Dopo avervi segnalato Halley (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Kanestri, attualmente in rotazione radiofonica con “Difetti di fabbrica”, il suo nuovo album. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!
Kanestri è un cantautore marchigiano cresciuto tra chitarre distorte e campi da basket. Nel suo universo artistico si racconta l’amore nelle sue pieghe più autentiche, sospeso tra verità scomode e sogni di rinascita.
Il suo percorso con la musica inizia oltre quindici anni fa, durante l’adolescenza, militando nelle prime band punk della provincia: un’esperienza formativa che ha impresso sui piccoli palchi locali quell’urgenza emotiva che, oggi, è diventata la vera cifra stilistica del suo progetto solista.
Dopo i primi singoli, che hanno catturato l’interesse degli addetti ai lavori, Kanestri pubblica il 26 Giugno 2026 il suo album d’esordio intitolato “Difetti di fabbrica”, accompagnato dalla focus track “Me lo so aggiustare”.
Tra i brani più rappresentativi della sua evoluzione figurano anche “Indispensabile”, “Arcobaleni” e “In rotta con lo sport”.
La proposta musicale di Kanestri si muove su un sound energico e sensibile al tempo stesso: un pop-rock moderno che sposa la freschezza del nuovo pop alle influenze dell’indie e del punk rock. Il tutto guidato da un claim che è un vero e proprio manifesto di autenticità: «scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi».
“Me lo so aggiustare” è il suo nuovo singolo, estratto dall’album d’esordio “Difetti di fabbrica”, disponibile in streaming e digital download dal 26 Giugno 2026.
«Ciao ragazzi, è un piacere fare quattro chiacchiere con voi. Questo mio primo album “Difetti di fabbrica” è senza dubbio un punto di partenza, non potrebbe essere altrimenti. Scriverlo mi ha tirato fuori da un buco nero e ora sto soltanto reimparando a camminare, citando Calcutta. In questo viaggio ho capito l’inutilità dell’essere all’altezza delle aspettative della società attuale, quel dover vivere tutti le stesse vite, gli stessi percorsi, le stesse gioie. Pretendo molto da me stesso come essere umano, ma ho imparato a far pace con le cose che non posso controllare. E, soprattutto, ho deciso che nella mia vita voglio solo essere all’altezza dei miei valori.»
«Non so se tutti abbiamo dei “difetti di fabbrica”, ma sono certo che tutti, proprio tutti, passiamo una vita a cercare di aggiustarci. Come se fossimo usciti male da una catena di montaggio. Sono altrettanto certo, però, che quelle crepe sono le stesse dalle quali entra la luce, una strana forma di energia, quella che ti fa anche scrivere canzoni, o innamorarti, sbagliare, riprovarci. Vivere. Quando fatichiamo ad accettare compromessi dovremmo pensare che stiamo solo cercando di smussare i nostri bordi più spigolosi e taglienti per provare a creare ed accogliere nuovi confini. Non sempre la torta più grande è quella più buona.»
«Questo è veramente un mistero. Nel mio lucido egoismo artistico e creativo dico sempre che scrivo le canzoni per me, lo ripeterò all’infinito perché è la verità. Quell’emozione che vivo e che devo lasciar andare mi fa scrivere cose, non penso a nient’altro. Non c’è un terzo incomodo. Poi la canzone lascia il porto e va dove vuole, verso le orecchie e i cuori di chi ne ha bisogno. Credo ci sia un po’ di magia in questo. Sarebbe bello sapere che qualcuno possa trovar rifugio nelle cose che scrivo e nella mia musica.»
«Il saper “aggiustare” non è un gesto eroico o una strana forma di sacrificio. È semplicemente una necessità. Non tutto può essere aggiustato, alcune cose finiranno di esistere e bisogna accettarlo. E da soli non si fa un bel niente. Sono gli altri che ti danno la spinta e la motivazione: in famiglia, gli amici, i libri, film, viaggi. Da soli si muore.»
