Artisti Emergenti

Intervista esclusiva ai Réclame per il nuovo album “Réclame”
Intervista Réclame

Intervista esclusiva ai Réclame per il nuovo album “Réclame”

Dopo avervi segnalato Pozzidilacrime (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo i Réclame, attualmente in rotazione radiofonica con “Réclame”, il loro nuovo EP. Conosceteli meglio nella nostra intervista!

Réclame sono una band romana formata da Marco Fiore (voce) e dai fratelli Edoardo Roia (batteria), Gabriele Roia (basso) e Riccardo Roia (tastiere). Il progetto si distingue per l’incontro tra scrittura cantautorale italiana e sonorità alternative contemporanee, con l’obiettivo di costruire canzoni-racconto in cui convivono narrazione, sperimentazione sonora e strutture pop.

 

Il percorso dei Réclame inizia sul palco di Sanremo Giovani 2019, dove arrivano tra i finalisti con “Il viaggio di ritorno”. Successivamente, nel 2020 pubblicano l’album d’esordio “Voci di corridoio”, accolto positivamente dalla critica e selezionato tra i cinque migliori dischi d’esordio finalisti alle Targhe Tenco 2020. A distanza di due anni esce il secondo album “La vita, l’amore e quello che resta”, seguito da una serie di singoli che consolidano la loro presenza radiofonica e live, con passaggi su Rai Radio 2 e Rai Radio 1 ed inserimenti in playlist editoriali come New Music Friday, Rock Italia e Fresh Finds di Spotify.

 

Al 2026, il terzo EP “RÉCLAME” rappresenta una nuova fase del progetto: più critica, più consapevole, ma fedele alla vocazione narrativa che da sempre definisce l’identità della band romana.

“RÉCLAME” è una parola che oggi suona quasi antiquata, ma nel disco
diventa un modo di stare al mondo. Quando avete capito che non parlavate più solo di pubblicità, ma di un’attitudine esistenziale?

«Ce ne siamo resi conto proprio mentre stavamo scrivendo questo lavoro,
indagando il nostro atteggiamento nei confronti della falsificazione ammaliante operata dalla pubblicità. Oggi riuscire a superare la superficie delle cose per raccontare se stessi nella maniera più sincera possibile è diventata una necessità. Le canzoni di RÉCLAME rivendicano esattamente questo: un bisogno di autenticità, anche quando è scomodo o difficile da sostenere.»

 

Nel disco si analizza il contrasto tra essere e apparire: una riflessione che nasce dall’osservazione del mondo dello spettacolo o da esperienze personali vissute in prima persona?

«La nostra partecipazione a Sanremo Giovani è stata sicuramente un momento decisivo. È lì che ci siamo confrontati direttamente con il mondo dello spettacolo: dietro ciò che passa in diretta c’è moltissimo lavoro, ma anche una certa superficialità nelle relazioni umane e nei discorsi che vengono fatti. Non a caso Il mercato è nato proprio dopo quell’esperienza, luminosa e ingannevole allo stesso tempo.»

 

Il disco accompagna l’ascoltatore “dalla superficie all’essenza”. Quanto è stato difficile, come band e individui, togliersi le maschere anche nel processo creativo?

«Dal punto di vista creativo, tra di noi non ci sono mai stati filtri o maschere.
Suoniamo insieme da così tanto tempo che abbiamo imparato ad ascoltarci e a criticarci in maniera diretta e onesta. Per un gruppo è fondamentale riuscire ad andare oltre la superficie, scavare davvero nei temi che si affrontano e farlo anche musicalmente: altrimenti non avrebbe senso farlo insieme.»

Intervista Réclame
Nei testi tornano spesso immagini legate a TV, spot, mercato, web, successo. Scrivere di questi temi è stato un modo per criticarli o per ammettere che ne facciamo tutti parte?

«Il disco è, nel suo insieme, sia un’ammissione di colpa che una critica. Non ci piace il tipo di comunicazione all’interno del quale viviamo, ma allo stesso tempo ne siamo affascinati. Anche se spesso non vogliamo ammetterlo, ne siamo prodotti. Siamo cresciuti con la televisione degli anni Novanta e abbiamo vissuto la transizione dalla TV al web: due facce della stessa medaglia che esercitano un fascino fortissimo, proprio come tutte le cose false e luccicanti. Forse dovremmo solo imparare a guardarle con maggiore prospettiva, anche se è difficile quando ci si trova completamente immersi dentro.»

 

In brani come “Yes Man” o “Il mercato” sembra esserci una rabbia lucida, più che uno sfogo. Quanto è importante mantenere uno sguardo ironico anche quando il messaggio è duro?

