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“Poesie clandestine”, la recensione del nuovo album di Lda & Aka 7even
“Poesie clandestine” recensione album Lda Aka 7even

“Poesie clandestine”, la recensione del nuovo album di Lda & Aka 7even

L’effetto Sanremo si vede immediatamente nelle uscite discografiche di alcuni protagonisti del Festival. Iniziando da 2 giovani sorprese, come Lda e Aka 7even con il loro joint album dal titolo “Poesie clandestine“:

Maledetta voglia di te: l’apertura del disco è perfettamente incline al pop contemporaneo di disimpegno. La mancanza di un amore non viene letta in chiave struggente, ma con una sana malinconia leggera. 5.5

 

Poesie clandestine: uno dei tormentoni del Festival, in grado di mettere in mostra il loro groove, ma soprattutto i loro miglioramenti vocali. Brano più adatto all’estate, ma che ha saputo sfruttare un Festival sottotono per emergere, fra citazioni a Napoli e immagini di un amore urbano. 6

 

Stupide parole: con un po’ di dialetto, ma principalmente in italiano, viene sviscerata una lettera a cuore aperto piena di gelosia e rimpianti dopo la fine di un amore. Interessante il mondo musicale che viaggia fra influenze R&B e una ritmica hip-hop old-school. 6-

Nera malinconia: il primo vero lento del disco, una ballad sulla malinconia abbastanza classica, anche se nelle strofe ricerca alcune variazioni. 5.5

 

Mi ricordi lei: un uptempo che, paradossalmente, è scarico di ritmo. L’attesa delle strofe non viene ripagata da un ritornello fin troppo lineare. Anche a livello testuale rimaniamo sempre nella tematica della lontananza da una lei che rivediamo in mille altre relazioni. 5

 

Non so dire addio: seconda ballad del disco. Questa volta entrambi struggenti, cercano di rimarginare le ferite amorose nella solitudine di un lungo autunno. 6-

Nun è over: terza ballad che segue il filone della nostalgia. Forse un po’ troppo ridondante, anche sfavorita dalla posizione nella tracklist. Tuttavia d’interessante ci sono i cambi di dinamica (principalmente di Aka7even) e le strofe in dialetto che sporcano una canzone fin troppo classica. 5+

 

Ultimo ballo: riprendono qualche influenza latina, che dopo “Poesie clandestine” avevano abbandonato nella costruzione del disco. In mezzo alla ritmica reggaeton, anche più sottile, risultano più credibili. Non è un caso che urban napoletano e latin si siano spesso rivelati un connubio perfetto nella musica commerciale italiana. 6-

 

La fine del mondo: dall’atmosfera fiabesca, quasi fosse una filastrocca da dedicare alla persona amata, riescono a romanticizzare la ricerca di una lei lontana in mezzo alla fine del mondo. 6.5

 

Andamento lento: una delle cover migliori della serata del Festival di Sanremo, registrano il brano insieme al mito Tullio De Piscopo. I 2 giovani si dimostrano all’altezza di uno dei più grandi musicisti della storia italiana, seguendo senza problemi le difficoltà musicali del brano con tanto groove e senso ritmico. 7

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

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Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.

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