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Sanremo 2026, le pagelle della finale
Sanremo 2026 pagelle finale

Sanremo 2026, le pagelle della finale

Siamo giunti alla fine anche di questo Festival di Sanremo che, tralasciando la leggera flessione, ha evitato il flop d’ascolti, nonostante le polemiche e le delusioni d’inizio settimana:

 

Francesco Renga: il riassunto del Sanremo di Renga è molto legato alla classicità della sua canzone. Sicuramente un upgrade rispetto alla sua precedente partecipazione, ma dopo vari ascolti “Il meglio di me” non fa parte del miglior repertorio dell’artista. 5-

 

Chiello: zero attitudine, zero personalità artistica e tante carenze tecniche. La sua “Ti penso sempre” è un agglomerato d’influenze preesistenti nell’urban. 4-

 

Raf: dimostra classe nella promessa solenne di “Ora e per sempre”. Tuttavia sembra essere rimasto lo stesso artista di vent’anni fa, non proponendo alcuna evoluzione. 5+

 

Bambole di Pezza: riescono a essere più in sincro con la voce e la batteria. Nonostante un testo non esaltante, portano un po’ di pop-rock in un’edizione ricca di ballad classiche. 5.5

 

Leo Gassmann: si ripete, non facendo altro che riproporre gli stessi temi e la stessa struttura musicale delle sue precedenti partecipazioni. Con “Naturale” non ha lasciato il segno. 5-

Malika Ayane: sperimenta con le chitarre funk in “Animali notturni”, pur non tradendo mai il suo portamento elegante. Sicuramente non indimenticabile, ma ha fatto un Festival ricercando ritmo innovativo. 6-

 

Tommaso Paradiso: delude rispetto alle attese che lo davano come papabile vincitore. La ballad non gira, pur cercando di colpire con un ritornello molto malinconico e aperto. 6-

 

J-Ax: forse il miglior Festival del rapper. La sua “Italian starter pack” prende in giro l’italiano medio in un’atmosfera di country e violini. 6

 

Lda e Aka7even: fra urban e latino, fanno ballare l’Ariston su un amore clandestino. Una hit che è cresciuta ad ogni ascolto, giungendo a svolgere la funzione di tormentone. 5.5

 

Serena Brancale: intensa, vera e vocalmente perfetta in tutte le serate in cui ha cantato “Qui con me”. A rendere ancora più preziosa questa partecipazione, è il testo in ricordo della madre cantato con il suo abito, la vittoria del premio della critica Lucio Dalla e la vittoria del premio Tim. 8

Patty Pravo: con grazia ed eleganza celebra in “Opera” l’imperfetta arte dell’umanità. Nonostante le difficoltà vocali, non sfigura mai del tutto in mezzo ad archi e aperture magniloquenti. 5

 

Sal Da Vinci: il vero tormentone che conquisterà radio, certificazioni e soprattutto matrimoni. La promessa d’amore di Sal Da Vinci è molto funzionale nella musica leggera, ma non di certo d’alta qualità. 5+

 

Elettra Lamborghini: ha fatto un Festival in linea con le aspettative. Tra omaggi alla Carrà, momenti di divertimento e una canzone che non ha pretese, se non quella di diventare una hit da rotazione radiofonica. 5-

 

Ermal Meta: il brano più attuale, anche visti i recenti avvenimenti di politica internazionale. “Stella stellina” ricorda le giovani vittime della guerra fra disillusione e speranza verso un futuro migliore. 7

 

Ditonellapiaga: fin da subito aveva colpito per il testo irriverente e le sonorità house. I nostri comportamenti sociali in “Che fastidio” vengono messi alla deriva, fino a provare un senso di disgusto. Vince anche il premio miglior composizione musicale. 7

Nayt: un po’ impalpabile la sua scrittura, nascosta troppo da una ritmica pop monotona. Ricercando l’adattamento al Festival si è snaturato troppo. 5-

