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Intervista esclusiva a Wowdrugo per il nuovo singolo “Pao pao”
Intervista Wowdrugo

Intervista esclusiva a Wowdrugo per il nuovo singolo “Pao pao”

Dopo avervi segnalato Chimera (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Wowdrugo, attualmente in rotazione radiofonica con “Pao pao”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!

Nato a Castrovillari (CS) e trasferitosi a Roma per studiare lingue orientali, wowdrugo ha iniziato a scrivere canzoni durante gli anni universitari. La svolta arriva con l’ammissione a Officina Pasolini, dove ha l’opportunità di crescere artisticamente confrontandosi con figure come Niccolò Fabi, Tosca e Piero Fabrizi. Negli stessi anni porta avanti il progetto Fianki, insieme a Elasi, e inizia ad esibirsi dal vivo.

 

Cantautore introspettivo, curioso e sperimentale, considera la musica il suo vero strumento di comunicazione.

Sei nato a Castrovillari e poi ti sei trasferito a Roma per studiare lingue orientali. In che modo questo percorso di vita ha influenzato il tuo modo di scrivere musica?

«Arrivare in una grande città dal piccolo paese vuol dire confrontarsi con una realtà che non si conosce, che può far paura da una parte, ma dall’altra che può portare curiosità ed entusiasmo: siamo nel più classico dei romanzi di formazione. Quasi sempre poi le cose non vanno come uno immagina o spera, e questo contrasto diventa terreno fertile per tutti quei sentimenti e quelle emozioni che poi cercano spazio, almeno in me, attraverso la musica.»

 

Poi sei entrato a Officina Pasolini, dove hai avuto modo di confrontarti con artisti come Niccolò Fabi, Tosca e Piero Fabrizi. Cosa ti hanno lasciato questi incontri?

«Sono entrato a Officina quasi per sbaglio, inviando una delle prime canzoni che scrissi registrata con lo smartphone (dieci anni fa i microfoni dei telefoni non erano proprio quelli di adesso), alle audizioni mi esibii per la prima volta davanti a un pubblico che non fossero le quattro mura di camera mia. Mi ritrovai catapultato in un sogno: passare tutti i giorni a fare e parlare di musica con professionisti del mestiere. Se penso che il concerto di Niccolò Fabi del 2010, nella suddetta Castrovillari, fu il primo concerto per il quale pagai un biglietto di tasca mia, non male…»

 

Il tuo nuovo singolo si intitola “Pao Pao” ed è ispirato all’omonimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli. Quando hai scoperto questo libro e cosa ti ha colpito al punto da trasformarlo in una canzone?

«Non so esattamente come scoprii questo libro: credo mi colpì il nome in libreria, sicuramente era fine 2015/inizio 2016. Ero nel bel mezzo del trambusto di cui sopra, Roma, Università, Officina, e lo stile di quel libro mi acchiappò subito. Dopo poco mi accorsi che non solo lo stile mi incuriosiva, ma la trama e le vicissitudini dei protagonisti parlavano in modo diretto a qualcosa che ho dentro. Erano totalmente in linea con quello che stavo vivendo, seppur si parlasse di militari, di caserme. Fu una scoperta incredibile.»

Intervista Wowdrugo
Nel brano parli della sensazione di essere “piante recise” e della ricerca di un posto nel mondo. Ti sembra una condizione molto presente nella tua generazione?

«Non è una novità che il numero di ragazzi “costretti” ad emigrare dai piccoli paesi verso le grandi città per motivo di studio/lavoro sia cresciuto a dismisura negli ultimi anni. Spesso non c’è troppa consapevolezza in quel momento: da qui la sensazione di un legame che viene “reciso”, di una costrizione, più che una scelta. E spesso le destinazioni, complice il disallineamento tra aspettative e realtà, e/o la lontananza da quella che è casa, portano con sé quella sensazione di non essere il tuo posto. E allora la ricerca di quest’ultimo diventa una costante.»

 

In “Pao Pao” racconti anche la noia, la vulnerabilità e l’osservare la vita mentre sembra che qualcun altro la stia vivendo al posto nostro. È una sensazione che hai vissuto personalmente?

«Sì, e sono condizioni anche necessarie da attraversare. Non siamo più abituati ad annoiarci, a  guardare fuori dal finestrino durante un lungo viaggio, a leggere gli ingredienti dello bagnoschiuma quando siamo in bagno o, semplicemente, a non sapere cosa fare. Se nulla ci annoia, nulla ci entusiasma davvero.»

 

Se dovessi descrivere “Pao Pao” con una sola immagine o scena cinematografica, quale sarebbe?

«Quando Giulio in “Le città di Pianura” decide di assecondare due sconosciuti e salire con loro in macchina, in un viaggio senza destinazione, ma che porta a scoprire tante cose.»

Nel comunicato si parla della necessità di ridurre il “rumore” che ci circonda. Che tipo di rumore senti più forte oggi? Quello sociale, digitale o interiore?

«Rumore ha, forse, un’accezione negativa, e mi viene da pensare che in un periodo storico dove la strategia per farsi sentire è alzare la voce, sia necessario cercare di parlare piano, in modo educato, composto, con dolcezza. Se tutti parlassimo più piano sarebbe più facile e meno energivoro ascoltarsi. Spesso è difficile distinguere tra rumore sociale, digitale e interiore, e allo stesso tempo forse è poco corretto non provare a farlo. Mettersi in posizione d’ascolto rimane l’unica strada.»

 

I singoli “Cattedrali”, “Resistenza” e ora “Pao Pao” fanno parte di un percorso che porterà al tuo primo disco, “Belvedere sullo spazio”. Che tipo di “viaggio” rappresenta questo album?

«Come tipologia di viaggio lo definirei sicuramente un volo, o meglio una serie di voli. Chiudo gli occhi e vedo questo punto panoramico esterno, nell’universo. E da questo belvedere si apre la vista su uno spazio e un tempo non definito, sulle opportunità, sulle possibilità, sul potere dell’immaginazione. E ogni volo porta con sé una tematica, un’emozione, un’idea.»

 

Nei tuoi brani sembra esserci sempre una forte componente simbolica e visionaria. È qualcosa che nasce spontaneamente o è un linguaggio che hai costruito nel tempo?

«Credo sia semplicemente il modo di esprimermi che, nell’incapacità di concretezza o nel desiderio di alterità, fa di necessità virtù.»

 

Se qualcuno ascoltasse per la prima volta una tua canzone, cosa ti piacerebbe che portasse via con sé?

«Un pezzo piccolissimo di verità, che può essere mia o non, può essere anche di chi ascolta. Verità non come realtà obiettiva, ma come realtà autentica.»

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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