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Intervista esclusiva a Giulia per il nuovo singolo “Tommy&Lucy”
Intervista Giulia

Intervista esclusiva a Giulia per il nuovo singolo “Tommy&Lucy”

Dopo avervi segnalato Federico Di Battista (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Giulia, attualmente in rotazione radiofonica con “Tommy&Lucy”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!

Giulia è una persona timida e di poche parole, ma che riesce a trasmettere tutto ciò che sente attraverso la sua musica e la sua voce, arrivando esattamente laddove solo la musica può giungere.

 

Canta da sempre: in casa è sempre stata circondata da artisti. Il nonno suonava la fisarmonica in televisione e conobbe la nonna proprio così, mentre lei cantava opera lirica. Anche la mamma canta e, insieme, si dedicano al teatro amatoriale.

 

I suoi punti di riferimento musicali appartengono prevalentemente alla scena americana e inglese, con una forte ispirazione a grandi icone come Aretha Franklin e Beyoncé.

 

Il suo percorso artistico ha preso il via 10 anni fa con la formazione di un trio femminile, a cui si sono successivamente aggiunti due ragazzi. Con la band ha partecipato a diversi contest, conquistando anche diverse vittorie. Nonostante il gruppo si sia poi sciolto, restano tre inediti pubblicati, tra cui spiccano “Scusa per tutto“, un brano dedicato alla Terra, e “Darker Side“, incentrato sul tema della salute mentale.

 

Nella sua musica, Giulia punta da sempre a raccontare storie profonde e a proporre testi di forte spessore emotivo e narrativo.

 

“Tommy&Lucy” è il suo nuovo singolo, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dall’11 Settembre 2026.

Ti descrivi come una persona timida e di poche parole, ma la tua musica sembra raccontare esattamente tutto ciò che a parole fai più fatica a dire. Quanto c’è di vero in questo contrasto?

«C’è moltissimo di vero. Nella vita di tutti i giorni fatico a espormi e, spesso, scelgo il silenzio per non essere al centro dell’attenzione. Quando scrivo o canto, invece, cade ogni filtro. La musica, per me, è una zona franca dove la timidezza si trasforma in urgenza espressiva: lì posso dire tutto ciò che a voce lascio a metà.»

 

La musica nella tua famiglia ha una storia quasi cinematografica: tuo nonno suonava la fisarmonica in televisione e conobbe tua nonna mentre lei cantava lirica. Crescere in una famiglia così legata alla musica quanto ha influenzato il tuo percorso?

«Ha influenzato tutto il mio percorso, quasi a livello genetico. Crescere tra i racconti di mio nonno in TV e il canto lirico di mia nonna mi ha fatto respirare la musica come qualcosa di naturale, un linguaggio di famiglia prima ancora che una professione. Mi ha trasmesso il rispetto profondo per l’arte e la consapevolezza che la musica unisce le persone.»

 

Anche tua mamma canta e condividete l’esperienza del teatro amatoriale. C’è qualcosa che hai imparato proprio da lei e che, oggi, ritrovi nel tuo modo di stare sul palco?

«Da mia madre ho imparato tutto, l’autenticità, la passione e il vivere di sogni. Condividere il teatro amatoriale mi ha insegnato a gestire il corpo e lo spazio, ma soprattutto a “sentire” il momento. Oggi, quando canto, cerco di portare con me quella stessa trasparenza emotiva.»

Intervista Giulia
Dieci anni fa hai iniziato il tuo percorso con un trio femminile, poi diventato una band. Avendo iniziato così presto, quanto è cambiata Giulia artisticamente e personalmente rispetto a quella ragazza che saliva sui primi palchi?

«Sono cambiata profondamente, sia come artista che come donna. Iniziare dieci anni fa con un trio femminile significava avere supporto l’una sull’altra e aver fatto tutta la gavetta adolescenziale sotto i riflettori assieme. Quella ragazza dei primi palchi cercava protezione nel gruppo e si nascondeva dietro le dinamiche di band. Oggi Giulia è più consapevole, ha imparato ad accettare le proprie fragilità e a vedere oltre le porte in faccia.»

 

Dopo lo scioglimento del gruppo sono rimasti tre inediti, tra cui “Scusa per tutto” e “Darker Side”, dedicati rispettivamente alla Terra e alla salute mentale. Sembra esserci da sempre una forte attenzione verso temi che vanno oltre la semplice dimensione personale. Da dove nasce questa esigenza?

