Giunge al termine anche la terza serata del Festival di Sanremo, con la finale delle nuove proposte, le esibizioni di Eros Ramazzotti e Alicia Keys, oltre ovviamente a tanti ospiti e omaggi alla musica italiana:
Maria Antonietta e Colombre: fra rapine e felicità, non sfigurano vocalmente nemmeno stasera. Il brano è un indie debole, ma salvabile per la chimica e l’attitudine avuta sul palco. 5+
Leo Gassmann: al contrario Gassmann convince meno al secondo ascolto. Prosegue il filone ballad iniziato a Sanremo con “Terzo cuore”, ma passa inosservato all’Ariston. 5-
Malika Ayane: fauna, funk-soul e tanta ricerca musicale. Il brano si salva principalmente per questi tre elementi. Uno dei difetti è proprio la mancata immediatezza del testo, che costringe l’ascoltatore a doverlo metabolizzare su più ascolti. Anche in questa esibizione, il talento di Malika Ayane si attesta su ottimi livelli. 6-
Sal Da Vinci: influenze neomelodiche ed effetto tormentone, portano il brano nella top 5 di serata. Tornando sul lato qualitativo della canzone, ci sono delle pecche enormi a livello autoriale e produttivo, riducendo un momento importante come la promessa d’amore eterna, a una canzonetta da utilizzare per l’animazione alle feste. 5-
Tredici Pietro: tanta confusione nel testo e tante disattenzioni vocali. Il suo esordio all’Ariston non convince nemmeno il televoto, che gli volta le spalle in favore di altri. 4
Raf: pareggia il livello della prima serata, con una buona esibizione. Il pezzo è un classico che non si discosta molto dalla sua discografia storica, tuttavia non aggiunge granché alla sua carriera. 6-
Francesco Renga: rimane migliore della sua ultima partecipazione, ma cala molto al secondo ascolto. Il ritornello non è incisivo al punto giusto, nonostante l’ottima tecnica vocale alla base. 5+
Eddie Brock: si riprende leggermente dai gravi errori vocali commessi nella prima serata. Porta un pezzo simile a tanti. Il brano non ha grandi particolarità o guizzi, per quanto sia apprezzabile il legame con la romanità. 5-
Serena Brancale: punta alla vittoria finale insieme ad Arisa e alla coppia Fedez-Masini. Il brano è sofisticato e alto, con molte variazioni in grado d’arricchire il crescendo di questa ballata emozionale in ricordo della morte della madre. 8-
Samurai Jay: pur avendo il pregio di regalare un momento di leggerezza all’Ariston, la sua creazione latina risulta davvero insignificante. Replicabile facilmente da qualsiasi brano estivo. La hit tenta di appoggiarsi sui cori e sulle sonorità sudamericane, ma il testo non ha nulla da offrire. 5-
Arisa: ennesima interpretazione da ovazione per la splendida favola che sta raccontando. Vita e sogno si intrecciano in una produzione dai toni fiabeschi. La sua intensità sembra aumentare ogni serata e punta diretta al podio a 5. 7.5
Michele Bravi: è uno dei brani che cala di più al secondo ascolto. La sua vocalità resta unica, ma il brano ha pochissimi punti di forza su cui appoggiarsi. Si unisce alla già numerosa classe media di canzoni che galleggiano nella medio-bassa classifica. 5.5
Luchè: si conferma uno dei brani peggiori del Festival, nonostante gli ottimi risultati di stasera. Il ritornello non viene mai cantato con la giusta intonazione e percepiamo forzata la necessità di “sanremizzare” la sua produzione per adeguarsi al target del Festival. 4
Mara Sattei: intonata, ma passa troppo inosservata, in un Festival di Sanremo abbastanza povero in cui avrebbe potuto dire la sua. La ballad non si discosta dalle sue ultime produzioni, per quanto discreta anche al secondo ascolto non ha particolarmente colpito. 5+
Sayf: meno emozionato, riesce a performare meglio nella tenuta delle basse. Il pezzo ha un ottimo testo, forse uno dei migliori, pecca tuttavia di un inciso convincente e di dinamica musicale. 5.5
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