Dopo avervi segnalato GIIN (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Pozzidilacrime, attualmente in rotazione radiofonica con “Non vibra più”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!
Con un piede per terra e lo sguardo tra le nuvole, PozzidiLacrime (Giulia Pezzella) è una giovane artista emergente fiorentina, classe 2005, che costruisce il suo universo musicale intorno a immagini al limite tra realtà ed immaginazione, paesaggi naturali e frammenti di memoria.
Il suo progetto musicale nasce ufficialmente nel 2020, quando l’artista decide di dare una forma personale e consapevole al legame coltivato fin da bambina con la musica. Dopo anni di studio del canto e dell’interpretazione, emerge in lei la necessità di dar voce alle proprie visioni interiori, ispirate soprattutto a momenti celati nel profondo della sua memoria.
Scrive e canta in inglese e italiano, fondendo melodie acustiche ad atmosfere dolciamare: l’esordio con il singolo “Wanderin’” è il racconto di un ricordo sfumato e malinconico. Le sue composizioni, spesso, nascono dallo strimpellare spontaneo di un ukulele, strumento intimo e sincero che accompagna il suo mondo sonoro fatto di silenzi e battiti.
Cresciuta con il canto moderno e nutrita da suggestioni pop e soul, porta nella sua musica una sensibilità trasversale e personale. Ogni brano è una piccola fuga: un invito a rallentare, ascoltare e ricordare.
“Non vibra più” è il suo nuovo singolo, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da Venerdì 16 Gennaio.
«Il progetto PozzidiLacrime nasce dal desiderio di trasformare il ricordo in suono. Il nome d’arte richiama il mio personale ‘pozzo di memoria’ interiore, da cui affiorano pensieri ed emozioni contrastanti, pronti a cristallizzarsi nell’immagine delle lacrime, espressione universale di momenti emotivi, felici e tristi.»
«Il desiderio di creare la mia musica è emersa dal bisogno di raccontare una dimensione interiore, un mondo sospeso che mi permette di fuggire dalla monotonia di ogni giorno. Anche se la realtà mi tiene ancorata al suolo, la musica mi solleva, agendo come un ponte perfetto che connette la vita quotidiana a quel mondo onirico e segreto che alberga in me.»
«Il mio legame con la musica affonda le radici nell’infanzia, nutrito dall’esempio di mia madre, anche lei musicista. Ho iniziato a muovere i primi passi verso il mondo musicale partecipando al Coro delle Voci Bianche del Maggio Musicale Fiorentino, durante il quale mi sono affacciata per la prima volta allo studio del canto. Quest’ultimo è proseguito negli anni ripiegando prima sul moderno e su jazz e soul negli anni a venire. Quello che era nato come istinto si è, dunque, trasformato prima in passione e poi in una necessità, nel momento in cui ho iniziato a scrivere i miei brani inediti. Seppur iniziato per gioco e durante il lockdown, creare canzoni è diventato il mio modo di ricordare un passato e immaginare un futuro, esplorando un universo immaginario, pur restando sempre con un piede per terra.»
«L’ukulele è lo strumento intimo e sincero in cui il mio mondo musicale ha trovato la sua forma più naturale. Mi fu regalato dai miei genitori poco prima del lockdown: all’epoca non sapevo nemmeno suonarlo, ma fui subito attratta dalla sua solo apparente semplicità. Dopo alcuni mesi passati a esplorarne le corde, sono nati gli accordi di “Wanderin’”, il mio primo singolo. È stato quel brano a darmi la fiducia necessaria per aprire le porte a tutte le mie future composizioni accompagnate da questo strumento.»
«Il mio processo creativo attinge direttamente dal mio ‘pozzo di memoria’, dove frammenti di vissuto e briciole di sogni si intrecciano per dare vita a un futuro immaginario. “Wanderin’” è nata proprio così: unendo il ricordo dei prati inglesi visitati durante un viaggio oltremanica alla malinconia del presente, in un desiderio sospeso di appartenenza a un sogno sfocato. Questa dinamica tra ricordo e sogno guida anche “Asel”, il mio secondo singolo, dove la memoria di una ragazza in fuga tra i boschi e un addio inspiegabile si sciolgono nella speranza di essere guidati dall’unico elemento che ci fa compagnia nella notte, la luna. Il rapporto tra ricordo, sogno e futuro mi permette, pertanto, di reinventare il passato e di plasmare il domani nella chiave che più preferisco.»
