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Intervista esclusiva a GIIN per il nuovo singolo “Come ti voglio”
Intervista GIIN

Intervista esclusiva a GIIN per il nuovo singolo “Come ti voglio”

Dopo avervi segnalato Quattordici (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo GIIN, attualmente in rotazione radiofonica con “Come ti voglio”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!

GIIN, al secolo Ginevra De Tommasi, 22 anni, è una chitarrista, autrice e cantante influenzata dai miti dell’alternative rock anni ’90 e del dream pop. La sua musica rappresenta una continua e inarrestabile esplorazione del cambiamento, dedicata a chi sogna mondi alternativi attraverso ambiguità, caos, incertezza e nostalgia. Questi elementi non sono ostacoli, ma i veri protagonisti del suo percorso artistico: perdersi, mutare opinione e contraddirsi diventano tratti distintivi del suo stile.

 

GIIN ha concluso il triennio al Saint Louis College of Music di Roma, dove ha consolidato la sua identità artistica tra chitarra, songwriting e ricerca sonora. Attualmente prosegue il suo percorso formativo studiando Musica Elettronica al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, un’esperienza che sta ampliando il suo linguaggio musicale attraverso nuove tecniche di sound design e una sensibilità timbrica contemporanea. Questa ricerca, che affonda le radici negli anni ’90 ma guarda a un’estetica moderna, contribuisce a definire un approccio ancora poco esplorato nel panorama italiano.

 

Autrice per Sony Music Publishing, GIIN nei suoi testi indaga i sentimenti umani in maniera universale, parlando di emozioni che vanno oltre età e genere. Le sue canzoni affrontano temi complessi con un linguaggio diretto ma mai definitivo, lasciando sempre spazio all’interpretazione personale.

 

Nel 2024 pubblica una serie di singoli che definiscono la sua identità sonora: “Stare male con te” a Maggio, prodotto da Fabio Grande e Valerio Bulla, mixato da Jesse Germanò e masterizzato da Filippo Passamonti, un debutto che esplora la natura imprevedibile delle relazioni; “Cuore di plastica” a Luglio, ancora con la produzione di Grande e Bulla, mix di Germanò e mastering di Passamonti, una riflessione sincera sull’intensità dell’attrazione; e “Foresta” a Settembre, prodotto da Alessandro Donadei, mixato da Germanò e masterizzato da Passamonti, un brano che fonde pop etereo anni ’80 e alternative rock anni ’90, conducendo l’ascoltatore in un viaggio onirico e malinconico. A Novembre arriva “Tornare al mare”, prodotto da Donadei, mixato da Germanò e masterizzato da Passamonti, con cui partecipa all’edizione 2024 di Sanremo Giovani: una canzone che racconta lo smarrimento, il desiderio di restare giovani e la necessità di crescere, ricevendo apprezzamenti per la sua capacità di parlare a tutti.

 

Il suo primo EP supera 300.000 streaming su Spotify, rimanendo stabilmente nella playlist Rock Italia e segnando l’inizio di un interesse crescente attorno al progetto.

 

A Dicembre 2024 GIIN pubblica l’EP “Correre”, realizzato con la produzione congiunta di Alessandro Donadei, Fabio Grande e Valerio Bulla, mix di Jesse Germanò e mastering di Filippo Passamonti. L’EP, accolto positivamente dalla critica, unisce alt-rock e suggestioni dreamy, con arpeggi di chitarra che richiamano The Cure e gli Strokes, segnando il primo passo di un progetto che sceglie di crescere senza fretta. Su Spotify totalizza oltre 300.000 streaming, conquistando diverse copertine editoriali e numerose playlist ufficiali, consolidando ulteriormente la presenza di GIIN nella scena alternative italiana.

 

Nel 2025 GIIN apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico con “Nessuna fretta”, uscito a Giugno e co-prodotto da GIIN e Giorgio Maria Condemi. Il brano viene accolto dalla critica come un lavoro di grande delicatezza emotiva: molte recensioni lo descrivono come un sussurro che sa di verità, capace di trasformare la perdita in un atto di consapevolezza. Costruito attorno a un giro di chitarra acustica e atmosfere sospese, invita a lasciar andare ciò che cambia senza forzarlo. La co-produzione con Condemi valorizza la voce intima di GIIN e la sua scrittura essenziale, dando vita a un brano definito un piccolo inno alla consapevolezza emotiva, capace di restare impresso per sincerità e profondità.