 

Arisa: un Festival perfetto, ha centrato in tutte le serate il podio a 5. Tra sogno e favola, ci racconta la sua vita in “Magica favola”, parlando anche d’accettazione e consapevolezza delle proprie fragilità. 8+

 

Sayf: a livello di risultato è sicuramente la sorpresa di questo Festival. Alterna le strofe di critica al ritornello di disimpegno in “Tu mi piaci tanto”, ricercando comunque delle sonorità commerciali. 6-

 

Levante: conquista consensi con ottime interpretazioni vocali in “Sei tu”. I sintomi fisici dell’amore vengono espressi con pathos e magniloquenza. 6.5

 

Fedez e Marco Masini: la loro chimica è invidiabile e in “Male necessario” si completano alla perfezione. Raccontano di un male da cui passare per tornare a stare bene e questo vale loro il premio miglior testo. 8-

Samurai Jay: va alla conquista delle rotazioni radiofoniche, con l’ausilio di un videoclip molto virale. La sua “Ossessione” ha poco da dire durante il Festival, ricercando la sua rivincita nell’effetto tormentone latineggiante. 5-

 

Michele Bravi: racconta la goffaggine di un addio amoroso perché, nonostante la speranza di un ritorno, le cose a volte non vanno come ce le immaginiamo. Anche in questo caso la scelta della classicità non paga, facendo risultare completamente impercettibile la presenza di Michele in questo Festival. 5+

 

Fulminacci: molto apprezzata dalla critica tanto da valergli il premio della critica Mia Martini, in “Stupida sfortuna” non rinuncia alla sua ironia, seppur contenuta in una ballata in pieno stile anni ’70. 6

 

Luchè: cerca anche lui di creare una hit pop pensata proprio per il Festival, ma finisce per disperdere la sua creatività e la sua cifra stilistica. “Labirinto” ha tutti gli stereotipi peggiori del pop-urban. 4-

 

Tredici Pietro: vorrebbe parlare di resilienza, ma finisce per dialogare d’amore in un testo molto inconcludente. Il ritornello di “Uomo che cade” è il punto più basso delle sue esibizioni a causa di alcune sue mancanze tecniche. 4-

Mara Sattei: anche lei troppo invisibile, si nasconde dietro una produzione pop troppo simile alle precedenti. Anche la tematica di “Le cose che non sai di me” è molto incolore. 5-

 

Dargen D’Amico: produce un tormentone meno incisivo musicalmente. La sua “Ai ai” è il brano più debole delle sue partecipazioni all’Ariston, nonostante sia interessante la critica ai rapporti umani che nascono sui social. 5-

 

Enrico Nigiotti: racconta il passaggio del tempo, con un po’ di malinconia ma anche una propensione verso il futuro. I momenti strumentali restano molto impattanti, tuttavia è nelle strofe dove il brano perde brillantezza. 6-

 

Maria Antonietta e Colombre: nella loro ballad-indie raccontano il tentativo di resistere in amore, tenendo accesa la fiamma anche sotto pressione o nella noia della resistenza quotidiana. Sono arrivati al Festival con tutte le incognite del caso, ma non hanno sfigurato rispetto agli altri colleghi, sebbene il brano non sia irresistibile. 5-

 

Eddie Brock: nonostante l’ottima figura nella serata cover, la sua “Avvoltoi” non ha mai convinto al Festival. Classico romanticismo romano, fin troppo legato al suo rispetto per Fabrizio Moro. 4.5

I top:
  • Arisa
  • Serena Brancale
  • Fedez e Marco Masini

I
flop:
  • Nayt
  • Tommaso Paradiso
  • Leo Gassmann

 

Gli outsider:
  • Bambole Di Pezza
  • Sayf
  • Ditonellapiaga

 

I tormentoni:
  • Sal Da Vinci
  • Lda e Aka7even
  • Samurai Jay
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Scritto da: Redazione

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