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Intervista esclusiva a Chiara Accardi per il nuovo singolo “Mi manchi ma non parlo”
Intervista Chiara Accardi

Intervista esclusiva a Chiara Accardi per il nuovo singolo “Mi manchi ma non parlo”

Dopo avervi segnalato i Purple Head (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Chiara Accardi, attualmente in rotazione radiofonica con “Mi manchi ma non parlo”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!

Attualmente tra i 60 progetti selezionati per le audizioni Live di Musicultura 2026 e tra i 120 artisti di 1MNEXT, Chiara Accardi (classe 2002) è una delle voci più autentiche della nuova scena d’autore. La sua è una “musica di terra”: un pop dall’istinto folk, diretto e sfrontato, che trasforma il sentimento in resistenza.

 

Il riconoscimento di Musicultura arriva a coronamento di un percorso live importante. Dopo il debutto nel 2023 sul palco del Green Valley Pop Fest (Radio 105)  pubblica il primo singolo “Stanca di Correre” e cura le aperture siciliane per Mille e Matteo Alieno. Nel 2024 si esibisce per il 1MAGGIO di Palermo e pubblica “Corona di Curcuma”, brano che la porta sul palco dell’RDS Summer Festival di Messina. Il suo progetto è stato anche selezionato tra oltre 700 candidature per il contest Palchibelli (Rockit, Ostellobello, Tuborg).

 

Il 2024 e il 2025 hanno consolidato la sua attività in tutta la penisola, con il suo tour “Fuori Porta”, toccando Mantova (in apertura a Cimini), Torino per Sofar e la Milano Music Week. Seguono la partecipazione al Mish Mash Festival (in line-up con Joan Thiele e Marco Castello), e, nel Marzo 2026, l’apertura del tour dei Ministri ai Mercati Generali di Catania. 

 

Con Mi Manchi Ma Non Parlo, Chiara dà il via a un percorso che la porterà alla pubblicazione del suo primo album, “Nuge”: un microcosmo dove la canzone d’autore si spoglia delle sovrastrutture per ritrovare la sua natura più autentica.

Sei tra i progetti selezionati per Musicultura 2026 e 1MNEXT: che momento è questo per te, sia artisticamente che personalmente?

«Questo è un periodo molto felice per me. Da quando ho iniziato a lavorare al mio progetto, ho sempre guardato con ammirazione a Musicultura, promettendomi di candidarmi solo nel momento in cui mi fossi sentita davvero pronta. A Luglio 2025 sono iniziati i lavori del mio primo album e potendo finalmente lavorare in modo organico al progetto, ho pensato che potesse essere il momento giusto.

 

Quest’anno – da quanto letto – era l’edizione con più candidature in assoluto e quando è arrivata la notizia di essere stata selezionata, è stata una grande gioia. Io sono un’artista indipendente e questi piccoli traguardi rappresentano per me un segno importante del fatto che la strada che stiamo percorrendo con il mio team è quella giusta.»

Nel comunicato si parla della tua musica come “musica di terra”: cosa significa?

«Musica di terra vuole essere una dichiarazione d’intenti. Negli ultimi due anni ho avuto modo di lavorare a più riprese sui miei brani dal punto di vista della produzione. Le primissime demo erano molto belle: costruite alla perfezione, assomigliavano nella forma a pacchi regalo ben confezionati con tanto di fiocco. Erano perfette, e io non sono perfetta. Quello che era accaduto era un totale scollamento fra me e loro: c’era troppa differenza fra ciò che provavo suonandole da sola al piano e ciò che accadeva sul palco, in band.

 

Quando finalmente ho avuto la possibilità di lavorare in studio alla produzione definitiva dei brani, ho voluto dare ascolto al bisogno di ri-abitare i miei testi. Quel che è venuto fuori è una musica di terra: una musica sentita, che vibra. Imperfetta? Forse, ma è tutta vita. Volevo si sentisse la mia voce tremolante, che chi ascoltasse potesse sentire il calore di chi con l’anima ha lavorato a questo progetto.»

 

Quali sono le radici (musicali e non) che hanno influenzato di più il tuo modo di scrivere?

«Della mia musica, una cosa che sento spesso dire è che è molto “immediata”, nel senso che chi ascolta per la prima volta i miei brani ha spesso la sensazione di conoscerli già. Questa dinamica è molto strana per me, dal momento che i miei ascolti, specie nell’ultimo periodo, sono soprattutto stranieri: ascolto molto LP, Lorde, i The Lumineers, Chappell Roan. Ciò che influenzi e determini il mio modo molto diretto e semplice di comunicare nelle canzoni, credo sia la mia stessa personalità: non so avere filtri, non so fingere e anche quando parlo con me stessa, attraverso le canzoni, mi esprimo nel modo più sincero e diretto.»

