Dopo avervi segnalato Rossella (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Matoh, attualmente in rotazione radiofonica con “Mai abbastanza”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!
Matoh è un cantautore siciliano classe ’96. Scrive e compone fin da quando ha imparato a tenere una penna in mano. In modo pratico il suo progetto artistico prende forma da qualche anno, ma in realtà vive in lui da sempre, da quando la scrittura è diventata il suo modo per restare in equilibrio, per dire ciò che altrimenti resterebbe taciuto. Nel suo percorso musicale convivono molte anime: il pop italiano e internazionale, il rap e un’eterna passione per il rock e il punk. Questa fusione di influenze lo porta a creare un linguaggio autentico e diretto, capace di unire generi e generazioni.
Suona da autodidatta pianoforte e chitarra, e da circa un anno studia canto, affinando sempre di più la propria espressività vocale. Dopo l’esordio con “Ho capito!” e la riconferma con “Oroboro”, ora sfoga tutto ciò che ha dentro con “Mai Abbastanza”, dove si racconta senza filtri, senza la paura di essere giudicato, e si spoglia della maschera di cantautore, per mostrarsi umano, fragile, vulnerabile come non mai.
Oggi è seguito da un team di professionisti che lo accompagna nella produzione, promozione e cura dell’immagine, permettendogli di concentrarsi completamente su ciò che conta davvero: la musica e il messaggio che porta con sé. Matoh non scrive per un pubblico specifico, perché crede che la musica non debba avere confini: è per chi vuole sentirla, per chi ne ha bisogno. Nei suoi testi cerca di far percepire a chi ascolta la sensazione di essere capiti, compresi e mai soli. Per lui la musica rappresenta un atto di unione, non di distinzione. Ritiene che non sia fondamentale arrivare da qualche parte, ma semplicemente arrivare, che sia su un palco o alle orecchie delle persone giuste.
«Quello che avevo da dire l’ho sempre avuto dentro, ma le parole e il modo di farlo uscire fuori sono arrivati col tempo, aspettando il momento giusto. Perché esprimere qualcosa è bello solo se si hanno i mezzi adatti per raccontare.»
«Questi generi mi hanno formato e cresciuto. Ho provato a prendere qualcosa da ognuno di essi. Convivono perfettamente tra di loro perché io sono un mix di tutto quello che ho provato e vissuto.»
«Che la voce è uno strumento a tutti gli effetti, e che non è semplice da “suonare” come potrebbe sembrare. La voce dà emozione in migliaia di modi diversi, e va curata, preservata e allenata il più possibile.»
«Credo di averlo capito nel momento in cui tutto quello che avevo dentro non aveva più spazio a sufficienza, aveva il bisogno necessario di uscire immediatamente. Quando non riesci più a tenere dentro qualcosa, è lì che capisci che, forse, quel qualcosa sta diventando più forte di te.»
«Sicuramente doloroso. Scavare così tanto dentro le proprie debolezze fa male, ma allo stesso tempo è una delle più grandi dimostrazioni di forza e coraggio.»
«Io mi ritengo una persona molto trasparente. Detesto questa tendenza continua a mascherare il dolore, come se nascondendo il male automaticamente ci si liberasse di tutta la sofferenza. Sono convinto che mostrarsi reali e senza filtri aumenti la capacità dell’ascoltatore di ritrovarsi in ciò che ascolta, ed immedesimarsi nel dolore altrui.»
«È una sensazione abbastanza comune, anche se spesso sottovalutata. La maggior parte delle persone, se non quasi tutte, hanno avuto pensieri del genere, perché l’indole umana è quella di mostrarsi sempre al meglio possibile, e di nascondere le proprie fragilità e debolezze.»
«Il palco è simbolo di giudizio, di esporsi senza sapere come andrà. Ho un rapporto abbastanza sereno con esso perché, a prescindere da come andrà, so che sarò stato me stesso fino in fondo, e sinceramente va bene così.»
«Sì, assolutamente: il mio più grande nemico spesso e volentieri sono proprio io, sempre incline all’auto critica e all’auto sabotaggio. Molte volte il limite tra lo “spingersi a migliorare” e il “trascinarsi sul fondo” è davvero sottile.»
«È soggettivo. Ognuno interpreta e affronta queste situazioni come meglio crede. Io, però, credo che sia la speranza a far muovere tutto. Una conquista potrebbe essere soltanto passeggera, la speranza invece dura per sempre, e ci spinge costantemente verso l’obiettivo.»
«Provo a descrivere emozioni complesse in maniera semplice, ad empatizzare il più possibile con l’ascoltatore, affinché venga capito e compreso. Il mio obiettivo è dare a chiunque mi ascolti quello che avrei tanto voluto sentire io in quelle situazioni. In qualche modo è come se scrivessi per il Mattia giovane, prima ancora che per gli altri.»
«Matoh ha ancora tanto da dire, tante storie da raccontare. “Mai Abbastanza” è la prima vera “finestra” che apro sulla mia anima, sperando di far entrare tanta aria nuova, e trovare sempre più cose da descrivere, emozioni da dipingere, esperienze da cantare.»
«Significa dare un senso a tutte le notti insonni passate a scrivere e ad aggrapparmi ad una penna quando non avevo neanche la forza di stare in piedi. Significa sentirsi capito da chi ha passato le mie stesse cose. O magari no. Magari significa soltanto essere ascoltati, così che io possa dire a tutti, ma principalmente a quel Mattia che non credeva abbastanza in sé stesso, “ci
sono anch’io”.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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