All’Ariston uno dei momenti più attesi del Festival: la serata delle cover. Fra rispetto e sperimentazione, si cerca di omaggiare la musica italiana e internazionale:
Elettra Lamborghini: si esibisce con le Las Ketchup su “Aserejé“. Tralasciando ormai la coreografia iconica, è un’esibizione piuttosto statica dal punto di vista musicale. Senza dinamiche, poco coinvolgente e senza alcuna variazione che possa elevare la cover rispetto all’originale. Un buon momento animato del Festival con balletti e megafono, ma poco altro. 4
Eddie Brock: la prima sorpresa di questa serata cover. Non solo Eddie regge il confronto con Fabrizio Moro, ma su “Portami via” le loro timbriche si perfezionano e si accompagnano con grande intensità. 6.5
Mara Sattei: stravolge fin troppo Carmen Consoli nella versione con le barre di Mecna. “L’ultimo bacio”, forse, non era una canzone adatta alla sua voce, visto che sembrava in continuo sforzo. 5-
Patty Pravo: omaggia Ornella Vanoni e Gino Paoli con il ballerino Timofej Andrijashenko. In “Ti lascio una canzone” è elegante e sofisticata, anche se avremmo voluto questa interpretazione quando ancora la sua voce poteva esprimere il massimo del suo potenziale. 5.5
Levante: interpreta “I maschi” con Gaia, pur togliendo la chiave rock dell’originale, rispettano molto bene la passionalità del brano con un bellissimo ribaltamento di genere. Con la loro interpretazione celebrano l’universo femminile con una canzone nata pensando all’immaginario maschile. 7-
Malika Ayane: scelta non vincente quella di Claudio Santamaria come duetto. Per quanto intonato, la sua esibizione è molto scolastica in “Mi sei scoppiato dentro il cuore”, e per attendere i momenti migliori bisogna aspettare la voce di Malika. 5.5
Bambole di Pezza: ci pensano loro a portare il rock, con questo assurdo duetto insieme a Cristina D’Avena. Stavamo aspettando il primo gesto punk del gruppo e arriva sull’iconica “Occhi di gatto”. Fra assoli e batterie, scompigliano il teatro con la loro potenza. 7+
Dargen D’Amico: finalmente un messaggio sulla situazione internazionale. Dargen, insieme a Pupo e Fabrizio Bosso, utilizza “Su di noi” per parlare degli orrori della guerra e di come reagire. 7
Tommaso Paradiso: supera l’ostacolo Lucio Dalla con la grande esperienza musicale degli Stadio. Romantici e sognanti, interpretano “L’ultima luna” con grande rispetto per la struttura originale. 7-
Michele Bravi: è profondamente dentro al brano insieme a Fiorella Mannoia, nel raccontare la resilienza di “Domani è un altro giorno”. La costruzione del crescendo è ottima, giungendo al culmine strumentale con tanta intensità. 7-
Tredici Pietro: si esibisce con Galeffi, Fudasca & Band e, soprattutto, la sorpresa che non doveva esserci, ovvero Gianni Morandi. Non basta l’ingresso del padre per salvare la pessima esibizione su “Vita”. Il brano viene stravolto e a tratti calpestato vocalmente. Anche nel seguire il ritmo, Tredici Pietro sembrava troppo spesso fuoritempo. 4-
Maria Antonietta & Colombre: nonostante la presenza di Brunori Sas, la loro interpretazione è un po’ incostante. Ci sono momenti di difficoltà vocale e altri, invece, con delle belle aperture per valorizzare le atmosfere sognanti della canzone “Il mondo”. 5.5
Fulminacci: anche lui rischia parecchio con Francesca Fagnani e la sigla “Parole parole” interpretata da Mina e Alberto Lupo. Forse troppo teatrale, con le riprese in bianco e nero e la recitazione molto marcata. Il dialogato non si amalgama bene con le strofe e con il ritornello, facendo risultare il tutto troppo scollato. 5-
Lda e Aka7even: un bellissimo momento per celebrare la figura dei musicisti con la leggenda Tullio De Piscopo. Pianoforte, batterie e percussioni animano una bella versione di “Andamento lento”. 7
Raf: un po’ troppo incolore insieme ai The Kolors su “The riddle“. Vocalmente si fa sovrastare da Stash e la chimica musicale fra i due sul palco è assolutamente da rivedere. 5.5
J-Ax: duetta con Ligera County Fam, con l’obiettivo di creare una grande festa su “E la vita, la vita” insieme a Cochi, Renato, Ale, Franz e Paolo Jannacci. Ma c’è troppa confusione, ricreando un’atmosfera che è più vicina alle sagre di paese rispetto a quella che si dovrebbe provare al Festival di Sanremo. 4-