«L’ironia è uno strumento fondamentale per affrontare temi delicati e scomodi in maniera più aperta. Molti cantautori che amiamo, come Giorgio Gaber, Ivan Graziani o Fausto Rossi, sono stati maestri nell’uso della caricatura per raccontare la società che li circondava. RÉCLAME è anche un omaggio a quei riferimenti, che curiosamente non erano mai emersi in modo così esplicito nei nostri lavori precedenti.»

 

Molti testi raccontano personaggi più che storie autobiografiche dirette. Quanto c’è di voi dentro queste figure “inermi ma consapevoli” che attraversano il disco?

«Non è un disco autobiografico. Ovviamente alcune esperienze personali confluiscono nel racconto, ma restano marginali rispetto a ciò che è stato inventato. RÉCLAME parla più del mondo in cui viviamo, che di noi in prima persona. I personaggi servono a osservare la realtà da una certa distanza, ma senza sentirci mai davvero estranei a quello che raccontiamo.»

Avete scelto di firmare internamente anche la produzione e gli
arrangiamenti. È stata una necessità di controllo o un atto di coerenza con il tema dell’autenticità?

«È stato soprattutto un atto di coerenza. Ci piace mettere mano direttamente a tutte le fasi del processo creativo e produttivo, dagli arrangiamenti alla
produzione. Sentivamo che questo disco dovesse essere completamente nostro, senza mediazioni.»

 

La prima parte del disco è volutamente più artificiale, quasi patinata, mentre la seconda è più spoglia. Questo cambiamento è nato prima a livello concettuale o musicale?

«Abbiamo lavorato in modo diverso rispetto al passato. Prima ci siamo concentrati sull’aspetto musicale di ogni singolo brano, poi su quello concettuale, cercando una struttura che legasse i vari quadri tra loro. È stato quasi un processo miracoloso: man mano che il disco prendeva forma, anche i pezzi diventavano più scarni e meno patinati, fino a creare una conclusione ideologica perfettamente coerente con il senso dell’album.»

 

L’uso dell’inglese “provinciale” è una scelta molto precisa. È una
provocazione, una presa in giro del glamour internazionale o un modo per raccontare un certo complesso di inferiorità culturale?

«È tutto questo insieme. L’inglese volutamente provinciale della prima metà del disco è funzionale ai personaggi raccontati: lo Yes Man, che non sa fare altro che dire sempre di sì, o la Showgirl, aspirante soubrette televisiva con il mito dell’America, destinata a spegnersi con il passare del tempo. Vivono tutti in una dimensione fittizia e alienante, che viene accentuata in maniera sarcastica dall’uso ossessivo e superficiale dell’inglese.»

 

“Online killed the TV star” sembra parlare di un presente in cui ognuno è il proprio canale. Come vivete voi il rapporto con social, promozione e
auto-narrazione come artisti emergenti?

«Non siamo grandi sostenitori dei social network, anche se ovviamente li
utilizziamo. Ne riconosciamo i limiti, ma sappiamo anche che dipende tutto da come vengono usati e con quale finalità. Possono essere un buon mezzo di promozione, purché non diventino l’unico linguaggio possibile.»

Oggi la musica sembra sempre più legata alla performance dell’identità. È ancora possibile fare canzoni senza dover “vendere” continuamente se stessi?

«Per noi il concetto di vendita non ha necessariamente una connotazione negativa. Tutti abbiamo bisogno di far arrivare il nostro lavoro al maggior numero di persone possibile. Il problema nasce quando ciò che viene venduto è privo di contenuto e ridotto a puro marketing.»

 

Se “RÉCLAME” fosse una fase della vostra vita, che cosa rappresenterebbe? Una disillusione, una presa di coscienza o un punto di ripartenza?

«RÉCLAME è l’adolescenza: il momento in cui, a causa delle nostre insicurezze, ci sentiamo costretti a inseguire un’immagine perfetta e stereotipata di noi stessi.»

 

Alla fine del disco resta una domanda sospesa: esiste davvero un’alternativa alla réclame? Voi l’avete intravista, anche solo per un momento?

«La domanda è volutamente aperta. Crediamo che ognuno di noi sappia
distinguere, a livello individuale, un’esperienza autentica da una che non lo è. Per noi l’alternativa è stare da soli, lontani da tutto, e dedicarci a ciò che ci piace davvero fare, senza preoccuparci del giudizio altrui o delle aspettative che proiettiamo su noi stessi.»

 

Se doveste spiegare questo album a qualcuno che non vi conosce ancora e voleste farlo con una sola immagine, quale sarebbe?

«Un rumoroso e luccicante spot televisivo che si ripete in loop, finché all’improvviso salta la corrente e rimane solo il buio e il silenzio.»

 

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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