A volte la musica arriva in punta di piedi, come un biglietto infilato sotto la porta. “Non ho paura di niente” di Fabrizio Moro nasce proprio così: discreto, autentico, frutto di un malessere reale, di quella stanchezza che tutti noi abbiamo respirato negli ultimi anni.
Moro lo dice senza troppi giri di parole: queste canzoni arrivano da un periodo complicato, da un disincanto profondo verso il sistema musicale. Lui, però, si è fermato, ha scritto molto, lasciando spazio a nove brani che non cercano consensi, ma verità. E per proteggerli ha scelto di andare contro le logiche dello streaming: l’album si potrà ascoltare solo in formato fisico. Una decisione che suona come un gesto di autonomia, quasi una riaffermazione di sé.
Non ho paura di niente: il disco si apre con un pugno sul tavolo.
È una canzone che sa di resa dei conti: con gli errori, le dipendenze e con tutto ciò che ci porta lontano da noi stessi. Moro parla del suo “mostro”, quella parte che ci trascina nel buio quando non riusciamo più a stare da soli. Ma qui lo guarda in faccia, lo affronta e lo supera. 7.5
Simone spaccia: Simone è un volto concreto, un ragazzo cresciuto in un contesto che non gli lascia spazio, scelta o speranza.
Una delle tracce più crude e, allo stesso tempo, più umane del disco. 6.5
Casa mia: un brano che parla di una casa costruita insieme a qualcuno che, quando non c’è più, diventa troppo grande. Dentro c’è nostalgia, ma anche un filo di speranza: quella sensazione che qualcosa potrà rimettersi in moto, nonostante una fine (forse) provvisoria. Una canzone che sa di luci spente, serie tv scelte male e pensieri che non riesci a spegnere. 8-
Superficiali: il pezzo che, più di tutti, racconta la fatica di vivere con la propria sensibilità, a volume alto. La canzone di chi sente troppo, ma che vorrebbe sentire meno. Qui Fabrizio confessa il desiderio di essere più leggero, meno preso dalle cose che lo feriscono. Musicalmente colpisce al primo ascolto, perché ha quel suo tipico equilibrio tra malinconia e dolcezza. 7
In un mondo di stronzi: due anime solitarie che cercano di incastrarsi per resistere al caos di oggi. Una fotografia spietata e affettuosa di quello che significa “provare a costruire” quando fuori tutto sembra andare al contrario. Un brano che fa sorridere, ma anche riflettere: perché stare insieme non è poesia, ma un tentativo. 7.5
Comunque mi vedi: una canzone che parla di fiducia, fragilità scoperte e di quel momento in cui qualcuno ci dice: “Io sono così, prendere o lasciare”.
C’è liberazione, ma anche la consapevolezza che certe verità fanno più paura dell’amore stesso. 8
Sabato: racconta un contrasto dolcissimo, il Moro ventenne, che inciampava in tutto, e il Moro di oggi, che osserva suo figlio uscire la sera. Un pezzo pieno di immagini, di Roma vissuta, di ricordi che scaldano e, allo stesso tempo, fanno tremare. Un brano in cui si affronta il cambiamento in modo diretto, senza maschere, con quella verità cruda che appartiene solo a chi certe cose le ha attraversate davvero. 7-
Toglimi l’aria: è il pezzo più altalenante emotivamente, dove convivono la nostalgia, la tentazione, il desiderio e la paura. Una confessione nuda, in cui il protagonista rischia di perdere l’amore per il bisogno di libertà. 6.5
Scatole: un trasloco diventa il pretesto per aprire tutte le scatole della vita. All’interno ci sono ricordi, profumi, persone che non ci sono più e situazioni apparentemente già risolte. Un brano dolce e malinconico, in grado di mettere addosso quella sensazione di disordine che solo i ricordi sanno creare. 8.5
Prima di domani (con Il Tre) (bonus track contenuta nel vinile Deluxe green petrol): l’unica collaborazione del disco, in cui le due voci si incastrano come tasselli di un puzzle, per parlare di quel momento in cui ci si sente in bilico e si avverte una tensione tra ciò che siamo e chi vorremmo essere.
Il Tre aggiunge una parte intensa, cruda, che amplifica il senso di corsa contro il tempo. 8
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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