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Intervista esclusiva a wowdrugo per il nuovo album “Belvedere sullo spazio”
Intervista wowdrugo

Intervista esclusiva a wowdrugo per il nuovo album “Belvedere sullo spazio”

Dopo avervi segnalato i Lime Loop (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo wowdrugo, attualmente in rotazione radiofonica con “Belvedere sullo spazio”, il suo nuovo album. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!

Nato a Castrovillari (CS) e trasferitosi a Roma per studiare lingue orientali, wowdrugo ha iniziato a scrivere canzoni durante gli anni universitari. La svolta arriva con l’ammissione a Officina Pasolini, dove ha l’opportunità di crescere artisticamente confrontandosi con figure come Niccolò Fabi, Tosca e Piero Fabrizi. Negli stessi anni porta avanti il progetto Fianki insieme a Elasi e inizia ad esibirsi dal vivo.


Cantautore introspettivo, curioso e sperimentale, considera la musica il suo vero strumento di comunicazione: Sono molto più bravo ad ascoltare che a parlare, ma con le canzoni riesco a raccontare il mio mondo”.


Cattedrali, Resistenza e Pao Pao sono solo alcuni dei tasselli del mosaico che wowdrugo ha costruito per arrivare fin lassù, nel “Belvedere sullo spazio, il suo primo disco in uscita Venerdì 19 Giugno.

Il tuo primo album “Belvedere sullo spazio” è uscito il 19 Giugno a mezzanotte. Ce ne vuoi parlare? Che cosa rappresenta per te? Quanto tempo gli hai dedicato?

«Gli ho dedicato un bel po’ di tempo, nel senso che ci sono delle canzoni abbastanza vecchiotte. Però, per me, rappresenta una testimonianza, come se avessi messo il bollo sul fatto che io la musica la voglio fare perché eran tanti anni che ne parlavo e lo dicevo, che suonavo e la gente mi chiedeva dove potesse ascoltarmi e io rispondevo sempre con “poi ti mando le canzoni”. Ora, invece, ho presentato un disco, l’ho registrato e prodotto. Chiunque potrà ascoltarlo, in qualsiasi momento.»

 

Se dovessi descrivere il tuo nuovo album a chi ancora dovrà ascoltarlo, quali tre aggettivi useresti?

«Mutevole, volatile e contento.»

 

Nel brano “pao pao” dici di essere una “pianta recisa”: che significato ha per te questa immagine?

«Ha un significato fortissimo perché io, come tante persone intorno a me, sono un fuorisede. Il brano è tratto dall’omonimo libro di Pier Vittorio Tondelli, che parla di piante recise, con protagonista un soldato. Quindi, per assurdo, mi son ritrovato a empatizzare con i soldati, figure assai lontane, ma simili a noi fuorisede perché vengono presi e spostati in dei posti e travasati come delle piante.»

Che rapporto hai con la Calabria e quanto influenza la tua scrittura o la tua musica?

«Non lo so se ho un rapporto specifico con la Calabria. È sicuramente la mia terra, la terra che amo e dove mi piacerebbe tornare un giorno, per portare qualcosa di nuovo e diverso. Però, per me, rappresenta casa nella dimensione in cui trovo i miei amici e la mia famiglia. Sicuramente crescere in un piccolo paese di provincia comporta determinate cose, che mi hanno portato ad essere la persona che sono. Però non lo so se influenza la mia scrittura. Mi piacerebbe un giorno investigare su questa cosa.»

 

Com’è iniziato questo progetto artistico? Quando hai capito che volevi fare musica seriamente?

«Nasce qui a Roma: avevo 19 anni e avevo iniziato a frequentare l’Accademia Pasolini. Ho scritto qualcosa e mandato le mie canzoni a queste selezioni. Ho cantato alle audizioni per la prima volta a un microfono dal vivo, sono stato selezionato e, da qui, ho iniziato ad avere a che fare con la musica tutti i giorni. Ho incontrato una serie di difficoltà dettate dalla persona che sono, ma due anni fa ho deciso di fare un tentativo col disco.»

 

Pensi che scegliere di esporsi attraverso la musica oggi possa essere ancora considerata una presa di posizione?

«Sì, per me fare musica vuol dire prendere una posizione in quello che scrivo, nel modo in cui lo produco e lo trasmetto agli altri. Per me la musica deve essere politica.»

I tuoi brani hanno un tono intimo e delicato, quasi sussurrato. Perché questa scelta?

«Forse era la veste più giusta per veicolare quella che era la mia verità. All’inizio, durante la produzione, avevamo aggiunto tanti orpelli, ma poi abbiamo capito che, in realtà, dovevamo tornare alle origini.»

 

Quali artisti, autori o esperienze hanno influenzato maggiormente il tuo percorso musicale? Chi consideri i tuoi modelli?

«Non credo di avere un modello unico. Sicuramente sono cresciuto con il cantautorato, anche se ho provato ad ascoltare qualsiasi genere di musica. A dispetto di quello che si dice della musica odierna, oggi ci sono tanti cantautori eccezionali, come Francesco Anselmo e Federico Baldi.»

 

Che cosa speri che le persone portino con sé dopo averti ascoltato?

«La mia verità.»

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

«Per ora ci godiamo un po’ il nuovo disco e poi, sicuramente, farò un po’ di date per portarlo in giro nei baretti di provincia, nei festival e lì dove ci sarà qualcuno predisposto ad ascoltarlo.»

Scritto da: Carmine De Luca

Carmine è uno studente di lettere classiche, appassionato di lettura, ama la musica in tutte le sue forme. Gli piace definirsi “ascoltatore onnivoro”: non chiedergli qual è il suo genere preferito.

Scritto da: Carmine De Luca

Carmine è uno studente di lettere classiche, appassionato di lettura, ama la musica in tutte le sue forme. Gli piace definirsi “ascoltatore onnivoro”: non chiedergli qual è il suo genere preferito.

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Carmine è uno studente di lettere classiche, appassionato di lettura, ama la musica in tutte le sue forme.

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