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Intervista esclusiva ai Giovedì per il nuovo singolo “Tutta questa pioggia”
Intervista Giovedì

Intervista esclusiva ai Giovedì per il nuovo singolo “Tutta questa pioggia”

Dopo avervi segnalato FEM (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo i Giovedi, attualmente in rotazione radiofonica con “Tutta questa pioggia”, il loro nuovo singolo. Conosceteli meglio nella nostra intervista!

 

GIOVEDÌ sono una band composta da cinque ragazzi romani, nata nel 2018 con l’urgenza di suonare dal vivo e dare forma a brani originali. Il nome del gruppo nasce quasi per caso: il Giovedì era l’unico giorno disponibile per provare, ma è diventato un simbolo, una promessa settimanale di musica e dedizione.

 

Nel 2022 pubblicano il loro primo EP “Troppe“, seguito nel 2024 dal secondo lavoro “Bene Veramente“, che consolida il loro stile e rafforza la presenza nella scena indipendente italiana.

 

Per i GIOVEDÌ, il palco è casa: l’attività live è parte fondante del progetto, e li ha portati a esibirsi su palchi di rilievo come il Monk di Roma, l’Evanland Festival (con LEGNO e Gio Evan), il Rock for Life Festival (insieme a Cicco Sanchez), e il Limen Festival 2023 a Salerno, in lineup con BNKR44 e Tripolare. Hanno aperto il concerto di Folcast al CertoFestival 2023, e sono stati selezionati tra i finalisti della Biennale MarteLive 2024 (sezione musica), oltre ad aggiudicarsi il Premio Best Open Mic 2024 di Spaghetti Unplugged.

 

Il 13 Novembre 2024 tornano sul palco del Monk, stavolta in lineup con Giovannitiamo e Ozymandias, e sono tra i protagonisti dell’Invincible Fest 2025, al fianco di nomi come Matteo Alieno, Tropea, Auroro Borealo e Parbleu. Il 12 Luglio la band partecipa allo Strangedays Festival, in apertura a Il Pagante.

 

Il 2 Maggio 2025 pubblicano “Ci Pensi mai”, mentre a Giugno dello stesso anno arriva “Supermacchina”, che preannuncia l’uscita del disco d’esordio “Effetto Florida”, previsto per il 2026. Un nuovo capitolo che promette di alzare ancora il volume e la posta in gioco.

Ciao ragazzi. Come ha avuto origine il progetto Giovedì?

«Ci siamo conosciuti a scuola, nel lontano 2018. Il gruppo Whatsapp all’inizio si chiamava “prove Giovedì” perché era l’unico giorno in cui potevamo provare tutti insieme. Da lì abbiamo tolto solamente la prima parola, tenendoci il nome fino ad oggi (e per sempre).»

 

Siete autodidatti o avete studiato musica?

«Tutti abbiamo preso o stiamo prendendo lezioni del proprio strumento, ma l’unico che al momento sta seguendo un percorso “accademico” è Simone, il nostro chitarrista solista.»

 

Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

«Non è mai stato semplice per noi rispondere a questa domanda, non tanto
perché pensiamo di essere un qualcosa di assolutamente nuovo, ma perché ognuno di noi si ispira a qualcosa di diverso. Quando scriviamo mettiamo il
nostro ego musicale da parte e facciamo di tutto per servire la canzone. Ci piace immaginarci tra i Lunapop e i Beatles.»

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Di cosa non parlereste mai nei testi delle vostre canzoni?

«Non parleremmo mai di una cosa che non sentiamo nostra, di qualcosa di cui tutti parlano solo perché fa tendenza. Non saremo mai portatori di messaggi violenti, discriminatori o anche solo offensivi: crediamo che la musica debba restare lontana da questo tipo di comunicazione.»

 

Qualche settimana fa è uscito “Tutta questa pioggia”, il vostro ultimo singolo: come è nata l’idea della sua creazione e produzione? E che riscontro sta avendo col pubblico?

«Giulio (il cantante) aveva già il brano, ma mancava il ritornello ed una outro per chiudere il pezzo. L’estate scorsa siamo andati in ritiro da Pit (il nostro batterista) e, dopo aver sbattuto la testa per ore sul ritornello, siamo riusciti a chiuderlo.

Proprio Pit fu provvidenziale fornendoci la seconda frase (“ma quando resto solo mi distrai”) portando il ritornello verso la stesura definitiva. Anche il fill di batteria e l’assolo finale sono nati lì spontaneamente, ma ci sono piaciuti talmente tanto da aver deciso di lasciarli così e registrarli una volta arrivati in studio.»