 

Durante l’estate 2025 GIIN porta la sua musica dal vivo in tutta Italia, partecipando a diversi festival con la sua band, una formazione power-rock di cinque elementi composta da Giovanni Grieco alla chitarra, Lorenzo Lupi alla batteria, Mattia Micalich al basso e Simone Colasante alle tastiere. I concerti mettono in luce la dimensione più energica e viscerale del progetto: chitarre incisive, dinamiche esplosive e una presenza scenica che alterna fragilità e potenza, trasformando ogni live in un’esperienza emotiva condivisa. Le prime recensioni dei concerti dell’estate 2025 sottolineano l’energia della sua presenza scenica e la capacità della band di amplificare il carattere emotivo dei brani, descrivendo un live più ruvido, viscerale e sorprendentemente intenso rispetto alle versioni in studio.

 

A Gennaio 2026 pubblica “Come ti voglio”, prodotto da Fabio Grande, un brano che esplora il desiderio come forza identitaria e affermazione femminile. È una confessione carnale e ossessiva, dove la fame emotiva diventa corpo, respiro e volontà. La canzone racconta il bisogno di una connessione capace di eguagliare la propria intensità, opponendosi all’apatia contemporanea. In una tensione new wave, il brano rivendica il diritto di desiderare e di esistere attraverso il contatto con l’altro.

 

Entrambi i singoli anticipano il nuovo album previsto per la fine del 2026, un lavoro che promette di ampliare ulteriormente il suo universo sonoro, intrecciando nostalgia, sperimentazione e una scrittura sempre più personale.

La ricerca delle sonorità di GIIN mantiene un gusto nostalgico legato agli anni ’90 e alle sue band, ma guarda allo stesso tempo verso un suono più moderno, ispirato a stili già presenti nel panorama musicale mondiale ma ancora assenti in quello italiano.

“Come ti voglio” mette il desiderio al centro, come forza identitaria. Quando hai capito che questo brano doveva parlare in modo così diretto del corpo e della volontà?

«È venuto tutto in maniera molto spontanea: provavo queste cose e le volevo dire. Non sono il tipo di persona che si morde la lingua e trattiene quello che prova, ed è ciò che mi piace anche negli altri, il riuscire a mostrare la propria passione senza vergogna. È un’esaltazione di questo, del mostrarsi senza filtri. Il corpo è qualcosa tramite cui parlo.»

 

Hai definito la canzone un rifiuto dell’apatia contemporanea: contro cosa senti di star reagendo, oggi, come artista e come persona?

«Tante cose…Non viviamo in un periodo facile. Sicuramente qua in particolare reagisco e parlo contro questo mondo troppo costruito, fatto di sole apparenze, dove diventa difficile essere veri. È tutto così superficialmente perfetto, pulito e preciso. C’è questa epidemia del ‘non-chalant’ che sta uccidendo la personalità e rendendo tutti apatici. Le persone preferiscono non mostrarsi e sacrificano la loro autenticità per paura di risultare ‘cringe’. Penso siano i social media a farci sentire costantemente percepiti e giudicati.»

 

Nel brano il desiderio non è mai passivo, ma affermativo. Quanto è stato importante spostare lo sguardo dal “come vengo vista” al “come voglio essere”?

«Penso sia fondamentale per ogni persona slegarsi da ciò che gli altri pensano di te e focalizzarsi, invece, su cosa pensi tu di te stessa. Secondo me è solo così che si trova la sostanza.»

La tensione del pezzo è quasi ossessiva, new wave. Come avete lavorato con Fabio Grande per trasformare questa fame emotiva in suono?

«Quando ho scritto il pezzo, in realtà, era molto più lento, drammatico e viscerale. Forse un po’ troppo. Fabio ha spinto per velocizzarlo e dargli quell’aspetto ‘ballerino’, io l’ho seguito immediatamente. La vena new wave, però, ce l’ha sempre avuta: tutto il pezzo è nato dal primo riff che si sente, ed è estremamente new wave. Ascoltavo molta musica anni ’80 in quel periodo.»

 

Credi che oggi ci sia ancora difficoltà, soprattutto per una donna, nel raccontare il desiderio senza filtri o giustificazioni?

