Generazione Zeta

“scrivimi quando arrivi (punto)”, la recensione del nuovo album di eroCaddeo
“scrivimi quando arrivi (punto)” recensione album eroCaddeo

“scrivimi quando arrivi (punto)”, la recensione del nuovo album di eroCaddeo

Dopo averlo visto crescere sul palco di X Factor, tra esibizioni intime e una scrittura che sembrava voler restare in disparte, EroCaddeo arriva al suo primo album con la stessa attitudine: niente fuochi d’artificio, solo verità. “Scrivimi quando arrivi (punto)” è il passo successivo di quel percorso, ma anche una presa di posizione chiara: raccontare le emozioni senza alzare la voce, lasciando spazio ai silenzi, alle pause, alle cose non dette.

scrivimi quando arrivi (punto)” è un disco che ti entra piano, come fanno le cose importanti: un messaggio non inviato, una stanza rimasta uguale, un silenzio che dice più di mille parole. L’intro strumentale, fatto di piano e archi, stabilisce subito le regole del gioco: qui si parla di emozioni vere, senza filtri e rumore inutile.

Parlo ancora di te: l’apertura è una dichiarazione di intenti. Il passato non è passato. Qui l’amore finito continua a vivere nei gesti più banali: uno spazzolino, una stanza troppo grande, un telefono spento apposta per non scrivere. Il pezzo funziona perché non cerca soluzioni: racconta l’ossessione leggera di chi continua a parlare di qualcuno anche quando “forse dovrebbe smettere”. E non ci riesce. 8.5

 

Metti che domani te ne vai: qui entra in gioco l’ansia generazionale. “Forse a vent’anni dovrei sapere più cose/o voglio saperne troppe”. Tutto può cambiare per caso, anche le cose più importanti: l’amore diventa un equilibrio fragile, che va tenuto vivo per non trasformarsi in abitudine. 7

 

Cani: una delle scritture più mature del disco. Qui l’amore è già incrinato, ma nessuno ha il coraggio di dirlo davvero. Gli “occhi come i cani” sono uno dei simboli più riusciti: comunicano senza parole, ma hanno poca memoria. “Il nostro amore era grandissimo/ma per te è un dettaglio piccolo”. Una canzone sulla sproporzione emotiva, su chi sente di più e chi minimizza. Intima, dolorosa, lucidissima. 9+

Luglio: è la stagione dei ricordi felici che fanno più male. Il brano racconta un amore che resiste nei gesti che si farebbero ancora, nonostante tutto. Qui la malinconia è dolce, ma sotto c’è una verità amara: mentre un’altra estate se ne va, ci si scorda la felicità. E non è detto che torni. 6.5

 

Cinque minuti: il cuore fragile del disco. Ansia, insicurezza, overthinking notturno. Il desiderio di essere amati “un po’ di più”, magari senza filtri, musica e successo. È la canzone di chi aspetta, anche quando sa che aspettare non serve. Perché cinque minuti possono diventare eterni e non bastare mai. 7

 

Punto: mente e cuore, finalmente, si guardano in faccia. Si è andati avanti, ma non si è chiuso davvero. “Siamo virgole che non hanno il coraggio di esser punto”. Una delle immagini più efficaci dell’intero progetto. La versione acustica amplifica la fragilità: niente protezioni, solo consapevolezza. Lasciarsi è difficile, ma accettarlo lo è ancora di più. 9

Gravità zero: il tempo rallenta. Dopo la fine non si cade, ma nemmeno si vola. Si resta sospesi. La voce è trattenuta, quasi stanca, come se anche parlare richiedesse uno sforzo. È il brano della disconnessione emotiva, quando non si soffre abbastanza da guarire. 7+

 

Odio il caffè: uno dei momenti più riusciti del disco. Parte da un gesto minuscolo e lo trasforma in una ferita aperta. Il caffè diventa simbolo di tutto ciò che resta dopo una rottura. “Ho cancellato ancora il tuo numero, pensa tu che vittoria”. È rabbia trattenuta, ironia amara, vulnerabilità senza difese. Un diario post-rottura scritto con grande onestà. 8.5

 

No potho reposare: la chiusura è potente e inaspettata. Un omaggio alla Sardegna e ai Tazenda, ma soprattutto a un amore assoluto, che non conosce riposo né tempo. Qui il disco si apre a qualcosa di più grande, quasi sacro. Dopo tante relazioni fragili, arriva un sentimento eterno, che non chiede spiegazioni. 7

scrivimi quando arrivi (punto)” è un album dolce, sincero, mai urlato. Fatto di vuoti più che di rumore, di città attraversate distrattamente e amori che non finiscono mai del tutto. È la chiusura naturale del percorso di X-Factor, ma soprattutto l’inizio giusto di qualcosa di più consapevole. Un diario emotivo scritto a bassa voce, per chi ha ancora bisogno di sapere che, da qualche parte, qualcuno pensa a noi.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Conosci l'Autore

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Categorie

Articoli Recenti

Newsletter

 * Iscrivendoti alla newsletter acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679.

Seguici