche il suono?

«Gli strumenti che suono hanno suoni antichi e semplici, e mi piacerebbe sentirli anche in radio: uno dei miei sogni è ascoltare una nyckelharpa o una ghironda in un brano che passa tra la gente.

Nei miei live i miei strumenti saranno accanto a me, a ricordare da dove vengo e come voglio raccontare le mie canzoni.»

 

C’è una piccola felicità quotidiana che oggi, se dovessi scriverla, finirebbe sicuramente in una tua canzone?

«Assolutamente il gelato, quello che si scioglie in fretta, che ti sporca le mani e ti riporta a quando eri piccolo. Pistacchio, fondente, lampone… e proprio per questo già ha dentro una canzone..»

Intervista Venerdì20

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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