«Sicuramente. Ne abbiamo tantissimi esempi nella musica di oggi. Un maschio che canta in maniera completamente diretta, sfacciata e molte volte anche schifosa di quello che vuole è considerato trap, è giustificato in qualsiasi cosa dice. O, magari, invece se lo fa in maniera velata e più romantica è considerato un poeta. Una donna no.»

 

Nei tuoi testi perdersi, contraddirsi e cambiare idea non sono debolezze, ma punti di forza. Quando hai smesso di cercare una forma “definitiva” per la tua musica?

«Quando ho capito che una forma definitiva non c’è mai neanche, e forse soprattutto, nella vita reale. Cambio, imparo, conosco e cresco ogni giorno, ed è giusto che la mia musica rappresenti anche questa parte di me. Magari un giorno mi fermerò e anche la mia musica, probabilmente, sarà più tranquilla.»

Intervista GIIN
Scrivi canzoni che lasciano sempre spazio all’interpretazione: è una scelta consapevole o una conseguenza naturale del tuo modo di sentire?

«A me piace parlare per immagini. Più che esplicitare quello di cui sto parlando, preferisco costruirci un mondo attorno, fatto di suoni e parole. Voglio che la gente senta e veda quello che canto, non che lo capisca e basta.»

 
La tua musica parla di emozioni universali, ma con un linguaggio molto personale. Ti senti più osservatrice o protagonista delle storie che racconti?

«Forse prima ero un po’ più osservatrice, adesso invece un po’ più protagonista. Magari non sempre, alcune volte è stancante. Ed ogni volta che senti di essere arrivata al termine di qualcosa, è il momento in cui rifletto, osservo e scrivo. Quindi protagonista quando vivo ciò di cui parlo, osservatrice quando devo parlarne davvero.»

 

Le tue radici affondano nell’alternative rock anni ’90 e nel dream pop, ma il tuo suono è profondamente contemporaneo. Quali mondi sonori senti oggi più vicini?

«Sempre tutto l’alternative e l’indie straniero. Come nomi potrei fare le Wet Leg, Geese, Bar Italia, Boy Harsher, Dean Blunt, Ear e tanti altri. C’è veramente tanta tanta musica da ascoltare e da conoscere ed
adoro farlo. Ogni cosa che sento mi lascia qualcosa di diverso, anche se apparentemente può non avere niente a che fare con quello che poi faccio. 
»

Dopo un’estate intensa di concerti, “Come ti voglio” arriva con una forte carica fisica. Quanto il palco ha influenzato questo nuovo capitolo?

«Molto. Riuscire a suonare le canzoni dello scorso EP dal vivo è ciò che mi ha aiutato a chiudere quel capitolo e a iniziarne uno nuovo, anche più consapevole di come vorrei che il live suonasse e arrivasse alla gente.»

 

Nei live emerge una GIIN più ruvida e viscerale rispetto allo studio: è una trasformazione che ti appartiene o che scopri ogni volta sul palco? 

«Sicuramente è una trasformazione che mi appartiene e che riesce ad uscire solo nel live, quando gli unici filtri tra musica e orecchie sono cavi e casse, non lo schermo del computer, non gli infiniti plug in.»

 

Cosa ti restituisce il contatto diretto con il pubblico che nessuna registrazione può darti?

«Adrenalina e la soddisfazione nel vedere la reazione sulle facce delle persone. Magari anche scendere e farci qualche chiacchiera. È sempre bellissimo quando suoni e qualcuno ti sorride, ti fa suonare anche
meglio.»

Intervista GIIN
“Come ti voglio” anticipa un album previsto per il 2026. In che direzione senti che stai andando, emotivamente e artisticamente?

«Ho tante cose da dire. Anche diverse, varie. E sono molto più consapevole del sound che voglio per amplificare quello che dico: ho le idee molto chiare e non vedo l’ora di dar loro effettivamente una forma.»

 

C’è qualcosa che, oggi, senti di poterti permettere artisticamente, che all’inizio del tuo percorso non osavi fare? 

«Essere più sincera. All’inizio avevo paura di mostrarmi troppo, giravo un po’ intorno a quello che volevo dire, ora voglio essere il più onesta possibile.»

 

Se “Come ti voglio” fosse una richiesta rivolta al mondo, più che a una persona, cosa starebbe chiedendo?

«Più amore, autenticità e comunità. Basta con questa società individualistica, dobbiamo tornare tutti a volerci più bene. A volerci in generale.»

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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