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“Stare al mondo”, la recensione del nuovo album di Matteo Alieno
“Stare al mondo” recensione album Matteo Alieno

“Stare al mondo”, la recensione del nuovo album di Matteo Alieno

Dopo “Alieni” torna con “Stare al mondo”, un disco che intreccia suggestioni internazionali e nostrane, da David Bowie a Lucio Dalla, punti di riferimento nel suo percorso musicale. Matteo Pierotti, in arte Matteo Alieno, ex concorrente di X-Factor e cantautore romano, mette ancora alla prova la sua cifra artistica. Il suo indie si contamina, si espande, aggiungendo un nuovo tassello all’identikit di artista stravagante.

 

Al lavoro del disco ha partecipato Luca Caruso, musicista che ha collaborato con personaggi di rilievo come Rick Rubin, Lewis Capaldi e che, attualmente, suona con Beabadoobee, brillante promessa dell’indie britannico. Al centro del progetto c’è una domanda che arrovella l’uomo da sempre: ‘’perché stiamo al mondo?’’, e proprio perché ci viviamo, ‘’come dobbiamo starci?’’. Non c’è una regola, uno schema unico da seguire per vivere. Il senso di smarrimento è, infatti, il filo conduttore nel disco. Inoltre gli afflati letterari, le riflessioni esistenzialiste, che richiamano a pensatori come Perec e Sartre – i quali si sono espressi ampiamente sullo stare al mondo –, conferiscono maggiore profondità al lavoro. Con questo album, uscito il 27 Marzo, ha provato anche Matteo Alieno a spiegarci che cosa vuol dire per lui ‘’ stare al mondo ’’. Così ne è emerso un concept ben preciso, che mescola vari ingredienti: la famiglia, gli amici, le relazioni, i dissidi interiori, la società, la ricerca di sé stessi, senza scadere nel banale.  

Protagonista: il brano assume i toni di un memento mori. Ricordarci di rimanere con i piedi per terra. In ogni circostanza siamo solo persone che vivono in mezzo ad altre cose, al di là di tutto ciò che ci succede il resto continuerà ad esistere – “Tu lo sai che non siamo un cazzo di nessuno“.

 

Nessuno sa stare al mondo: scritta con Fulminacci, ci spiegano, attraverso un’ironia persistente, che trovare il posto nel mondo è complicato. Siamo gettati nell’esistenza senza istruzioni, alla fine il modo di vivere ce lo inventiamo noi. Nonostante in quest’era dell’informazione bulimica si perda il senso di tutto – “Avevo un’opinione, ma non ce l’ho più” –, dalla confusione totale a salvarci può essere proprio l’ingenuità. “Perché la verità è che nessuno sa stare al mondo tranne chi non capisce niente“.

 

Chi vince che vince?: è un ritratto della società contemporanea. Il mondo in cui viviamo diventa un luogo dove tutti aspirano a qualcosa, senza rendersi conto com’è la vita al di fuori, come se fossimo intrappolati nell’eterna corsa del topo: tutti corrono per raggiungere un obiettivo e nessuno si ferma.

Tonno: l’intro del brano si apre con una voce preregistrata di una guida turistica che presenta i resti di un animale, un tonno. Il tonno può essere metafora del cantante stesso, prova a trovare uno spazio nel mondo dove poter vivere serenamente, nonostante la presenza prepotente degli ‘’squali’’ – “sogno di trovare uno scoglio dove andare a riposare insieme a lei“.


Fossi più leggera: il registro qui si fa più intimo e personale, racconta il rapporto con sua madre – “Mi sembra di parlare io, tutto quello che dico l’hai già detto“. Il senso di spaesamento, che lo rende una persona goffa e impacciata, dice che lo eredita proprio da lei, come anche il suo aspetto.


Piselli: racconta il legame col suo amico, facendo riflessioni sul tempo passato. Un’amicizia perditempo, disinteressata, ma che la rende autentica. In conclusione l’outro pianistica dà un tocco più bizzarro alla canzone.

Spalle: questa sembra essere una dedica alla sua ragazza, che per lui rappresenta un porto sicuro nel quale proteggersi da tutto ciò che fa male – “che mi nascondi tutti i mostri, oh, e mi guardi le spalle nei brutti momenti“.

 

Ansia: le preoccupazioni e i fastidi della vita ci rendono ansiosi. La leggerezza è l’espediente con cui bisogna affrontare la vita – “Vogliamo una vita un po’ come ci pare“.  Infatti delle classifiche e della famosità al cantante, che potrebbero renderlo ansioso, non gliene frega nulla; oggi, d’altronde, non basta nemmeno fare canzoni per essere cantante “Prima c’erano le band, adesso le gang“. Una critica sottile alla musica contemporanea.

 

Persone: se ci guardiamo fuori da un palazzo, siamo un mosaico di piccole esistenze che, quotidianamente, viene premuto da una società che ci vuole sempre performanti e che acuisce il peso di vivere. In questo testo ci dice che perdersi ha senso, e questo atto diventa una rivendicazione di libertà. Anche andare fuori rotta ci può insegnare qualcosa.

 

Si può fare: il brano apparentemente più malinconico, un motivo che va avanti quasi come una cantilena, ma tutto si articola secondo un desiderio di ricostruzione, che parte dal niente, dove anche la visione del futuro è annebbiata, ma tra le righe si legge l’invito a pensare che il domani si può costruire e non tutto è perso. “Dopo l’ultima sigaretta senza pace, senza fine, si può fare comunque“.

Scritto da: Carmine De Luca

Carmine è uno studente di lettere classiche, appassionato di lettura, ama la musica in tutte le sue forme. Gli piace definirsi “ascoltatore onnivoro”: non chiedergli qual è il suo genere preferito.

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Carmine è uno studente di lettere classiche, appassionato di lettura, ama la musica in tutte le sue forme. Gli piace definirsi “ascoltatore onnivoro”: non chiedergli qual è il suo genere preferito.

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