Ditonellapiaga: era il momento virale che stavamo aspettando da tempo, vista la presenza annunciata di TonyPitony. Sorprendono positivamente su “The lady is a tramp” con vibes da musical, teatralità non fine a se stessa e citazioni ben integrate a “Ba ba baciami piccina”. 7
Enrico Nigiotti: esibizione da standing ovation insieme ad Alfa, in un continuo crescendo emotivo su “En e Xanax”. Alfa sembra tornare al suo Festival dello scorso anno insieme a Vecchioni, quando riscrive lo special della canzone di Samuele Bersani e raggiunge un picco emotivo da brividi. 7.5
Serena Brancale: porta sensualità ed eleganza con Gregory Porter e Delia in “Besame mucho“. Anche se resta leggermente sotto le aspettative della vigilia, non riuscendo a creare il momento impattante in grado di farle fare la differenza rispetto alle altre cover. 7-
Sayf: da salvare ci sono solo i momenti musicali di professionisti come Alex Britti e Mario Biondi, ma su “Hit the road Jack” il continuo ricercare il momento animato attraverso il dialogo improvvisato con il pubblico è risultato troppo stucchevole. 4
Francesco Renga: la versione italiana di “Space Oddity“, firmata David Bowie e Mogol dal nome “Ragazzo solo, ragazza sola” viene cantata insieme a Giusy Ferreri con grande classicità. Non si tratta di un’esibizione indimenticabile, ma ha dato alla serata quel pizzico di nostalgia del pop anni 2000 molto piacevole. 5.5
Arisa: la regina della serata, al limite della perfezione con Il Coro Teatro Regio di Parma. Inizia a cappella, per poi farsi accompagnare musicalmente dai soli cori sulle note di “Quello che le donne non dicono”. Elegante e dalla potenza orchestrale che solo interpreti come lei possono creare, corona un Festival di Sanremo di grande successo con una meritata standing ovation. 10
Samurai Jay: prosegue con coerenza il suo percorso di sensualità latina con Belen Rodríguez e l’unica nota positiva dell’esibizione, ovvero il talento di Roy Paci. La sua versione di “Baila morena” non è minimanente paragonabile al senso musicale di Zucchero, ma viene omologata alle sonorità delle hits estive. 4.5
Sal Da Vinci: porta un grande classico con il gradito ritorno di Michele Zarrillo in “Cinque giorni”. La bellezza del brano aiuta e anche il talento clamoroso dell’ospite, ma Sal Da Vinci mette in mostra la sua capacità interpretativa e, soprattutto, una grande voce per cantare la nostalgia struggente di un amore. 8.5
Fedez e Marco Masini: si dividono perfettamente le parti di “Meravigliosa creatura” con Stjepan Hauser. A Fedez spetta il compito di creare dinamica con le strofe e le sue barre molto serrate, mentre Marco Masini pensa ai ritornelli in cui poter graffiare e sporcare ancora di più l’essenza del brano. 8.5
Ermal Meta: sulla produzione di Dardust si cimenta su “Golden hour“, regalando una buona esibizione ricca d’aperture sugli archi. Anche per lui, come per Serena Brancale, ci si aspettava qualcosa che potesse puntare alla vittoria della serata, ma è rimasto leggermente sotto le attese. 7-
Nayt: si prende un rischio enorme, portando insieme a Joan Thiele “La canzone dell’amore perduto”. Hanno la giusta umiltà di non riscrivere nulla, riarrangiando in maniera minimale il brano per mantenerne l’essenza del racconto. 6-
Luchè: stravolge la struttura di “Falco a metà” per inserire le sue barre, distruggendo un brano storico di Gianluca Grignani, nonostante l’ottima forma vocale del cantautore. Due mondi opposti che non si sono riusciti a incontrare. 4-
Chiello: accompagnato dal pianista Saverio Cigarini, fa il passo più lungo della gamba scegliendo d’interpretare “Mi sono innamorato di te”. Continuamente calante, rende Tenco meno struggente e troppo lagnante. 3
Leo Gassmann: affronta “Era già tutto previsto” insieme ad Aiello, superando molto bene le strofe. La scelta dell’ospite, forse, rovina la resa finale, perchè l’artista calabrese non è all’altezza della ballad. Sul finale, inoltre, cercando di cantare in simbiosi, finiscono per eccedere negli urlati. 4.5
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