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Intervista esclusiva a Toma per il nuovo singolo “Lettera di un soldato”
Intervista Toma

Intervista esclusiva a Toma per il nuovo singolo “Lettera di un soldato”

Dopo avervi segnalato Eetamm (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Toma, attualmente in rotazione radiofonica con “Lettera di un soldato”, il suo nuovo singolo. Conoscetelo meglio nella nostra intervista!

Giuseppe Toma, in arte Toma, anno 2003, è nato a Tricase in provincia di Lecce e cresciuto a Matino. Ha iniziato il suo percorso di scrittura di brani inediti all’età di 14 anni, accompagnandoli con la chitarra classica ed acustica, che ha imparato a suonare da autodidatta, e con il pianoforte e canto che ha studiato alla scuola di canto “Dove c’è musica” di Tony Frassanito.

 

Lettera di un soldato”, in uscita il 17 Ottobre e presentata a X Factor Italia 2025, affronta il tema tristemente attuale della guerra vista con gli occhi di un soldato (non solo colui che imbraccia le armi, ma chiunque sia vittima del conflitto). Il brano cerca di far capire quanto sia tremendo perdere tutto per il
volere di pochi, quanto facile sia distruggere tutto ciò che abbiamo intorno, oltre a far riflettere su quanto sia inutile cercare di schierarsi o trovare un colpevole, quando alla fine, ci rimettiamo sempre tutti quanti.

 

Questo brano esprime tutta la vulnerabilità emotiva al quale è soggetta l’animo umano ed insita in ognuno di noi. In un mondo dove la crudeltà è vista come un segno di potere e di forza, Toma ci ricorda quanto è bello essere fragili ed umani.

Giuseppe, partiamo da X Factor. Com’è stato salire su quel palco e presentare un pezzo così forte e personale davanti a milioni di persone?

«Salire sul palco è il modo migliore che ho per esprimermi, stare a contatto con il pubblico è allo stesso tempo la prova e la soddisfazione più grande che io possa affrontare. XFactor è stato diverso dal resto, perché, oltre ai mille in sala, il vero pubblico è dietro uno schermo e non sai mai come potrà reagire, nel mio caso soprattutto per la canzone presentata. L’impatto è stato molto forte, ma in quel momento, nonostante il brano parlasse di una tematica così importante, mi sono sentito a mio agio. Stavo facendo quello che più di qualsiasi cosa amo fare, quindi nulla poteva andare storto.»

 

Anche se non sei passato alle fasi successive, il pubblico ti ha notato. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza? Ti ha cambiato nel modo di scrivere o di vivere la musica?

«Quest’esperienza non ha cambiato il mio modo di scrivere o di vivere la musica, ma di certo mi ha fatto riflettere su molte cose. Il pubblico con me è stato fantastico, la maggior parte delle persone hanno avuto grandi parole d’affetto nei miei confronti e il mio unico modo di ringraziarle è quello di continuare a fare musica, cercando il più possibile di rappresentarle.»

 

Parliamo del tuo nuovo singolo. Il testo è potente, quasi una confessione. Cosa ti ha spinto a scrivere “Lettera di un soldato”? Da dove nasce questa urgenza?

«In tutti i miei brani sento la responsabilità di dover dare alle persone un messaggio col quale si sentano rappresentate ed è quello che ho voluto fare anche con questa canzone, raccontare un’esperienza che non ho personalmente vissuto, ma che sento assolutamente mia. L’urgenza di scrivere il brano nasce dal voler raccontare la realtà che viviamo da sempre, non solo ad oggi. Parlare di un mondo che non sa cosa voglia dire la parola umanità.»

 

Nel brano c’è un’immagine fortissima: “Questa è la lettera di un soldato che non voleva affatto uccidere un compagno per gli scopi di qualcun altro”. Ti sei ispirato a un tema di guerra reale, o è una metafora della nostra società?

«Le mie parole credo siano applicabili non solo alla guerra, ma alla vita in generale. Ognuno di noi vive in rapporto a qualcun altro, spesso non riusciamo a prendere decisioni per noi stessi ma per gli altri, anche se non ci fanno stare bene. L’immagine è, ovviamente, più forte se applicata al soldato, perché costretto a veder morire un altro ragazzo che è esattamente come lui per far felice qualcuno a cui della vita altrui non interessa nulla.»

Forse Dio ci ha lasciati qui e poi ci ha abbandonati”. È una frase dura, ma anche molto umana. C’è spiritualità nella tua musica, o è un grido di disillusione?

«Penso che sia importante credere in qualcosa, anche solo per avere qualcuno accanto nei momenti più difficili. Nel brano parlo di abbandono, perché ci sono delle situazioni in cui, probabilmente, una salvezza, almeno sulla terra, non esiste, come ad esempio un conflitto.»

 

Il singolo ha un tono cupo, ma sincero. Com’è stato registrarlo? Ti è costato emotivamente?

«Registrarlo non è stato troppo impegnativo e nemmeno scriverlo. La parte più difficile è, sicuramente, cantarlo e fare in modo che il pubblico recepisca bene tutto ciò che sto esprimendo. Non è mai facile, soprattutto quando si parla di temi così importanti e che possono risultare anche banali alle volte.»

 

Dopo X Factor e questo nuovo singolo, cosa sogni per il tuo percorso artistico?

«Il mio obiettivo e anche sogno da sempre è quello di arrivare a fare dei concerti con un pubblico tutto mio, per questo XFactor non è altro che un tassello di un percorso molto lungo. Sapere di avere qualcuno sotto che canta con me le mie canzoni è la cosa che sogno di più.»

 

Se dovessi definire Toma in una frase oggi, dopo questo brano e quell’esperienza televisiva, quale sarebbe?

«Credo che la parola più giusta sia “consapevolezza”. Ora sento di sapere quello che devo fare per continuare questo percorso, ovvero pubblicare le mie canzoni e far sentire alle persone quello che provo.»

Intervista Toma

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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