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X Factor 2026, resoconto e pagelle del terzo live
X Factor 2026 pagelle 3° live

X Factor 2026, resoconto e pagelle del terzo live

Terzo live di X Factor e, finalmente, arriva la serata a tema. Pronti i gettoni per la “Jukebox night”, il viaggio è negli anni ’60 e ’70:

 

Prima Manche:

Camilla: dover aprire la manche non ha aiutato, ma è troppo ingessata su “Be my baby“. Emergono tutti i suoi limiti negli standing un po’ più spinti e, forse nel concentrarsi troppo sulla resa visiva, ha perso il controllo del timing vocale. Esibizione sicuramente sottotono rispetto agli standard tecnici a cui ci ha abituato. 6-

 

Lenanie: accoglie le critiche ed esegue la più classica delle cover su “Ma il cielo è sempre più blu“. La resa non è un granchè, con note calanti e grida spesso non necessarie. Marca l’interpretazione con una dose di teatralità grottesca a cui non eravamo abituati. Non riesce ad assorbire l’irriverente scrittura di Rino Gaetano, non valorizzando minimamente la sua più grande qualità, ovvero la capacità comunicativa. 5-

 

Giacomo Calò: inizia la vera gara per lui con “All by myself“. Dopo due live opachi, torna nella sua comfort zone e fa vedere tutte le sue capacità. Estensione e potenza vocale, alimentano il sentimento del brano in un crescendo emotivo valorizzato a pieno dall’arrangiamento. 8.5

 

Alìa: chiunque avrebbe sfigurato su “Mamma mia” degli Abba dimenticandosi gli in-ear. La sua grazia e la sua musicalità R&B emergono anche in un brano così distante dalla sua personalità. Dispiace per l’inconveniente perché, potenzialmente, poteva tirare fuori una grande reinterpretazione. 6

 

Teo Bok: la scelta dell’acustico e il fatto che lui non sia particolarmente incline alle interpretazioni profonde raffredda un po’ la potenza del messaggio di “Have you ever seen the rain“. Tuttavia, soprattutto nel ritornello, la limpidezza della sua voce compensa alcune carenze comunicative. 6+

 

Le Distanze: Sorprendentemente misurati su “Another brick in the wall“, nonostante non abbandonino la loro teatralità che, in questo caso, emerge soprattutto nella messa in scena. Musicalmente non toccano la creazione dei Pink Floyd, ma riescono lo stesso a risultare suggestivi nel loro modo d’interpretarla. A favorirli c’è il grande carisma della band, che si pone come una proposta unica e difficilmente incasellabile. 7

Seconda Manche:

Scraffs: anche loro, finalmente, entrano in gara con “God save the queen“, dopo essere spariti nei primi due live. Ci voleva tanto a dare a una band punk, un brano al 100% punk? Il suono è disturbante, la tenuta vocale del cantante è ottima (nonostante le sporcature ricercate volutamente) e anche la messa in scena, pur essendo ricca di luoghi comuni è stata sgradevole al punto giusto. 8+

 

Manu: troppo acerbo per riuscire a superare “Mi ritorni in mente” di Lucio Battisti. La difficoltà sta proprio nella semplicità di testi che solo Lucio Battisti riusciva a interpretare senza risultare banale e artefatto. Anche vocalmente non supera il brano senza imprecisioni, nonostante le difficoltà non fossero insormontabili. La parte più interessante è il lato timbrico che dona un’intensità naturale alle sue interpretazioni che, però, restano sempre troppo didascaliche. 5.5

 

Alex Fontana: ovviamente è il più giustificato a stare fisso in pezzi comodi, vista la sua proposta musicale. In “Nights in white satin” è molto preciso vocalmente, ma anche a livello interpretativo. Malinconico, magnetico e con una dose di mistero che ben si addice alle atmosfere ermetiche e alienanti del brano. 8-

 

Mad-Dog: sono giovanissimi ma come superano “Rebel rebel” di David Bowie è da band navigata. Suono accattivante e attitudine credibile anche nel tentativo di rendersi ribelli e sensuali. 8+

 

Patrizia: suggestivo l’inizio a cappella su “Tu si ‘na cosa grande“. L’arrangiamento così elegante e orchestrale enfatizza il suo talento vocale, che in questo specifico brano di Domenico Modugno riesce a risultare particolarmente espressivo e intenso. 9.5

Ballottaggio:

Lenanie: ripropone “Non mi avete fatto niente” tornando a far vedere la sua capacità di valorizzare ogni parola. Come al solito l’ansia del ballottaggio fa traballare dal punto di vista vocale la sua esibizione. 6-

 

Manu: pessimo attacco su “Devastante”, a cui segue una mediocre esibizione su un brano pop che fa del testo e della personalità del cantautore originale il suo fiore all’occhiello. Per essere un cavallo di battaglia, la resa non è delle migliori. 5-

Francesco Gabbani: si fa un po’ cogliere impreparato non riuscendo a rispondere a Paola sugli Scraffs. Tuttavia fa delle assegnazioni perfette, dopo le eccessive sperimentazioni delle settimane scorse. 7

 

Paola Iezzi: ironica ma al veleno quando puntualizza la questione delle sequenze degli Scraffs a Gabbani. Osa troppo con Manu e, per la prima volta, invece, assegna un brano troppo fuori portata per Camilla. 6.5

 

Jake La Furia: sempre molto pragmatico, inizia a parlare di settorizzazione e collocazione nel mercato discografico. Come sempre fin troppo aggressivo su alcuni concetti e troppo permaloso su altri. Si conferma il solito giudice con una grande personalità che, a tratti, però, risulta fin troppo grezza. 6.5

 

Irama: non cerca mai lo scontro e, nonostante sia un po’ opaco a livello televisivo, lo apprezziamo moltissimo. Osa e valorizza Le Distanze, mentre nel tentativo d’assecondare Lenanie con una cover classica, finisce per condannarlo. Con Patrizia trova un arrangiamento davvero di gusto, pomposo e moderno. 6.5

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

Scritto da: Davide Gazzola

Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker. È un membro del team di Pillole di Musica Pop, anche se per definizione non si sente un “esperto”, ma semplicemente un “ossessionato” del Pop.

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Davide ”Koda” Gazzola è un giovane appassionato di musica e aspirante speaker.

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