 

Un brano fresco e sfrontato, che ribalta il modo di veicolare la musica, attaccando subito e rimanendo in testa. Da dove nasce questa scelta “strategica”?

«La canzone partiva così già dalle primissime demo, probabilmente è stata l’unica parte del brano su cui non abbiamo rimesso mano nei mesi successivi. Ci piaceva non girare troppo intorno al tutto, entrare subito nel vivo della canzone senza fare una intro inutilmente lunga. Avrebbe aiutato sia noi ad essere più diretti, che il pezzo ad arrivare subito al segmento più orecchiabile.»

La frase “Le mani non son delle armi, non siamo ancora così grandi” sembra racchiudere una svolta nella narrazione. Cosa rappresenta per voi l’essere “grandi”?

«È una delle nostre frasi preferite, tristemente attuale per più motivi. Essere “grandi” non sappiamo ancora cosa voglia dire: essendo cinque ragazzi tra i 23 e i 24 anni nessuno di noi potrebbe dare una risposta con una certezza assoluta. Anche se a grandi linee, sappiamo che essere grandi vuol dire sapersi prendere le proprie responsabilità, parlare e non aver bisogno di usare le mani per nessun motivo.»

 

C’è un messaggio che sperate arrivi a chi ascolta “Tutta questa pioggia” per la prima volta?

«Vorremmo passasse il senso di buonumore che trasmette il ritornello, sia con la musica che con le parole. Il messaggio che vorremmo dare è quello di innamorarsi sempre, di provare questo sentimento e di lasciarsi trasportare.»

 

Come sta andando la lavorazione di “Effetto Florida”, il vostro disco
d’esordio previsto per il 2026?

«Molto bene, ci stiamo impegnando tanto per valorizzare quanto già uscito e dare una forma a quello che pubblicheremo più avanti. Dobbiamo ringraziare moltissimo il nostro produttore WEPRO (Marco Castelluzzo) che, fin da subito, ha capito cosa volevamo e come ottenerlo. Non vediamo l’ora di tornare in studio da lui per ultimare le ultime cose.»

Sappiamo che avete un’intensa attività live. Quanto conta per voi il rapporto diretto con la gente? E che tipo di pubblico è il vostro?

«Conta moltissimo, ci fa rendere conto ogni volta di quanto sia “reale” tutto ciò che facciamo. Troppe volte si perde di vista il fattore umano della musica, e noi abbiamo il bisogno di connetterci con le persone che vengono ai concerti. Dalle nostre esperienze dal vivo sappiamo che abbiamo un pubblico estremamente variegato, ma con in comune la passione per la musica dal vivo.»

 

Qual è l’esperienza musicale, l’evento o la collaborazione a cui siete maggiormente legati?

«È difficilissimo scegliere tra tutte le cose che abbiamo fatto insieme in 7 anni di musica, ma probabilmente l’esperienza che portiamo tutti nel cuore è il Limen Festival del 2023, aprendo ai BNKR44. È stato un concerto incredibile e un viaggio che ci ha unito moltissimo, ricordandoci perché facciamo tutto questo.»

 

Com’è assistere ad uno show dei Giovedì oggi? Chi viene ad ascoltarvi cosa si porterà a casa?

«Per noi i concerti sono tutto, non c’è cosa più bella che suonare dal vivo. Cerchiamo sempre di trasmettere la nostra energia a chi viene a sentirci, così da farlo tornare a casa con un bel ricordo.»

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Che differenze emotive ci sono tra il cantare in studio ed esibirvi dal vivo?

«Probabilmente sono due cose più simili di quanto ci aspettassimo. Cerchiamo sempre di stare più uniti possibile in entrambe le circostanze, ascoltandoci tutti e agendo come un’unica entità. Che sia registrare una certa cosa o esibirsi, l’importante è sfruttare sempre il fatto di non esser da soli.»

 

Com’è cambiato il vostro sound e l’approccio musicale rispetto a “Troppe”, il vostro primo EP?

«Sentiamo che c’è stato un radicale cambio di rotta, da un sound più pulito e
meno a fuoco, ad un Indie Rock molto diretto e sincero. Agli inizi avevamo fretta e, probabilmente, non avevamo molto a fuoco cosa volessimo e come raggiungerlo. Dopo le prime esperienze e i due EP, abbiamo capito cosa ci servisse veramente e quale fosse la nostra strada.»

 

Qual è il valore aggiunto che una band deve possedere per emergere?

«Saper fare tesoro dei propri errori e non arrendersi mai.»

 

Lasciateci un’immagine che vorreste venisse subito in mente a chi pensa ai Giovedì.

«Un bel sogno, un pensiero che quando finisce ti lascia sorpreso, ma felice.»

Scritto da: Rosaria Vecchio

Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.

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