«Assolutamente no. Non ho alcun tipo di rancore verso chi ha scelto di cambiare strada e donare un pezzo della propria vita a qualcun altro. Lo trovo decisamente punk e lo rispetto, con un pizzico di ammirazione extra. In fondo un’altra persona è un’altra persona, ma veramente. È ora di toglierci dalla testa questa ossessione del possesso delle cose e degli individui. Ognuno deve essere libero di poter scegliere dove andare, cosa fare e con chi. Anche perché sono certo che chi fa quel tipo di scelte lo fa cercando di fare il meglio per se stesso, e non con l’intento di far del male a qualcuno. È il punto di vista che frega. Ed Eros non guarda in faccia nessuno. Posso però scrivere e raccontare della mancanza, quella sì che è una forma d’arte. Ci vuole stile anche nel saper soffrire, trasformando quell’energia in nuove forme di amore.»
«Non ho una soluzione in tasca, ma solo un punto di vista che mi fa sentire leggero, alto. Ci sono cose che si rompono. Molto spesso non ci possiamo fare nulla, materiale irrecuperabile, dead man walking. Ma un’emozione che hai condiviso non se ne va perché l’altra parte cambia idea, cambia strada, vita, universo. “Aggiustare”, per me, è rendere ancora quell’emozione funzionale al tuo stile, evolverla senza snaturarla, onorarla, elevarla. È l’antidoto al sostituire. E quella cicatrice non resta così. Vive con te ogni giorno, respira e si nutre. Di certo non la puoi cambiare, né tantomeno credere che non ci sia. Io preferisco prendermene cura.»
«Quando parlo di punk non intendo un genere musicale. Per me il punk è il coraggio di restare nei propri valori quando sarebbe molto più facile diventare qualcos’altro, è smettere di chiedere il permesso di scoprire i propri talenti, di ricercare la perfezione. È il coraggio di essere vulnerabili in un mondo che ti vuole indistruttibile. È continuare a credere in qualcosa anche se tutti ti spiegano il perché non potrebbe funzionare, è ascoltare invece di mettere sempre sul piatto una verità, è il trovarsi a proprio agio con la sconfitta. È trasformare le cicatrici in canzoni. Ah devo rispondere alla domanda: non me ne frega un c@zzo. È abbastanza punk?»
«La rabbia è importante, un piccolo tesoro, ma non è mai stata un’emozione che ho riversato sugli altri. La faccio correre nel mio giardino perché è sempre fonte di ispirazione. E le chitarre distorte non hanno mai avuto nulla a che fare con la rabbia, sono solo il vestito che mi piace usare per portare a spasso le mie canzoni. Alle mie orecchie non c’è nulla di più dolce e delicato di un palm muting e una jcm900.»
«Tutte. Tutte riaprono ferite. È per questo che fatico anche a riascoltare le mie canzoni, mi succede da sempre. Quando scrivo una canzone ci entro dentro con tutto me stesso, è doloroso. Ma necessario. È la mia forma di terapia, il mio modo di esorcizzare quell’emozione. Quando poi gli do un senso, quando tutto torna e ha valore, cercando di mettere a posto i vari pezzi, mi sento davvero realizzato. Quel dolore è servito a qualcosa. È la mia vittoria. La mia guarigione passa per la sincerità attraverso i miei valori.»
«Ci sono cose della vecchia versione di me che, in un certo senso, mi mancano, come la visione di un futuro felice, una famiglia, un lavoro stabile. Mi manca il sogno di quelle cose lì, non la loro quotidianità. Oggi non avrei tempo, non riuscirei a trovargli tempo. Non voglio trovargli tempo. Tornando alla partita, credo che il Kanestri di oggi giocherebbe meno d’astuzia e più di pancia, non soffrendo il trash talking della vecchia versione. Si, credo che gli farebbe decisamente il c**o.»
«Penso che l’ironia sia una forma di lucidità. Ti permette di guardare le tue ferite senza fingere che non esistano, evitando di trasformarle nella tua identità. È il modo che ho sempre avuto per non lasciare che il dolore decidesse al mio posto. Mi piace pensare che si possa parlare delle cose più difficili senza perdere la capacità di sorriderci sopra. Se ci riesci il dolore smette di essere un muro e diventa una storia. E le storie, quelle sincere, non chiedono pietà. Creano connessione.»
«Resterà di certo un bellissimo ricordo di persone ed esperienze fatte nel ciclo di vita di realizzazione dell’album, indicativamente due anni. Dai miei periodi più difficili a Milano, le macerie, il ritorno a casa a Senigallia, la ricostruzione. Anche se ne avrei fatto decisamente a meno, sono grato che la vita mi abbia permesso di fare un giro sulle montagne russe. Non me lo sarei mai aspettato.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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