Intervista Chiara Accardi
Hai costruito molto attraverso i live, dai festival fino alle aperture importanti: quanto il palco ha formato la tua identità artistica?

«Suonare live per me è stato ed è il principale modo per crescere artisticamente e umanamente. Ogni palco, ogni esibizione di qualunque natura è un’esperienza irriducibile e ogni volta imparo qualcosa di nuovo, individuando elementi da migliorare. La lezione più importante che credo di aver imparato fin ad ora è che sul palco non puoi non essere sincera: traspare tutto, almeno nel mio caso. A volte, prima di alcune esibizioni, mi è capitato di sentirmi giù, ma sto imparando ad abbracciare anche quei sentimenti lì per trasformarli in altro.»

 

C’è un momento preciso in cui hai capito che questo progetto stava diventando qualcosa di concreto?

«Non so indicare un momento preciso, ma ciò che mi ha fatto rendere conto che il tutto stava iniziando a prendere forma è stato il profondo affetto da cui, fin da subito, è stato circondato questo progetto. Prima di allora avevo tenuto tutto per me e invece, dal primo momento in cui ho deciso di venire alla luce, sono stata circondata da un amore immenso. Mi sento fortunata a lavorare con il mio piccolo team e sono felice che chi ascolta possa sentirsi anch’esso parte di quello che stiamo costruendo.»

 

“Mi Manchi Ma Non Parlo”, il tuo nuovo singolo, racconta un amore sospeso: è una storia personale o nasce da osservazioni più ampie?

«“Mi manchi ma non parlo” è il ritratto di una storia personale. Questo brano è un vero e proprio flusso di coscienza, perché è nato in un periodo molto particolare: avevo da poco messo fine ad una relazione che mi aveva tolto parecchia luce e avevo tanta paura dell’amore. A qualche mese di distanza, però, conosco questa persona: in fondo sapevo quel che provavo, ma la voglia di proteggermi era più grande. Una sera, così, al piano è nato “Mi Manchi Ma Non Parlo”, un brano che è stato più una lettera a me stessa che una dedica d’amore.»

 

Il ritornello è molto diretto e quasi doloroso: quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra vulnerabilità e protezione?

«Io sono dell’idea che si impari molto dalle relazioni. C’è sempre la paura di farsi male, ma sto imparando a fidarmi.»

 

Hai deciso di allontanarti dalle strutture pop più classiche: una scelta naturale o una presa di posizione artistica?

«“Mi manchi ma non parlo” non segue la struttura classica della canzone perché è nata come un flusso di coscienza. Il crescendo testuale e musicale da cui è caratterizzata non è stata una scelta artistica voluta, ma è stato un processo naturale, istintivo e spontaneo.»

“Mi Manchi Ma Non Parlo” apre le porte a “Nuge”: che tipo di viaggio sarm questo disco?

«”Nuge” è un disco che rivendica il valore dei sentimenti, in un mondo che guarda solo ai fatti concreti. Sarà il disco di chi si è un pò stancato di sentire sminuire la sua voce solo perché giovane e di chi ha trovato finalmente il coraggio di riconoscere il valore di ciò che prova, anche al costo di sentirsi diverso. Un album di teneri inciampi, che parla in modo sincero.»

 

Hai parlato di “microcosmo”: c’è un filo narrativo che lega tutti i brani?

«“Nuge” è un microcosmo, nella misura in cui descrive in modo inequivocabile da che parte vuole stare e ciò che rivendica. Al suo interno accoglie brani diversi tra loro nelle intenzioni, ma sono tutti accomunati dalla stessa penna e dalla voglia di essere sinceri con chi li ascolta.»

 

In un momento in cui emergere è sempre più complesso, cosa pensi ti renda diversa nella nuova scena d’autore?

«È una domanda abbastanza difficile a cui rispondere per una ragazza come me che è abituata a guardare al suo percorso e a gioire dei traguardi delle persone che stima. Io non cerco di essere diversa per emergere, piuttosto voglio sentirmi uguale, nel modo più sincero e puro del termine: voglio parlare a tutti, e questa credo che oggi sia la mia consapevolezza più grande sul mio progetto.»

 

Qual è la prossima “resistenza” artistica che vuoi portare avanti?

«La mia resistenza più grande è sforzarmi di essere sempre me, al di là delle mode e del mercato. Voglio ripetermi che ciò che provo vale, che ciò che sento ha una sua dignità.»

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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