«Nasce dal fatto che non riesco a concepire la musica come un semplice esercizio di stile o di ego. Viviamo in un mondo pieno di fratture. Sentivo il bisogno di usare la mia voce per accendere un faro su ciò che mi circonda, dalla crisi climatica al benessere psicologico. È un’esigenza di connessione: volevo che chi ascoltava si sentisse meno solo e più parte di un tutto. Aprire anche gli occhi su certe situazioni.»

 

Con “Tommy&Lucy” arriva, invece, un tema che mancava nella tua musica: l’amore. Perché hai sentito che fosse arrivato il momento di raccontarlo?

«Perché prima non mi sentivo pronta a raccontarlo senza cadere nei cliché. L’amore è il tema più cantato al mondo e mi faceva paura. Con “Tommy&Lucy” ho capito che potevo parlarne a modo mio: non come una dinamica idilliaca, ma come una forza di resistenza universale capace di sopravvivere anche nei contesti più bui.»

“Tommy&Lucy” descrive due persone molto diverse che si incontrano quasi per caso e finiscono per scegliersi nonostante distanza, separazioni e guerra. Quanto ti affascina l’idea che proprio le differenze possano diventare ciò che tiene unite due persone?

«Mi affascina immensamente. Credo che la vera magia delle relazioni stia nell’incastro tra due mondi opposti che si completano. Le differenze non devono spaventare: se c’è ascolto, diventano il terreno fertile su cui costruire qualcosa di indistruttibile. Tommy e Lucy si scelgono proprio perché l’uno trova nell’altra ciò che gli manca.»

 

Lucy sogna di studiare per “curare il mondo”, mentre Tommy nasconde la propria fragilità dietro rabbia, tatuaggi e graffiti. Quale dei due senti più vicino a te?

«Forse un po’ entrambi, ma mi rivedo molto nelle fragilità nascoste di Tommy. Anch’io a volte tendo a corazzarmi dietro barriere invisibili per proteggere la mia timidezza, anche se non uso la rabbia o i graffiti come lui. Di Lucy, però, sposo la determinazione e il sogno di voler “curare” e lenire le ferite del mondo attraverso quello che fa.»

 

Nel brano ritorna il desiderio di scappare insieme verso il mare, quasi come se rappresentasse un luogo in cui poter essere liberi. Che significato ha per te questa immagine?

«Il mare, per me, è l’assoluto sinonimo di libertà e di tregua. È un luogo immenso dove i confini svaniscono e il rumore del mondo si azzera. Per i due protagonisti rappresenta la fuga dalla realtà opprimente, l’orizzonte pulito dove poter finalmente ricominciare da zero, liberi dalle etichette e dal dolore.»

La guerra irrompe nella storia e cambia completamente la vita dei due protagonisti. Perché hai scelto di inserire un tema così drammatico all’interno di una storia d’amore?

«Perché volevo mettere alla prova l’amore nel peggiore degli scenari possibili. La guerra è l’estremizzazione della distanza e della distruzione. Inserirla nella storia mi ha permesso di mostrare come i sentimenti veri non siano fragili canzonette, ma fari di speranza capaci di resistere anche quando tutto intorno crolla.»

 

Il brano è una ballad molto narrativa, quasi un piccolo film raccontato attraverso la musica. Quando scrivi, immagini prima le scene e i personaggi, oppure sono le parole e la melodia a costruire successivamente la storia?

«Parto quasi sempre dalle scene visive, come se stessi girando un film nella mia testa. Vedo i volti, i dettagli, i luoghi. Subito dopo arrivano le parole per descrivere quelle immagini e, quasi contemporaneamente, la melodia si modella sul ritmo del racconto. La musica, per me, deve essere prima di tutto visiva.»

 

Hai sempre cercato di dare alla tua musica un forte peso emotivo e narrativo. C’è una storia che ancora non hai avuto il coraggio di raccontare e che, prima o poi, vorresti trasformare in una canzone?

«Sì, c’è una storia molto personale legata alle mie radici profonde e ad alcune perdite importanti. È un nodo emotivo che sto ancora elaborando. Sento che, prima o poi, si trasformerà in musica, ma non voglio forzare i tempi. Una storia del genere ha bisogno del momento perfetto per essere protetta e raccontata con la giusta maturità.»

Intervista Giulia

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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