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Intervista esclusiva a Campi per il nuovo singolo “Cose silenziose”
Intervista Campi

Intervista esclusiva a Campi per il nuovo singolo “Cose silenziose”

Dopo avervi segnalato Nicolò Maggiore (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Campi, attualmente in rotazione radiofonica con “Cose silenziose”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!

Andrea Campi, in arte Campi, è un cantautore bolognese.

 

Dopo aver intrapreso lo studio della chitarra, del canto e della scrittura, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con una tesi sull’onomatopea nei testi della canzone italiana.

 

Il suo album d’esordio, “Un Ballo Di Altalene”, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti di settore, tra cui il primo premio assoluto SIAE e il premio per il miglior testo al “Proscenium Festival” di Assisi. A questi si sono aggiunti il primo premio al “Festival Via Emilia”, il premio NUOVO IMAIE a “L’artista che non c’era” e la vittoria al concorso “Zocca Paese della Musica”, grazie al quale, nel Giugno 2024, ha avuto l’onore di aprire il concerto di Vasco Rossi allo Stadio San Siro.

 

Nel 2025, Campi è tra i vincitori del bando SIAE “Per chi crea” e pubblica i singoli “Tutto a posto” e “Riparare”, brani che anticipano un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Durante l’estate prosegue un’intensa attività live partecipando a numerosi festival, esibendosi in apertura ad artisti di rilievo come Michele Bravi in occasione di “Rimini in Musica”.

 

Il suo stile indie-pop fonde sapori vintage a un sound contemporaneo, mantenendo i testi sempre in primo piano, quasi a volerli far galleggiare su una struttura sonora ricercata.

 

Cose silenziose” è il suo nuovo singolo, in rotazione radiofonica dal 20 Febbraio 2026, estratto dall’omonimo album uscito il 30 Gennaio e realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

CAMPI, il tuo percorso parte da studi classici e musicali, fino alla laurea in Lettere Moderne e una tesi sull’onomatopea: come influisce questo background sulla tua musica?

«Quello della scrittura e della musica sono due mondi che, nel mio percorso, si sono sempre intrecciati. Ho iniziato molto presto a suonare la chitarra e il primo istinto è stato subito quello di inventare melodie e incollarci sopra i testi e le storie che mi venivano in mente. Ho capito subito che era un modo incredibile per esprimermi e stimolare la fantasia.

 

Poi sono arrivati il teatro, il canto, il pianoforte e le prime canzoni. In parallelo ho portato avanti gli studi in Lettere Moderne, che hanno sicuramente influenzato molto il mio modo di scrivere. Mi è capitato spesso di inserire piccole citazioni letterarie nei testi. Una delle mie prime canzoni, e quindi una delle più importanti per me, “Leggera”, è ispirata proprio alla leggerezza delle “Lezioni americane” di Calvino.»

 

Hai ottenuto premi importanti e aperto concerti memorabili, come quello di Vasco Rossi a San Siro. Che emozione ti ha lasciato quell’esperienza?

«Aprire un concerto di Vasco Rossi a San Siro è stato qualcosa di profondamente surreale. Il primo grande concerto che ho visto da ragazzino è stato proprio il suo: ci ero andato con mia madre, senza poter immaginare minimamente dove mi avrebbe portato la musica.

 

Ritrovarmi anni dopo su quello stesso palco è stato come chiudere un cerchio. Una scarica di adrenalina fortissima, ma soprattutto un momento di grande gratitudine e consapevolezza. È uno di quei ricordi che restano impressi e che porterò con me per sempre.»

 

Il tuo stile fonde indie-pop contemporaneo e sapori vintage: come definiresti il tuo suono oggi? E come è cambiato rispetto all’inizio della tua carriera?

«Il mio suono nasce sicuramente da un legame forte con il cantautorato e con la tradizione musicale della mia città, ma allo stesso tempo è influenzato da molti elementi diversi. Lavorare anche come autore per altri artisti mi ha permesso di attraversare mondi musicali differenti e sviluppare una certa versatilità.

 

In ogni caso, essendo un cantautore, al centro restano sempre il testo e la melodia. Attorno a questi elementi, collaborando con musicisti e produttori che stimo, cerco ogni volta di costruire il vestito più adatto per ogni canzone.»

Intervista Campi
Come nasce una canzone di CAMPI? Dalla prima idea fino alla produzione finale…

«Non esiste una regola. Ci sono canzoni che nascono improvvisamente, musica e testo insieme, da un’urgenza molto forte, magari in pochi minuti. È successo così per “Cose silenziose” o per “Non moriremo mai”, senza sapere neanche esattamente cosa stessi cercando di dire.

 

Altre volte, invece, nascono da piccole esperienze di vita, che poi vengono messe in musica. Possono partire anche da una domanda semplice, tipo “come stai?”, che apre una serie di riflessioni, come nel caso di “Tutto a posto”.

 

Alcune canzoni nascono in pochi minuti, altre hanno bisogno di mesi di gestazione. Un caso particolare è “Mentre bolliva la pasta”, una canzone ispirata dal lockdown del 2020, lasciata incompleta e poi ripresa anni dopo con un nuovo sguardo e una nuova prospettiva.»

