News

Sanremo 2026, le pagelle della prima serata
Sanremo 2026 pagelle prima serata

Sanremo 2026, le pagelle della prima serata

Fra vari omaggi alle icone della musica italiana che ci hanno lasciato e graditi ritorni in veste di ospiti e conduttori, inizia la 76º edizione del Festival di Sanremo:

Ditonellapiaga: tra l’house e il pop, si presenta al Festival di Sanremo con un brano irriverente. “Che fastidio” non si nasconde da critiche agli usi e costumi delle persone, ma analizza anche la reazione che abbiamo osservandoli, con questo senso di inadeguatezza. È fra i brani che si candidano al premio della critica. 6+

 

Michele Bravi: non si snatura con una ballad elegante. “Prima o poi” si aggrappa alla speranza di un amore che è finito, ma che continua a vivere attraverso la malinconia del tempo passato e la speranza di un nuovo futuro insieme. 6-

 

Sayf: un po’ di disillusione sulle attitudini italiane legate al menefreghismo per le questioni internazionali, porta all’ironica dedica d’amore “Tu mi piaci tanto”, come a voler dire che si può parlare solo d’amore per farsi ascoltare in una canzone. 5+

 

Mara Sattei: esattamente quello che ci si può aspettare dalla sua discografia recente. “Le cose che non sai di me” è una generica ballad pop sull’amore. 5.5

 

Dargen D’Amico: fa centro con un ritornello che gioca sull’intelligenza artificiale e le strofe che si prendono il tempo per qualche frecciatina sul mondo virtuale e sul modo di relazionarsi con le altre persone online. “Ai ai” è un futuro tormentone radiofonico, anche se un po’ più sottotono rispetto alle sue precedenti partecipazioni. 5.5

 

Arisa: atmosfere sognanti, quasi fiabesche e tanta magniloquenza in “Magica favola”. Arisa si conferma una delle veterane del Festival, portando un brano intenso e delicato in grado di raccontarci il passaggio del tempo e l’accettazione degli eventi della propria vita, in una suggestiva cornice di violini. 7-

Luchè: non sorprende, anzi si omologa fin troppo inseguendo a tutti i costi la canzone sanremese in “Labirinto”. Le difficoltà di strada non emergono brillantemente nelle strofe, ma il vero problema è la sua intonazione in un ritornello che non riesce a reggere. 4.5

 

Tommaso Paradiso: nella comfort zone di “Romantici” tra l’indie e il pop, Tommaso celebra gli affetti partendo dall’amore per la figlia e arrivando alla semplicità del quotidiano che sa essere romantico. Leggermente deludente rispetto alle aspettative. 6-

 

Elettra Lamborghini: svolge il suo compito con “Voilà”. Un tormentone sulla passione amorosa con citazione annessa alla mitica Raffaella Carrà. Ritmata, estiva e senza grandi pretese, non punta di certo a essere rispettata dalla critica. Un momento di leggerezza a Sanremo. Frivola sicuramente, ma non la peggiore canzone come tanto si vociferava dai preascolti. 5

 

Patty Pravo: torna con un brano intenso e pomposo, in pieno stile Patty Pravo. Ricco di momenti orchestrali, forse fin troppi, la sua “Opera” parla dell’umanità come una grande imperfetta opera d’arte. Sembra difficile poter puntare al premio della critica vista la tenuta vocale, ma è una rispettosa cartolina musicale di quella che è stata la sua carriera. 5+

 

Samurai Jay: si unisce ai flop latini che ha accolto il Festival di Sanremo negli ultimi anni. Una canzone non adatta a una rotazione radiofonica, figuriamoci al Festival di Sanremo. “Ossessione” è il racconto di una notte brava, da consumare dentro la passione. 5-

 

Raf: ritorno molto classico quello di Raf, che porta una ballad su una promessa d’amore eterna in “Ora e per sempre”. A livello performativo è sempre molto intenso, regalando al Festival un bell’esempio di precisione vocale, anche se la canzone non aggiunge chissà quanto alla sua carriera. 6-

J-Ax: sorprende con una critica all’italiano medio, in una veste musicale diversa dal solito. Cerca l’effetto tormentone, rischiando musicalmente con un binomio vincente di country e violini. 6.5

 

Fulminacci: ce lo aspettavamo irriverente e sfacciato e, invece, torna a Sanremo malinconico e con una melodia anni ’70. In “Stupida sfortuna” dimostra di poter reggere una ballad, anche se sono mancati i guizzi autoriali a cui ci ha abituato negli ultimi anni. 6-

 

Levante: i sintomi dell’amore, in tutte le loro manifestazioni fisiche, vengono interpretati da Levante magistralmente con un’esibizione ricca di pathos, superando le numerose insidie vocali che la ballad nascondeva. 7-

 

