Federico Stragà torna con “È Così“, un nuovo album di inediti che suona come un punto di ripartenza, tra storie quotidiane, ironia e voglia sincera di raccontarsi.
Dopo il singolo omonimo, già in radio e sulle piattaforme digitali, il disco mette insieme emozioni vere e collaborazioni di peso: Fabio Concato in “Automobilisti” e Gia
Tra musica, vita e nuove consapevolezze, ecco cosa ci ha raccontato.
«Questo è un album molto importante, perché è il mio secondo lavoro da cantautore, con brani completamente scritti e composti da me. È fondamentale anche perché il primo risale a sette anni fa: ovviamente altrettanto importante, ma per motivi diversi.
Oggi questo album rappresenta un po’ una conferma del fatto che, nel frattempo, ho continuato a scrivere. Devo dire che le soddisfazioni che mi sta dando, e che mi hanno già dato i due brani usciti prima dell’album, mi trasmettono fiducia per il futuro e mi stimolano a continuare su questa strada.»
«Ci sono riuscito nell’unico modo che quella sera mi è sembrato possibile: utilizzando le sue parole, come se fosse lui a parlare. Parlare di lui, inevitabilmente, mi viene molto naturale, perché si tratta di una persona che ho conosciuto bene e che ha segnato in modo profondo la mia vita personale e familiare. La convivenza con lui non è sempre stata facile, ma restano tanti bei ricordi e anche momenti molto simpatici da ricordare. Alcuni di questi li ho voluti condividere in questo brano. Avrei potuto scrivere una canzone lunga un chilometro, ma ho cercato di riassumere il più possibile.»
«La collaborazione con Morandi, che fa un piccolo cameo nella canzone dedicata a Bologna, è un intervento simpatico: un bolognese doc che, in un certo senso, fa da contrappeso alle mie velate critiche verso una città che amo e odio allo stesso tempo, e in cui vivo ormai da molti anni.
Con Fabio Concato, invece, la collaborazione è nata dal fatto che, riascoltando il provino di “Automobilisti”, ho avuto la sensazione che la sua voce potesse adattarsi perfettamente al brano, per il suo modo di cantare e il suo approccio vocale. Così l’ho chiamato: inizialmente non ci conoscevamo, ma ha accolto subito con entusiasmo la proposta, trovando la canzone originale e “gentilmente coinvolgente”, queste, ricordo, sono state le sue prime parole.
Avere la presenza di due artisti così importanti in questo disco, con cui sono musicalmente cresciuto, è per me un grande onore, soprattutto in un album che rappresenta il mio secondo lavoro come autore.»
«Sono sempre stato una persona tendenzialmente nostalgica. Devo ammettere che, al contrario di quello che molti dicono si dovrebbe fare, guardo spesso indietro e vivo molto di ricordi.
Quando penso ai momenti più belli, vado davvero lontano nel tempo, quasi nella “preistoria” della mia vita. In questo album c’è anche un brano intitolato “Quando tutto andava bene”, che parla proprio della mia infanzia. Il tempo che passa mi fa riflettere: credo che quando ci si accorge che scorre velocemente, in fondo significhi che le cose stanno andando abbastanza bene. È quando le giornate sembrano interminabili e la vita più pesante che, forse, bisogna iniziare a preoccuparsi un po’.»
«Non so bene dove collocarmi, o meglio, credo di aver intrapreso ormai da qualche anno una strada personale, in cui riconosco una mia identità musicale più chiara. È il percorso che ho iniziato nel momento in cui ho cominciato a scrivere e interpretare canzoni composte da me. Per molto tempo sono stato un interprete, e in quel periodo ho sperimentato diverse direzioni musicali. Se penso al mio primo disco rispetto al secondo, c’è già una differenza enorme: parliamo di oltre vent’anni fa e di generi completamente diversi. Poi c’è stato il terzo, un disco di swing dedicato a Frank Sinatra, un mondo ancora diverso. Oggi, invece, sento di essere sulla mia strada, anche se non so esattamente dove mi porterà. Già poter dire di essere un cantautore con un proprio pubblico, anche di nicchia, per me rappresenterebbe un traguardo importante.»
«Quando scrivo una canzone, la prima cosa che mi viene in mente è l’arrangiamento, la realizzazione, come potrebbe suonare una volta finita. Me la immagino ascoltata, magari in radio, e cose di questo tipo. Subito dopo, però, la mia mente va al palco: mi immagino di cantarla dal vivo, di provare l’emozione del contatto con il pubblico, di vedere qualcuno che la canta insieme a me. È una forma di condivisione che, solo il concerto, riesce a far vivere in modo così intenso. Per questo confido che, con il nuovo anno e l’uscita del prossimo singolo, ci sarà l’occasione di portare l’album anche dal vivo.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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