Con la voce amica di Giorgia iniziano i live di X Factor. Prima delle 2 manches e del ballottaggio, però, è proprio la conduttrice a svelare i suoi 2 X Pass che si giocano la possibilità di rientrare in gara tramite un ripescaggio scelto dal televoto:
Timothée: la voce migliore esclusa dalle Last Call, dimostra tutto il suo potenziale in “(Sittin’On) the dock of the bay“. Timbro caldo, flessibile e particolarmente adatto ai generi americani. Deve cercare di contenere troppi manierismi e abbellimenti, perché a volte, quando esagera (pur in canone con il brano portato), rischia di risultare fin troppo costruito. 7-
Teo Bok: con i suoi pregi e difetti si presenta per come è anche ai live. Voce molto precisa con un’ottima estensione e un notevole controllo, ma la sua performance è troppo caricaturale in “Don’t stop me now“. Fra corse sfrenate, ricerca del pubblico e pose ammiccanti, Teo Bok si dimostra esattamente identico al cantante che è stato nel percorso selettivo: un ottimo performer con il vizio dell’esagerazione. 6-
Mad-Dog: si presentano con una buona cartolina alternative rock. Sono credibili in “Club foot” dei Kasabian. È uno dei casi in cui il brano assegnato fa la differenza, il timbro del cantante è sempre molto interessante, ma in questa esibizione viene posto l’accento soprattutto sul lato strumentale della band e sulla loro ricerca di un suono coerente e riconoscibile. 6.5
Veronica: nella versione originale di Dolly Parton, con coraggio si cimenta in “I will always love you“. Ha una buona padronanza della sua voce, riuscendo a colorare la melodia originale con assoluta delicatezza. Peccato per qualche imprecisione e alcuni momenti di respirazione mal gestita. 6.5
Le Distanze: replicano la crasi rock-cantautorato. Dopo aver ben figurato su Bruno Lauzi, portano nel loro mondo “Il cielo” di Renato Zero. Scelgono un arrangiamento in continuo crescendo, che facilita l’interpretazione sempre molto teatrale ed enfatica del loro frontman. Il punto su cui migliorare, nonostante il bel graffiato, è sicuramente la tenuta vocale di Andrea, che in alcuni passaggi traballa. 7-
Giacomo Calò: è una delle voci migliori dell’edizione, anche se non riesce a metterla in mostra del tutto in “Ordinary“. Tende a schiacciare il suo timbro che, in genere, invece è molto potente e l’attacco non è dei migliori. Nonostante questo riesce a riprendersi e, nei ritornelli, fa vedere quello che la sua voce sa fare quando è in controllo, ovvero trasmettere forti emozioni. 7-
Alex Fontana: potenzialmente il vero underdog dell’edizione. Ha un timbro internazionale, sa fare degli abbellimenti tipici del genere (che solo a un orecchio ingenuo possono sembrare delle sporcature) e ha un’identità musicale che chiaramente lo lega al rock britannico.
“Song 2” è un buon inizio per intraprendere questo percorso. 7
Manu: di tutti gli artisti in gara della prima manche è sicuramente quello più acerbo. Pur avendo un bel timbro grattato, su “Incoscienti giovani” non riesce a creare il trasporto che il brano richiedeva. La voce è mediosa, troppo nasale e anche sulla respirazione c’è tanto da lavorare. 5.5
Alice Fregoso: iniziare i live con “Piazza Grande” è segno di grande personalità. In alcuni punti nelle strofe, negli accenti, nelle pause sarebbe anche credibile, facendo intravedere un potenziale interpretativo. Ma questo non può bastare con una canzone così complessa, ricca di contenuto e sentimento. Ne esce fuori una rivisitazione con alcuni picchi, ma anche con numerosi punti deboli. 5.5
Camilla: altra voce interessante, ma rispetto a Giacomo è più quadrata nel suo modo di mettere in scena “You don’t own me“. Padroneggia bene alcune sfumature soul e R&B presenti nel brano. Non è ancora chiara la direzione creativa, ma questo può essere un valore per dimostrare la sua imprevedibilità. 7
Lenanie: riscrive parte di “Blu celeste” ed è uno dei rari casi in cui la scrittura migliora il testo originale. A depotenziare le atmosfere del brano è l’arrangiamento molto minimale. Per quanto sia comprensibile la ricerca del peso delle parole attraverso i vuoti musicali, questo tipo di scelta ha appiattito la sua performance e ha reso più evidenti alcune imprecisioni vocali. 6+
Alìa: la sua capacità nel variare i registri, la sua estensione ma, soprattutto, la sofisticatezza nell’utilizzo dello strumento voce la rendono molto matura nonostante la giovane età. Sienna Spiro è uno dei nuovi talenti più difficili da portare nelle cover. La sua versione di “Maybe.” non solo è ottima, ma ha anche un gusto R&B molto marcato. 8
Scraffs: sicuramente hanno una loro identità punk ben consolidata. A farli brillare poco è, forse, proprio la scelta del brano “What a wonderful world“. Sarebbe stato meglio iniziare più in comfort zone. L’esibizione è scarica e viene tolto tutto lo sconforto, che nella versione di Joey Ramone, invece, era centrale. 5
Patrizia: fa esplodere tutto il suo talento in “It’s a man’s man’s man’s world“. La capacità di fraseggiare sul brano le permette di creare continui picchi vocali. La sua estensione le da infinite possibilità, che la portano vicina alla musica black, ma anche a un percorso melodico pienamente italiano. 9
Veronica: dalle audizioni ripropone “Voilà” con cui può mettere in mostra la sua capacità di rimanere sulle note alte con grande facilità. 7-
Alice Fregoso: dalle audizioni, in maniera quasi complementare a Veronica, sceglie di riproporre “Disfruto” per dimostrare, invece, l’eleganza e la sensualità che mette nel pesare ogni parola e ogni respiro del brano. 7-
Francesco Gabbani: non parte benissimo, osando troppo con le assegnazioni per Alice e gli Scraffs. Anche Giacomo non brilla, ma l’assegnazione di Alex Warren era corretta. Tecnico nei commenti, qualche volta pecca d’incoerenza quando si tratta di valutare alla stessa maniera i suoi concorrenti. 5.5
Jake La Furia: è già in modalità competitiva, cercando di colpire con qualche provocazione i concorrenti più temibili. Apprezziamo il temperamento, anche se questo non deve mai prevalere sulla correttezza dei suoi giudizi. Le assegnazioni erano cucite su misura per i suoi cantanti (soprattutto quelle di Alìa e Alex). 7
Paola Iezzi: c’è poco da fare, quando iniziano i live Paola diventa incontrollabile. Non sbaglia un brano e con i Mad-Dog riesce addirittura a farli overperformare con un’assegnazione perfetta per i loro valori. Schietta nelle critiche, ironica, ma sempre molto generosa nei complimenti quando deve riconoscere una performance di livello. 9
Irama: esordio niente male per l’artista brianzolo. Rimanda al mittente i primi tentativi di Jake La Furia di far risultare Patrizia poco versatile. Vince l’esperimento con Le Distanze e Renato Zero e indirizza Lenanie verso un percorso di cover riscritte per rispettare la sua vena cantautorale. Oltre alla idee chiare, colpisce l’empatia che ha con tutti i concorrenti. Non sembra sentire troppo la gara, sa essere sincero quando deve riconoscere il talento, ma anche duro ed essenziale quando deve porre delle critiche. 8.5
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.
Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.
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