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“Che me ne faccio del tempo”, la recensione del nuovo album di Mara Sattei
“Che me ne faccio del tempo” recensione album Mara Sattei

“Che me ne faccio del tempo”, la recensione del nuovo album di Mara Sattei

Dopo un Sanremo flop, torna Mara Sattei con “Che me ne faccio del tempo“:

Tic Tac: un’intro di un minuto sul passaggio del tempo e le ansie per il futuro, pienamente centrata nei problemi della sua generazione. 6-

 

Le cose che non sai di me: il suo brano Sanremese. Esagerato il penultimo posto, anche se a livello melodico si sentono fin troppe influenze artistiche rendendo la ballad molto anonima. 5.5

 

Sopra di me: il singolo del 2025, un uptempo che gioca molto sugli incastri ritmici. Il sopra rappresenta un posto ideale dove fuggire dall’acqua alla gola. 5-

E chissà se ricordo: il ricordo di un amore su una strumentale molto minimale e con poco impegno nella scelta delle linee melodiche. 5-

 

Mezzocuore: prova ad unire l’urban e la ritmica R&B, ma i risultati sono sconclusionati anche a causa di un testo molto banale su un amore disfunzionale. 5-

 

Ora lo so: ritorna un po’ nel mondo melodico proposto all’Ariston, dove quantomeno risulta più credibile. La scelta dei cori è un buon punto di partenza per ritrovare un senso nella sua discografia, che si è persa fin troppo nella ricerca di un compromesso fra il suo passato urban e il suo presente legato alle ballad. 5.5

Gran rumore: Mara si fa un po’ oscurare dal talento di Noemi in questa ballad. Il problema è un testo che non utilizza nessuna immagine in grado di colpire davvero l’orecchio dell’ascoltatore e, anche a livello strumentale, l’elettronica non ha nessun guizzo o cambio di dinamica. 5

 

Everest: la parte più interessante è come gioca sul tempo e sulla dizione il fratello Thasup, ma per il resto riscontriamo gli stessi problemi a livello autoriale di tutto il disco. 5-

 

Niagara: torna sugli uptempo urban, proseguendo questa tracklist ad onde e non dando una chiave di lettura musicale al suo progetto. Il pianto “Niagara” del cuore, tra l’altro, è un tema molto riciclato sia nel pop che nell’urban. 5-

Abbey road: esagera con i cambi d’accenti, tanto che sembrano più errori d’articolazione che una scelta stilistica. È uno dei rari casi in cui viene difficile seguire il racconto sulla lontananza emotiva ,anche mentre si ascolta la versione registrata. 4.5

 

Giorni tristi: non si parla di un capolavoro, ma almeno ha una ritmica da alta rotazione radiofonica. Uscito proprio come singolo, l’uptempo ha il difetto d’essere troppo lineare musicalmente, ma è estremamente orecchiabile. 6-

 

Eravamo un’idea: è uno dei testi con più contenuti dell’intero disco e si sente la presenza della penna di Mecna. Le strofe old-style accompagnano bene un ritornello un po’ dozzinale, ma comunque funzionale al racconto di una storia che è passata da essere ideale ad essere finita. 5.5

Mi penserai: anche Elisa non è credibile in questa ballad moderna. Le due voci si confondono e si omologano in un pezzo davvero senz’anima. Una chance buttata per fare una ballad emozionale di valore. 4.5

 

Freddo dentro: un uptempo che prende un po’ dalla vaporwave, è forse il brano più convincente dal punto di vista musicale. Interessante il contrasto fra la leggerezza musicale e il testo che parla di un addio. 6

 

Te ne vai: copia se stessa, riprendendo le linee melodiche della sua ballad dell’ultimo Festival. Uno dei difetti dell’artista è proprio la poca varietà nella scelta delle melodie e dei testi. 5-

L’ultimo bacio: una delle peggiori cover dell’ultimo Festival di Sanremo. Stravolgere la struttura armonica e musicale del capolavoro di Carmen Consoli, solo per poter inserire le barre di Mecna, è stato un grosso errore artistico. Nonostante la buona intonazione, anche il ritornello è stato depotenziato a livello interpretativo. 4.5

 

Mamma: tra malinconia e ricerca d’affetto è un brano che colpisce per la sua verità. L’outro, attraverso parole di riconoscenza, valorizza la figura più importante della nostra vita, diventando un inno all’amore materno. 7

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

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Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.

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