 

Nella tua musica sembra ci sia sempre uno spazio per il silenzio e i dettagli: come scegli quali momenti fermare o valorizzare nei brani?

«È un album in cui il silenzio, gli spazi di riflessione e l’attenzione ai dettagli sono molto centrali. Non ci sono momenti che ho deciso a tavolino di valorizzare in modo particolare. Ma i dettagli, le pause prendono spazio e importanza in maniera naturale. A volte è proprio lì che si nasconde il senso di una canzone.»

 

In passato hai lavorato molto sull’onomatopea e il suono delle parole: questo quanto influisce sulla scrittura dei testi oggi?

«Quel lavoro mi ha permesso di approfondire moltissimo la storia della canzone italiana e il suo rapporto con la società. Ho potuto analizzare il linguaggio, le figure retoriche utilizzate nel tempo e, in particolare, i suoni delle parole, la loro materialità fonetica e il modo in cui si legano al contesto storico.

 

Essere sempre a contatto con le parole influisce sicuramente molto sul mio modo di scrivere. Questo modo di unire il mondo umanistico e quello musicale è una caratteristica che emerge spesso nel mio lavoro.»

Intervista Campi
“Cose silenziose” è la title track e focus track del tuo nuovo album: che significato ha per te?

«La title track “Cose silenziose” è, in qualche modo, il brano manifesto del disco. Tutto l’album è attraversato da una domanda: cosa vale davvero la pena salvaguardare oggi e come reinventarci restando umani?

 

Ogni canzone prova a sviluppare questa tensione a modo suo. Dentro il disco ci sono piccoli gesti, momenti di fragilità, relazioni, dettagli che rischiano di passare inosservati, ma che in realtà sono fondamentali perché tengono insieme le persone.

 

È una riflessione su ciò che resta quando il rumore si abbassa. Su ciò che, per citare Sorrentino ne “La grande bellezza”, rimane sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.»

 

Parli di piccoli gesti e rischi emotivi: quali sono stati i momenti più delicati o personali che hanno ispirato questo brano?

«Non c’è stato un momento preciso che ha ispirato la canzone. È nata quasi di getto, come un flusso di coscienza.

 

Anche le frasi centrali “forse la vita non è solo risolvere un problema” e “forse è da cercare un senso in cose silenziose” sono arrivate spontaneamente e, in quel momento, forse neanche io avevo ancora chiaro fino in fondo cosa volessi dire.

 

Solo dopo ho capito che racchiudevano perfettamente il senso del percorso dell’album. Scrivendo mi sono accorto che, mentre parlavo di me, stavo raccontando qualcosa di più grande: è come se il mio sentire personale si intrecciasse con il momento storico che stiamo vivendo. In questo senso le canzoni diventano anche uno spazio in cui fermarsi e provare ad ascoltare meglio ciò che accade dentro e fuori di noi.»

 

Come si inserisce il concetto di “resistenza quotidiana” all’interno dell’album e della tua visione artistica?

«Ogni canzone del disco può essere vista come una piccola forma di resistenza quotidiana. Non una resistenza eroica o clamorosa, ma fatta di gesti semplici: attenzione, cura, relazioni.

 

In un tempo in cui tutto sembra essere valutato in base all’efficienza, al risultato o all’utilità immediata, dare spazio a ciò che appare fragile o “inutile” diventa quasi un gesto controcorrente.»

L’album parla di rallentare e ascoltare ciò che resta quando il rumore del mondo si abbassa: come riesci a trasmettere questa riflessione attraverso la musica?

«Cerco di farlo, prima di tutto, attraverso le canzoni stesse, nei testi, ma anche nelle scelte musicali. Ho provato a creare spazi di ascolto, momenti in cui chi ascolta possa fermarsi un attimo e guardare le cose da una prospettiva diversa. Spero di essere riuscito non tanto a dare risposte, quanto a lasciare qualche spazio di riflessione.»

 

Ci sono collaborazioni, esperienze di registrazione o strumenti particolari che hanno caratterizzato l’album?

«È un album a cui hanno partecipato tanti musicisti e produttori che stimo molto, persone con cui lavoro da anni o che ho incontrato in altri progetti e che ho ritenuto le più adatte per sviluppare i singoli brani.

 

Ho scelto le collaborazioni partendo proprio dalle canzoni. Tra i musicisti e produttori con cui ho lavorato ci sono Enrico Dolcetto, con cui collaboro da tempo e che ha tenuto con me le fila del progetto, Pietro Posani, con cui avevo già lavorato nel primo album, ed Etta, Celo, Daniele Coro e Yoisho.

 

Hanno suonato, poi, il violoncellista Tiziano Guerzoni e il chitarrista Giacomo Savioli. Non è stato semplice far convivere tante visioni diverse, ma sono molto contento del risultato perché ognuna di queste persone è un professionista che stimo e che ha saputo valorizzare ogni brano dell’album.»

 

Guardando al futuro, quali progetti o esperienze live stai pianificando?

«Sicuramente la cosa che spero di fare il più possibile è portare dal vivo questo disco. Per chi vuole seguirmi ci sono diverse date in aggiornamento in arrivo. Intanto partiamo dalla prima: appuntamento il 23 Aprile al Cortile Cafè di Bologna.»

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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