È tempo di finalissima ad X Factor: nella meravigliosa Piazza del Plebiscito di Napoli va in scena l’ultimo atto del talent. Fra inediti, best of e nuove assegnazioni, i 4 finalisti si contendono la vittoria di fronte a 16 mila persone:
EroCaddeo: “L’emozione non ha voce” riassume perfettamente le luci e le ombre del suo X Factor. Da una parte abbiamo una bella interpretazione, facilitato da un brano pienamente nelle sue corde. Celentano è semplice nel descrivere le sensazioni inspiegabili che si provano quando ci si innamora, ed EroCaddeo in questo è perfetto e rispettoso delle intenzioni originali, pur scegliendo un’interpretazione ancora più emotiva rispetto al molleggiato. Dall’altra parte, però, il comparto musicale stravolge il brano-madre, con troppi archi che rendono la canzone eccessivamente pomposa. 6+
Delia: molto intensa su un brano difficile come “Cu’mme” di Roberto Murolo e Mia Martini. Cantarla a Napoli, inoltre, è una difficoltà aggiunta, visto il valore che ha il testo di Enzo Gragnaniello nella cultura partenopea. Nel suo modo di cantare c’è passione, desiderio d’evasione, angoscia e speranza, esprimendo al meglio tutte le sfaccettature del tormento di un’anima incompresa. Anche l’arrangiamento, rispettoso dell’originale, ben si addice alle atmosfere popolari delle sue interpretazioni. 7
Rob: assorbire nel suo genere “Città vuota” di Mina sembrava una scelta molto interessante. La sofferenza di una persona che si ritrova sola dopo la fine di un amore, anche circondata da un’intera città, poteva essere sicuramente portata in scena in chiave punk. In effetti, soprattutto nel ritornello, dove la sua voce raggiunge la potenza necessaria a interpretare questo brano, ci ha convinto. Peccato per evidenti problemi nella gestione delle parti basse, dove si nota la difficoltà di tenuta. Probabilmente anche emozionata dal palco, per la prima volta la sua voce la tradisce e la porta a performare sotto le aspettative. 6
PierC: al pianoforte sicuramente è nella sua vera dimensione. Cupo e intenso su “Shallow“, dimostra a tutti di avere la migliore voce dell’edizione. Pulito, potente e dalle sfumature internazionali, riesce a sporcare l’interpretazione con il giusto struggimento che richiedeva il brano di Lady Gaga. 7.5
Rob: unisce le sue cover più apprezzate. Fra la tradizione italiana di “Un’emozione da poco” e “Ti sento” e la potenza di “Bring me to life“, riassume un percorso caratterizzato da grandi esibizioni. Anche negli esperimenti, la sua voce è potente e incisiva. Si candida a promessa del punk-rock italiano. 9.5
PierC: con “I don’t want to miss a thing“, “Locked out of heaven” e “Bohemian Rhapsody” mette in mostra le potenzialità che ha soprattutto nel pop internazionale. Flessibile vocalmente, anche nella gestione del palco è in grado di variare, passando dall’intimità di uno strumento suonato al dialogo con il pubblico, attraverso movimenti genuini. 8-
EroCaddeo: con “E penso a te”, “Sere nere” e “La Cura” fa vedere il percorso altalenante che ha avuto nel mondo delle cover. Dalla penna molto personale, il giovane cantautore ha dimostrato di cavarsela molto bene nella semplicità testuale di brani contemporanei come quello di Tiziano Ferro, ma si è fatto invece abbattere dall’aulicità di “La cura” e dalla complessità della vicenda amorosa raccontata nella ballad di Battisti e Mogol. A non aiutarlo sono gli arrangiamenti proposti da Lauro, che ascoltati uno dopo l’altro in questo best of, hanno reso il tutto un po’ troppo ripetitivo. 6
Delia: unisce il medley Sakura a quello di “Signor Tenente/Brucia la terra”, per poi concludere nell’intensità di “Sei bellissima”. I 2 mashup sottolineano la sua grande personalità artistica, legata alla musica popolare e alla teatralità del cantato. Mentre il brano della Bertè mette in luce la sua espressività vocale e la sua bravura interpretativa. 7
Achille Lauro: bravo a ricordare alcuni concetti legati alla carriera e anche a dare l’augurio di buona fortuna a tutti i 12 ex concorrenti dell’edizione. Come insegnante ha fatto il suo, portando il suo talento migliore alla finale. Forse troppo invadente nella direzione musicale, ha il difetto di aver gestito gli arrangiamenti in base al suo gusto, non rispettando le personalità musicali dei suoi artisti. 7
Paola Iezzi: la sua gestione di Rob è stata perfetta. Tenuta sempre come underdog, l’ha fatta sperimentare tra il rock internazionale e i brani tradizionali italiani, mantenendo sempre la coerenza dei riarrangiamenti punk e alla fine l’ha portata alla vittoria. In questa edizione è stata una vera insegnante. Sempre con l’attitudine da mamma, ma molto più centrata a livello di direzione artistica. 9
Francesco Gabbani: il suo debutto è stato convincente, alternando leggerezza e durezza in base alle situazioni che si sono create al tavolo. Con PierC ha fatto un percorso coerente, viaggiando tra l’internazionalità e l’introspezione. 7
Jake La Furia: gli va dato il grande pregio della leggerezza, mantenuta dall’inizio alla fine del talent. Molto umile a seguire i voleri di Delia nella direzione della sua musica. Non nascondendo, per esempio, il desiderio di andare oltre i mashup, ma ammettendo che proprio l’artista insisteva per portarli sul palco. Alla fine la collaborazione, alla pari, ha dato i suoi frutti, visto che Delia è arrivata in finale portando un genere spesso incompreso in contesti mainstream come X Factor. 7
Anche per il 2025, X Factor volge al suo termine. Se la scorsa edizione era stata quella della rinascita dello show, questa invece è stata sicuramente quella del consolidamento. Con l’addio di Manuel Agnelli e l’innesto di Francesco Gabbani, il tavolo funziona benissimo. Nonostante qualche screzio fra il cantautore toscano e Achille Lauro, la chimica che c’è nel gruppo è tangibile.
Qualitativamente parlando, X Factor da 2 anni è avanti anni luce rispetto al talent rivale Amici. Le scelte musicali, la diversità di generi proposti, i talenti scelti, le sperimentazioni, le cover, i racconti dei daytime, le luci, le scenografie, la location dei live e della finale e tutto ciò che sta intorno alla macchina del talent sono elementi di altissimo livello. La grande sfida per proseguire il trend positivo sarà pareggiare e superare Amici dove è più forte, ovvero nell’incisività nel mercato e nel marketing musicale. Per quanto il valore musicale dei talenti proposti sia superiore rispetto a quello dei protagonisti dello show di Maria De Filippi, i finalisti una volta usciti da X Factor faticano a competere negli stessi circuiti di quelli di Amici. Sembrano essere ancora lontani i fasti raggiunti con Marco Mengoni, Måneskin o Francesca Michielin. Oltre al lavoro fatto dentro il talent, sarà necessario un lavoro a posteriori per permettere ai vincitori di accedere a possibilità concrete, come l’accesso a palchi come quello dell’Ariston o la formazione di un team di persone fidate in grado di dare una progettualità al loro talento.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.
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