Dopo avervi segnalato Virgì (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo SGVMO, attualmente in rotazione radiofonica con “Aria nuova”, il suo nuovo singolo. Conoscetela meglio nella nostra intervista!
Sgvmo, classe 1996, lavora al suo progetto artistico da oltre 15 anni. Inizia a scrivere testi a 13 anni, utilizzando il rap come primo strumento per dare forma a pensieri, inquietudini e conflitti interiori. Quella che nasce come esigenza personale diventa nel tempo un percorso strutturato e consapevole.
Cresciuto con l’influenza del rap italiano più introspettivo, trova riferimenti nella profondità lirica di Marracash, nella scrittura emotiva di Claver Gold e nell’attitudine di Axos. In precedenza sviluppa una forte attrazione per il rap americano, da Eminem a 50 Cent, passando per Kanye West e Lil Wayne, venendo poi influenzato dall’urban pop internazionale e da artisti come Drake, che segnano la sua evoluzione verso sonorità più melodiche e contemporanee.
Negli ultimi anni il suo stile si è trasformato in una sintesi tra rap e cantato, con un’identità sonora che unisce introspezione, atmosfere cupe e aperture melodiche. Studia canto per affinare tecnica e interpretazione, consolidando un approccio sempre più maturo alla scrittura e alla performance.
Ha portato il suo progetto live in diversi locali e contest, costruendo nel tempo un rapporto diretto con il pubblico e sviluppando una dimensione dal vivo intensa e intima, coerente con il suo immaginario artistico.
Il suo target principale è composto da uomini e donne tra i 16 e i 35 anni, una generazione che vive pressione sociale, fragilità emotiva e bisogno di autenticità. La sua musica parla a chi si sente fuori posto, a chi combatte con l’ansia, con il senso di inadeguatezza e con la paura di non essere abbastanza.
L’obiettivo di Sgvmo è costruire un progetto artistico capace di lasciare un segno reale nel panorama urban pop italiano, portando al centro la fragilità come forma di verità e non come debolezza.
Nei prossimi anni punta ad ampliare in modo significativo la propria fanbase, consolidare un’identità sonora riconoscibile e trasformare il live in uno spazio emotivo condiviso, dove il pubblico possa sentirsi rappresentato senza filtri.
L’ambizione è vivere stabilmente di musica, costruendo una carriera solida e duratura, capace di crescere nel tempo e di parlare a una generazione che ha bisogno di autenticità, profondità e coraggio emotivo.
“Aria nuova” è il suo nuovo singolo, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 Luglio 2026 e in rotazione radiofonica dal 24 Luglio.
«Assolutamente sì. Non mi piace dare risposte semplici a situazioni complesse. Credo che la vita sia fatta più di domande che di certezze e la musica, per me, serve proprio ad accompagnare quel percorso. “Aria Nuova” non vuole dire “andrà tutto bene”, ma ricordare che vale sempre la pena cercare un modo per stare meglio, anche quando non sappiamo
ancora quale sia.»
«Sì, a volte ho questa impressione. Sui social e non solo sembra che siamo costretti a mostrare sempre il lato migliore di noi stessi, come se ammettere un momento difficile fosse una debolezza. Io penso il contrario: essere sinceri con se stessi richiede molto più coraggio. Non significa vivere nel pessimismo, ma accettare che anche la fragilità fa parte della vita.»
«Per me è proprio quel contrasto a rendere il brano interessante. Mi piace l’idea che una melodia possa attirarti e che, solo dopo qualche ascolto, tu inizi davvero a soffermarti sul testo. È un modo per dimostrare che leggerezza e profondità possono convivere senza escludersi.»
«Direi la ricerca di sé stessi. Anche se cambiano le esperienze e il modo di scrivere, alla fine torno sempre lì. Cerco di capire chi sono, come cambiano le persone e cosa ci rende davvero felici. È un tema che, probabilmente, non finirò mai di esplorare, perché cresce insieme a me.»
«Sì, mi è capitato. Ci sono pensieri che, all’inizio, sembrano troppo intimi per essere condivisi. Poi mi sono reso conto che, spesso, proprio quelle parti più personali sono quelle in cui gli altri riescono a riconoscersi di più. Se una canzone nasce da qualcosa di vero, vale la pena superare quel timore.»
«Credo che una canzone non sia mai davvero finita. A un certo punto, però, capisci che continuare a modificarla non la rende migliore, ma solo diversa. È lì che devi lasciarla andare e permettere che trovi il suo significato anche attraverso chi la ascolta.»
«Parlandone con sincerità, senza cercare di renderla qualcosa di “bello” o di costruito. La fragilità non è un’identità e non dovrebbe diventare un modo per definirsi. Fa parte della vita di tutti, in momenti diversi. Io provo semplicemente a raccontarla per quello che è, senza esagerarla o nasconderla.»
«Sì, succede più spesso di quanto si pensi. A volte riascolto un brano scritto mesi prima e mi accorgo che avevo già messo in parole qualcosa che avrei capito davvero solo dopo. È uno degli aspetti più affascinanti della scrittura: ti permette di conoscerti meglio, anche a distanza di tempo.»
«Autenticità. È la parola che più mi rappresenta. Posso cambiare sonorità, modo di scrivere o approccio, ma quello che non vorrei mai perdere è la sincerità con cui racconto quello che vivo.»
«Quando vedo le persone cantare un mio ritornello o semplicemente guardarmi con l’impressione di aver capito esattamente quello che volevo dire. In quel momento il palco smette di essere una barriera e diventa un punto d’incontro. È la sensazione che cerco ogni volta che salgo a esibirmi.»
«Pensavo che bastasse fare una bella canzone perché le persone la trovassero. Oggi ho capito che non è così. La musica resta la cosa più importante, ma bisogna anche imparare a comunicarla e a costruire un rapporto con il pubblico. Le due cose devono andare di pari passo.»
«Forse “paura”. È una parola che mi ha accompagnato tanto e che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso. Mi piacerebbe che, in futuro, lasciasse sempre più spazio a parole che parlano di crescita, consapevolezza e possibilità.»
«Credo che questo periodo rappresenti proprio quel cambiamento. Sto imparando a guardare le cose con una prospettiva diversa, sia nella musica che nella vita. Non significa che sia sempre semplice o che abbia trovato tutte le risposte, ma sento di essere più consapevole di chi sono e della direzione che voglio prendere. In fondo è questo il significato più profondo di “Aria
Nuova”: non smettere mai di cercare nuovi modi di respirare.»
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
Rosaria Vecchio, creatrice di Pillole di Musica Pop, un piccolo spazio per gli amanti del pop, dove poter parlare di musica a 360°, senza particolari limiti o censure.
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