Fedez e Marco Masini: la coppia funziona e si amalgama alla perfezione. Il graffiato del ritornello di Marco Masini e il ritmo serrato delle strofe di Fedez, ci raccontano di un “Male necessario” da affrontare per accettarsi e tornare a stare bene. 7.5

 

Ermal: il racconto della guerra attraverso la metafora di una stella che, in realtà, è una bambina palestinese morta troppo presto. Il tutto in una cornice musicale balcanica, che aumenta le suggestioni e i richiami territoriali del brano. 7-

 

Serena Brancale: cambia pelle rispetto alla scorsa partecipazione, cantando il lutto della madre. Porta tutto il suo dolore dentro “Qui con me”. La ballad si presta benissimo all’orchestra, con alcune aperture che permettono a Serena di dimostrare tutto il suo immenso talento. Musicalmente si appoggia molto sugli archi, che aumentano ancora di più la grande potenza interpretativa dell’artista. Fin da subito si presenta come candidata alla vittoria. 8-

Nayt: anche lui cade nella trappola del Festival. Si snatura fin troppo in “Prima che” nel tentativo di diventare pop. La canzone pecca di dinamica, rimanendo troppo monotona dall’inizio alla fine. 5-

 

Malika Ayane: cerca di rinnovarsi con le chitarre funky e l’atmosfera tribale che ben si addice alle immagini del testo che richiamano la fauna della notte. La sua “Animali notturni” parla di un amore talmente passionale che sembra vivere nella dimensione originale, quella primitiva e libera della giungla notturna. 6-

 

Eddie Brock: la sua “Avvoltoi” si presenta in maniera molto anonima. Classica ballad romantica romana, con le influenze musicali di Fabrizio Moro e Ultimo. A livello performativo ha troppe carenze e tende ad urlare tutto il brano, enfatizzando fin troppo l’interpretazione. 4.5

 

Sal Da Vinci: crea il tormentone adatto per i matrimoni, vista la promessa solenne del “Per sempre sì”. A livello di successo, rischia di essere la canzone più streammata del Festival e anche la più passata dalle radio. Il brano unisce il pop commerciale a qualche sfumatura neomelodica. Tralasciando il consenso e le standing ovation assicurate, in termini di qualità la canzone è molto scadente. 5+

 

Enrico Nigiotti: il tempo che scorre, le nostre insicurezze e i momenti no da superare vengono messi in musica nella ballad minimale “Ogni volta che non so volare”. Il testo e i momenti orchestrali sono tra i picchi più alti del brano, anche se purtroppo, nel suo complesso, il pezzo è troppo anonimo. 6-

 

Tredici Pietro: partito col presupposto di cantare la resilienza nel brano “Uomo che cade”, tradisce le sue intenzioni con un testo molto confuso, che sembra essere più un dialogo con una lei. Dal punto di vista performativo è il peggiore, risultando in continua sofferenza nei ritornelli e nello special. 4.5

Chiello: la sua “Ti penso sempre” è un brano alternative-indie sulla tossicità e la dipendenza amorosa. Rimane quantomeno coerente con la sua discografia, anche se la sua voce non è all’altezza del Festival. 4.5

 

Bambole di pezza: abbandonano il punk in favore di una ballad rock come “Resta con me”. Il risultato riesce a metà, con la batteria che, a volte, si sovrapponeva troppo alla voce, depotenziando una scrittura già non troppo brillante. 5+

 

Maria Antonietta e Colombre: esordio al Festival con “La felicità e basta”. Il brano pop-indie è un inno alla ricerca della felicità nel suo senso più autentico. 5+

 

Leo Gassmann: canta una passione in cui non c’è bisogno di trucchi o troppe sovrastrutture. La sua “Naturale” celebra l’amore autentico. La sua performance ha avuto qualche sbavatura vocale e, soprattutto, una cattiva gestione della respirazione, arrivando al limite nell’ultimo ritornello. 5-

 

Francesco Renga: resta nella comfort zone anche lui con “Il meglio di me”. Il testo analizza come accettare le proprie fragilità, perdonando il peggio, ci aiuti paradossalmente a preservare il meglio che possiamo offrire. 5.5

 

Lda e Aka7even: anticipano l’estate con il dozzinale pop-urban di “Poesie clandestine”. Con qualche accenno a Napoli, parlano di un amore urbano pieno d’ostacoli e difficoltà. 5-

I top:
  • Fedez e Marco Masini
  • Serena Brancale
  • Arisa

I flop:
  • Samurai Jay
  • Tredicipietro
  • Luchè

Gli outsider:
  • J-Ax
  • Ermal Meta
  • Levante

I tormentoni
  • Elettra Lamborghini

  • Dargen D’Amico

  • Sal Da Vinci

Pillole di Musica Pop

Scritto da: Redazione

Pillole di Musica Pop

Scritto da: Redazione

Pillole di Musica Pop

Categorie

Articoli Recenti

Newsletter

 * Iscrivendoti alla newsletter acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679.

Seguici