Anche Patty Pravo esce immediatamente dopo la competizione di Sanremo con un album dall’omonimo titolo del singolo:
Opera: non ha del tutto sfigurato al Festival, ma di certo non ha brillato con “Opera”. Lei lo interpreta con grazia e anche il tema dell’umanità, come opera d’arte, è interessante. Tuttavia non è al livello dei suoi precedenti sanremesi. 5-
Oggi piove: l’inizio suggestivo lascia spazio a una ballata orchestrale, che unisce i giorni di pioggia alla mancanza amorosa. Fin troppo prevedibile. 5-
Noi due: due amanti che si cercano nella lontananza in una ballad pomposa coerente, anche nelle sue ingenuità, con quanto proposto nel disco. 5-
Maledetta verità: il brano che più si avvicina agli antichi fasti di Patty Pravo. Archi, eleganza e aperture alla ricerca del significato di verità. 6-
L’amore impertinente: l’amore che si avvicina all’odio in un pezzo lento che richiede fin troppo all’estensione vocale di Patty Pravo. Difficile renderla bene dal vivo, considerando anche i peggioramenti di sostegno vocale notati durante la gara in Liguria. 5-
L’equilibrio: il brano ha un ritornello che arriva con buona potenza, peccato per l’eccessiva magniloquenza delle strofe, che ne depotenziano l’effetto. L’equilibrio viene descritto come punto d’isolamento, un’oasi in cui rifugiarsi dal mondo. 5+
Foto nella mailbox: fa strano sentirla utilizzare il lessico legato alla tecnologia moderna, come se lei non appartenesse a nessuna epoca. Questo tentativo di parlare di mancanza d’amore attraverso i dispositivi tecnologici è risultato molto forzato. 4.5
Ho provato tutto: il brano più riuscito del disco. Il racconto autobiografico fra trasgressioni e esagerazioni dentro la vita dell’artista. La strumentale rock permette l’esplosione di un buon ritornello, che figurerebbe bene anche nei teatri. 6+
Cosa vuoi che sia: ballata parlata, molto anonima rispetto alle sonorità del disco. La fine della vita viene vissuta con leggerezza nei confronti del passaggio del tempo, ma anche con un po’ di malinconia per la giovinezza passata. 5-
Ratatan: l’anatroccolo nero del disco. Uscito prima di Sanremo, nel tentativo di conquistare le rotazioni radiofoniche, ha floppato per tante ragioni. Alcune sonorità del ritornello richiamano alcune cose fatte da Mina, mentre le strofe irriverenti sembrano voler andare verso l’universo di Donatella Rettore. Troppo forzato questo esperimento per un’artista che ha sempre avuto ampia riconoscibilità sonora. 4
L’isola: l’isola intesa come un posto in cui far maturare un amore lontano dagli ostacoli del mondo. Molto melensa e fin troppo prevedibile a livello tematico, non spicca nella tracklist del progetto. 5-
Ti lascio una canzone: l’omaggio ad Ornella Vanoni e, ovviamente, anche a Gino Paoli, portato al Festival di Sanremo. Nonostante avremmo voluto sentirla quando la sua voce era al pieno della sua bellezza, la sua interpretazione è stata di classe e rispettosa dell’arrangiamento originale, dimostrando che a prescindere dall’età e dai limiti vocali si può essere degli ottimi interpreti. 6
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.
* Iscrivendoti alla newsletter acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679.