«A differenza di quanto si possa pensare, l’uso di una lingua diversa dalla mia lingua madre, per me, è una reazione istintiva al bisogno di raccontare. Non scelgo a priori come scrivere, se inglese o in italiano: lascio che l’istinto mi guidi verso le parole più giuste. Questo approccio mi permette di mantenere il contenuto autentico, usando la lingua come strumento per veicolare l’atmosfera che sento dentro, senza filtri o barriere. E, nonostante il modo di raccontare cambi, la sincerità del racconto rimane per me la medesima in entrambe le lingue.»
«”Non vibra più” nasce dall’idea che la musica non è solo un sottofondo, ma l’impulso vitale che anima il cuore. Credo che questa connessione non sia un’illuminazione improvvisa, ma una consapevolezza che si costruisce tassello dopo tassello nel tempo, un legame che si rafforza di pari passo con il maturare della persona e dell’artista.»
«Come accade spesso per i miei brani, “Non vibra più” non nasce da un’esperienza vissuta, ma da un timore proiettato nel futuro. Ho provato a immaginare me stessa in una situazione ipotetica: quella in cui la vibrazione della musica, e dunque l’ispirazione creativa, improvvisamente smettesse di risuonare dentro di me, lasciandomi in un silenzio vuoto. È un brano nato per esplorare la possibile assenza di vibrazione musicale che si tramuta metaforicamente in assenza di vibrazione vitale e che, per un artista, rappresenta il timore più grande.»
«Scrivere questo pezzo è stato un modo per riflettere sul superamento della paura, con la speranza di non dover mai incontrare quel silenzio. Sebbene l’idea di un’assenza musicale mi spaventi, sono convinta che i momenti di vuoto creativo siano naturali. Ho imparato a credere che, anche se la musica sembra averci abbandonato, sarà proprio lei, con i suoi tempi, a tornare a trovarci.»
«L’intera estetica del progetto nasce dalla ricerca di un’immagine che potesse tradurre visivamente l’intimità del brano. L’ambientazione del videoclip, una scala antincendio di un palazzo di Milano, si distacca dal caos e dai rumori della metropoli divenendo teatro di un silenzio sospeso. È il simbolo dell’isolamento dell’artista quando la musica tace, un non-luogo dove restare soli a riflettere sulla propria condizione, distanti da ciò che ci fa sentire vivi.»
«Il frame che ritengo più rappresentativo del brano mi ritrae appoggiata alla ringhiera della scala antincendio, con lo sguardo sospeso tra la città e il cielo. È un’immagine che racchiude l’essenza della mia ricerca e del brano stesso: un pensiero rivolto alla realtà urbana e l’altro teso verso l’infinito, nel tentativo costante di ristabilire una connessione tra il mondo concreto e l’ispirazione musicale.»
«Ogni mio brano è, innanzitutto, una piccola fuga personale. Vedo la scrittura come un viaggio verso l’interno in primis per me stessa: una via di scampo per esplorare eventi e persone che abitano una dimensione lontana dal frastuono esterno e che solo io conosco, un luogo in cui da sempre mi rifugio ma che non ho mai mostrato a nessun altro. Comporre significa, per me, aprire le porte di questo rifugio segreto permettendo a chi ascolta di fuggire verso questa dimensione, che diventa finalmente tangibile.»
«Spero che chi si approcci all’ascolto di “Non vibra più” possa sentirsi compreso nel timore che ciò che ci riempie di vita possa, un giorno, smettere di risuonare. Il mio messaggio è un invito a convivere con questa paura, ricordando che se qualcosa ci fa vibrare nel profondo, non ci lascerà mai andare completamente. Anche quando tutto sembra tacere, quella vibrazione resta lì, pronta a tornare.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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