Dopo avervi segnalato Frame (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Sambiglion, attualmente in rotazione radiofonica con “Che colpa ho io”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!
Ruben Caparrotta nasce il 3 aprile 1989, studia blues fino all’età di 17 anni quando capisce che il suo modo di comunicare è un altro e inizia a prendere la via del cantautorato.
La musica da cui è influenzato è prettamente italiana Vasco, Battisti, Battiato, Gaetano, Vinicio, Graziani, Conte, Fanugliulo, con qualche boccone di musica francese d’epoca Piaf, Brel, Montand. Inoltre, ci sono tra gli ascolti adolescenziali B.B. King, Barry White, arrivando ultimamente a sperimentare la musica indonesiana più tradizionale. Eroi dei nostri tempi, Calcutta, Frah, Willie e G. Poi.
Sceglie lo pseudonimo Sambiglion, eroe Salgariano, e nel 2010 pubblica il primo singolo autoprodotto, “Anche le mosche indossano i Ray-Ban“, dopo molti anni passati a suonare facendo cover di Rino Gaetano e De Andrè e portare in giro vari spettacoli, decide di riprendere la sua carriera in mano e autoprodurre nel 2018 l’album “Tu Eri Lì” e nel 2020 “Lunatica“. Nel 2022 esce “Caro Natale” e nel 2023 il singolo “Umberto“.
In questo momento è in cantiere un nuovo album, dal titolo “Ozio“.
Sambiglion racconta storie e immagini e sensazioni che hanno quasi sempre più livelli di lettura, cercando di essere il più sincero possibile.
Il suo obiettivo è quello di affermarsi nel panorama del cantautorato italiano e, di conseguenza, poter suonare live portando se stesso ed il suo mondo al pubblico, in maniera del tutto organica e naturale.
“Che colpa ho io” è il suo nuovo singolo, in rotazione radiofonica da Venerdì 12 Giugno.
«La scrittura in sei ottavi non posso nasconderla, il rimpianto di non esser diventato indie più in fretta non l’ho nascosto nemmeno, penso di essere un cantautore abbastanza trasparente!»
«Direi che questo pensiero è stato il mio maggior nemico in molti periodi. Sono momenti che non dimenticherò mai, troppi sforzi, troppi soldi, troppo tutto e ritorno veramente poco. Così, prima di tornare a incidere, mi sono fermato per capire come funzionano le cose.»
«Nessuna delle due. Primo, scrivere in modo autentico e registrare al meglio delle proprie possibilità; secondo, non sono assolutamente contrario alle sponsorizzazioni o metodi moderni che mi permettano di ottenere più visibilità; terzo, il contatto col pubblico è quello che fa crescere in modo reale e duraturo. Il successo cresce in conseguenza a quanti cuori si riesce a toccare.»
«L’autenticità è il vero valore di ognuno.»
«Questa è una domanda trabocchetto. Il cantautore è cantautore, indifferentemente dal genere musicale o dallo strumento che suona. Possiamo parlare di spessore, di profondità di scrittura, di quanti livelli di interpretazione un autore riesce a raggiungere, ma questo è un altro discorso.»
«No, il significato è la forza del brano. Con questo resto aperto ad ogni possibilità ed evoluzione, a patto che sia più forte di quella originale.»
«Per tanti anni hai ascoltato un brano non accorgendoti di aver cambiando addirittura una parola, perché così aveva il significato che più ti rappresentava. Poi arriva un attimo, una nuova consapevolezza, riascolti lo stesso brano originale e cambia il significato, lo riscopri e pensi, che scemo che sono stato tutto questo tempo a non capire. Tutto questo gioco della consapevolezza è meraviglioso!»
«Le domande che restano aperte per il fantomatico “mistero della fede” portano all’atrofizzazione mentale. La ricerca della verità è uno dei miei scopi. Sicuramente qualche domanda rimarrà aperta, ma l’intento è completamente diverso.»
«Devo dire che, generalmente, ho un’idea, un argomento che voglio trattare, questa mi gira in testa anche per mesi e poi di colpo arriva l’allineamento con quella frequenza e la scrivo. Più raramente arrivano questi brani senza preavviso, di getto, in questi casi come se dovessi dare voce a qualcosa che ho dentro per vederlo e comprenderlo.»
«Rispondendo ad una delle due proposte direi in ogni caso a liberarmi da qualcosa che tengo dentro a macerare, prenderne coscienza, a valutare per mesi. In altri casi, più rari, come dicevo prima anche per vedere meglio chi sono.»
«Verso un gradino più in alto nella scala della consapevolezza.»
«Ovviamente! Qualcuno lo ha già fatto! Nel videoclip ognuno ha il suo ruolo, che però cambia in base alla chiave di lettura che lo spettatore sceglie per interpretare. Un sogno, un ricordo, un’amicizia, una relazione, un fratello e una sorella, la parte maschile e quella femminile di ognuno di noi…Ogni interpretazione è valida quando lavori a più strati.»
«Questo è un periodo in cui molti esseri umani stanno scegliendo di riavvicinarsi alla natura e alla coscienza, quindi mi sento di dire che, oggi, la vera rivoluzione sta nell’aderenza alle situazioni esterne e nella comprensione. Provocazione e scontri vari li lasciamo agli anni 70’.»
«A te che, tra vent’anni, ti toccherà scegliere una mia canzone per capire chi sono stato, ti consiglio quella più enigmatica. Lì troverai la mia vera essenza.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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